venerdì 30 ottobre 2015

October Favorites/ I preferiti di Ottobre (Random Edition)

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Anche Ottobre volge al termine, e quindi come non proporvi anche stavolta i preferiti random del mese?
Partiamo subito dall'arrivo più atteso dell'anno, o quasi:
Netflix è arrivato, e io ho subito fatto scattare il mese di abbonamento gratuito.
Ad oggi, devo ammetterlo, non è che ci sia poi così tanto sul catalogo che mi interessi, quindi non credo di rinnovarlo a Novembre, anzi.
Però è stato un modo per recuperare gratuitamente quei tre, quattro film che mi erano rimasti indietro, rivedere un paio di puntate di "How I Met Your Mother" che adoravo, finire la prima stagione di "Orange is the new black" che avevo abbandonato a due puntate dalla fine.
Altro preferito sono sicuramente i segnalibri magnetici di "Happy Hello Art", un negozietto Etsy che sarà la mia rovina. Questo mese ho preso la serie dedicata alle "Cronache Lunari" di Marissa Meyer, e quella in edizione limitata ispirata ad "Hocus Pocus".
E restando in tema, sicuramente "Hocus Pocus" rientra tra i preferiti!
Lo riguardo ogni anno per Halloween, e di questo film non credo mi stancherò mai!
Non l'avete mai visto? Correte ai ripari!
Aggiungo ai miei preferiti la mia parete di librerie che dopo l'ennesima sistemazione è quasi funzionale, anche se con le uscite di Novembre dovrò cambiare praticamente tutta la sezione centrale dedicata alle serie. Un eterno work in progress XD
Come non mettere BookCity Milano 2015 tra i preferiti?
E' stata un'esperienza bellissima, e non solo perché per la prima volta non ho partecipato "passivamente" da visitatore (come ho fatto l'anno scorso, e mi ero comunque divertita molto).
E' stato bello perché ho potuto intervistare due autrici internazionali di cui apprezzo i romanzi, e perché ho rivisto diverse persone con cui condivido l'amore per la lettura.
Ho poi visto di persona per la prima volta Benedetta di Philosophia2014, dopo tanti commenti sui rispettivi contenuti, chiacchierate su Messenger e via dicendo, ed è stato bello dare un volto e una voce a tre dimensioni a qualcuno conosciuto dietro lo schermo.
Anche gestire per tre giorni l'account Twitter per Grazia.it è stato bellissimo, scattando foto agli autori e riportandone citazioni estemporanee "rubate" alle loro interviste con Marina Speich.
L'ultimo preferito è musicale, ed è l'album "Light Up The Dark" di Gabrielle Aplin, che mi ha accompagnata per la città in questi giorni un po' frenetici alla fine del mese.
Mi ero innamorata della sua "Please Don't Say You Love Me", e anche questo nuovo album mi è piaciuto molto.
Vi rimando al suo canale YT ufficiale, dove sbirciare (e soprattutto ascoltare) i video delle sue canzoni.

E con questo vi saluto, fanciulle (e fanciulli).
Buon Halloween, e buon fine settimana!
A presto <3

October Favorites/ I preferiti di Ottobre (Beauty Edition)

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle!
Come ogni mese ecco che vi propongo i miei preferiti, e stavolta sono 9, quasi tutti di make-up (lo so, sono sconvolta anch'io):
 Cominciamo dal viso, in cui figura anche qualcosa che non è propriamente make-up:
Il "Super BB Concealer" di Physicians Formula è, ahimè, quasi finito, ma non c'è nulla da fare: per i giorni in cui voglio proprio un trucco leggerissimo, questo è perfetto. Ne ho provati parecchi, e alla fine torno sempre da lui. A Ottobre l'ho usato in ogni giornata difficile, partita con l'occhiaia già alle 7 di mattina, e non mi ha mai delusa.
Sul fondotinta "Dream Wonder Nude" di Maybelline NY, invece, devo fare un appunto perché io questo prodotto all'uscita l'ho stroncato.
E continua a presentare le caratteristiche per le quali lo avevo bocciato, ovvero una coprenza pari a zero e una consistenza troppo liquida che non mi fa impazzire.
Però... Però a Ottobre ho deciso di dargli un'altra chance prima di buttarlo, e ho scoperto che in fondo può avere un suo perché.
E soprattutto viene benissimo in foto, perché ha un finish incredibilmente naturale, e se non avete particolari imperfezioni da correggere e tutto ciò che volete è un aspetto più riposato e luminoso allora può avere un senso. Appena vi esce un brufolo però si chiudono i giochi, perché vi trovate a riempirvi di correttore e a quel punto no vale più la pena.
Del siero all'Aloe di Equilibra vi ho già parlato, ma visto che è il prodotto di skincare preferito del mese ribadisco quanto mi piaccia: leggero, fresco, dall'assorbimento rapido.
Contiene principi attivi antiage ma non è entrato in conflitto con la mia pelle mista, e questo lo rende il siero da giorno perfetto per me. Oltretutto costa meno di 10€ a flacone, quindi cosa volete di più?
Arriviamo al make-up, con quello che è stato il trucco occhi del mese.
Un paio di volte mi sono sbizzarrita con l'ombretto, ma gli altri giorni sono stati così.
Il mascara per sopracciglia "Make Me Brow" di Essence Cosmetics, che le riempie e le pettina con un effetto molto naturale; l'eye-liner marrone scuro "Glam'Eyes" di Rimmel London, che è meno evidente del nero e, anche in questo caso, decisamente più naturale; il mascara Avon "Extend Winged Out", che volumizza e allunga le ciglia senza però renderle appiccicose o incollate tra loro.
Le ciglia "a ciuffetti" non si possono vedere, e purtroppo è ciò che succede con molti mascara volumizzanti: con questo no. Fantastico.
Arriviamo alle labbra, con questo "Shine Appeal Fluid Lipstick" di Catrice, nel colore "06 Marry Berry" che è più simile a un glossa molto pigmentato che non a un rossetto, ma che mantiene le labbra morbide e colorate a lungo. Ha un bell'applicatore, e voglio assolutamente provare altri colori della linea.
Non può mancare il profumo, che a dire il vero cambio ogni tot giorni per usare tutti i miei flaconi a rotazione, e quindi vi segnalo quello di quest'ultima settimana, "Sì" di Giorgio Armani
Buonissimo, scoperto grazie alla giftbox #SephoraBeautyToGo e in questa miniatura adorabile che sto usando religiosamente cercando di non finirlo.
Infine, lo smalto rivelazione del mese, lo 03 di Astra Cosmetics della linea Gel Effect Expert: vi sembrerà strano visto che in fondo è un semplicissimo rosa cipria tendente al bianco. Ma io ero convinta da anni che questo colore mi stesse malissimo, e invece provandolo mi sono ricreduta: mi piace!
Caricherò gli swatches a prossima settimana, in un post dedicato ai nudi e ai rosa, quindi restate sintonizzate. 
E con questo abbiamo finito anche per questo mese ;)

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

"Le bugie degli altri" di Kimberly McCreight

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Le bugie degli altri" di Kimberly McCreight, edito da Nord (rilegato a 16,90€):
"Non ce la faccio". Quando supera il nastro giallo della polizia, Molly Anderson cerca di prepararsi a ciò che si troverà davanti agli occhi: il corpo di un bambino appena nato, abbandonato nei boschi che circondano la cittadina di Ridergale, nel New Jersey. "Non ce la faccio", si ripete, cercando di scacciare dalla mente le immagini di una tragedia che continua a tormentarla. Tuttavia il suo ruolo di giornalista le impone di mettere da parte i sentimenti personali e osservare i fatti con freddo distacco. Non accade spesso che Ridergale sia coinvolta in un caso di cronaca nera, e questa è l'occasione che lei aspettava da tempo. Perciò si getta a capofitto nel lavoro e, durante le ricerche, s'imbatte in un articolo di vent'anni prima, riguardante un ragazzo morto nel luogo esatto in cui è stato scoperto il neonato. Convinta che non si tratti di una coincidenza, Molly decide di indagare, tuttavia ben presto si renderà conto che riportare alla luce quella vecchia storia è come spargere sale su una ferita aperta nel cuore della cittadina. Perché lei non è l'unica a convivere con un passato doloroso. E alcuni nascondono segreti molto pericolosi...

Ringrazio moltissimo Nord per la copia cartacea del romanzo, arrivata a sorpresa e che ho iniziato subito, perché Kimberly McCreight mi aveva conquistata con "La verità di Amelia" (uscito questo mese in edizione economica, nel caso voleste dargli un'occhiata) e speravo davvero in un altro suo romanzo.
In questo ho ritrovato parte di ciò che ho amato del suo stile nel romanzo precedente, con mia grandissima gioia, ma andiamo con ordine.

Data la natura della storia, più che parlarvi della trama vorrei concentrarmi su altri tre aspetti.
Innanzitutto i personaggi che popolano questo romanzo, che sono da un lato volutamente "comuni" ed estremamente realistici, ma dall'altro presentano un lato nascosto in grado di affascinare ed incuriosire il lettore.
Prendiamo Molly: Molly è una giornalista da tempo in attesa della sua occasione. Nella cittadina di Ridergale non succede mai nulla degno di nota, quindi quando finalmente si presenta l'occasione di scrivere un pezzo di risonanza nazionale Molly è al settimo cielo.
Se non fosse che il "caso" di cui parlare tocca un nervo scoperto, e questo le rende difficile restare lucida ed obbiettiva.
Molly ha infatti perso un bambino, e solo l'idea di un neonato abbandonato nel bosco la fa star male.
Kimberly McCreight ha fatto un bellissimo lavoro con questo personaggio, mettendone in luce punti di forza e debolezze, e portando il lettore a provare una forte empatia per chi, come lei, deve superare il suo dolore personale per riuscire ad essere professionale: è sicuramente un personaggio nel quale ci si può immedesimare, e questo lo rende "vero".

Molly a Ridergale non ci è nata e cresciuta, ma vi si è trovata solo di recente: si trova perciò immersa nelle ricerche fino al collo, fino a scoprire che nello stesso luogo vent'anni prima fu ritrovato il cadavere di un ragazzo.
Una coincidenza troppo singolare perché passi inosservata, e a Molly basta davvero poco per capire quanto la tranquilla cittadina di Ridergale sia in realtà ricca di segreti, alcuni molto pericolosi.

Non è solo Molly a raccontarci la sua storia, però: oltre a quello della giornalista, infatti, abbiamo altri due punti di vista: Sandy, una ragazzina nata nella zona sbagliata della città, che è cresciuta con il fardello di una madre "scatenata", Jenna, da tenere sotto controllo, la quale è misteriosamente scomparsa.
Da un lato la ragazza crede che possa essere insieme ad un nuovo uomo, l'ultimo della serie, e che quindi non ci sia troppo da preoccuparsi, ma dall'altro non riesca a scacciare la sensazione che potrebbe esserle successo qualcosa di terribile.
Abbiamo poi, in quello che trovo uno splendido gioco di opposizioni e contrasti, il personaggio di Barbara, ovvero tutto ciò che Jenna non è: una madre attenta, (anzi, fin troppo) completamente concentrata sui figli, Hannah e Cole.
Una madre che pensa a tutto, con la quale condividere tutto e alla quale raccontare tutto: per me che sono estremamente riservata sarebbe una sorta di incubo, però ho apprezzato moltissimo il gioco di specchi che si viene a creare.
Molly rappresenta la maternità mancata, Jenna quella non vissuta e Barbara quella ossessiva: tre donne molto diverse, e in tutt'e tre sono riuscita a trovare qualcosa di me stessa.
Oltre a personaggi efficaci, Kimberly McCreight propone nuovamente la struttura composita che mi aveva fatto apprezzare così tanto il suo precedente romanzo: la narrazione, sia in prima che in terza persona, è inframmezzata da stralci di articoli di giornale, trascrizioni di sedute di terapia, pagine di diario, e questo mette il lettore nella posizione di chi può giocare al detective, elaborando teorie e provando a capire prima di Molly che cosa sia successo in quel bosco.
La prosa è scorrevolissima, al punto che ho trovato difficile interrompere la lettura, avvinta com'ero dal costante susseguirsi di colpi di scena e capovolgimenti di trama che caratterizza l'intero libro.

Un'ottima seconda prova, a metà tra il giallo e il thriller psicologico, che non posso far altro che consigliare non solo a chi avesse letto e apprezzato "La verità di Amelia", ma anche a chi ancora dovesse scoprire quest'autrice e fosse in cerca di una lettura coinvolgente e piena di risvolti inaspettati.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 29 ottobre 2015

Anteprima: "Angels in the Dark" di Lauren Kate

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Angels in the Dark" di Lauren Kate, edito da Rizzoli (rilegato a 12€), in uscita il 12 Novembre:
Sette racconti che hanno per protagonisti i personaggi dell’amatissima saga, tra cui naturalmente il bel Daniel e il tormentato Cam.
Sette storie che fanno luce su episodi rimasti in sospeso tra le pagine del quartetto, ma che costituiscono tasselli fondamentali all'intreccio, primo fra tutti il racconto dell'incidente mortale che condanna Luce alla scuola-riformatorio su cui si apre "Fallen".

Ho amato la serie "Fallen", e vi ho parlato della duologia "Teardrop" lo scorso inverno, quindi potete immaginare come questo io non possa assolutamente perdermelo!

Inoltre vi segnalo che a Novembre l'autrice sarà a Milano, e firmerà le copie del romanzo al Mondadori Multicenter di via San Pietro all'Orto 11 (h 17:00):
Vi voglio tutti là con la vostra pila di libri da far autografare all'autrice! Io ci sarò!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Chiacchierata con Mary Kubica, tra Campari e nuove sfide

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a BookCity, e in particolare all'evento organizzato da Harper Collins Italia che, nel contesto di un panel sul thriller al femminile, ha permesso a noi lettori di incontrare Mary Kubica. Una delle autrici-rivelazione degli ultimi anni, e di cui è da poco uscito in Italia il secondo romanzo, "La sconosciuta".
Volete saperne di più sul libro? Vi rimando alla recensione spoiler-free.
Qui vi propongo l'intervista che ho potuto fare a Mary Kubica dopo il panel, di cui voglio parlarvi nel dettaglio in separata sede perché sono emersi tantissimi spunti di riflessione che sarebbe un peccato non approfondire.

1) Ho seguito la tua carriera fin da quando è uscito in Italia il tuo primo romanzo, "Una brava ragazza", e devo dirtelo: prima di esso non mi ero mai avvicinata a thriller psicologici, e invece il tuo libro mi ha fatto apprezzare il genere.
Grazie davvero, è il complimento migliore che potresti farmi!

2) Parlando invece di "La sconosciuta", quello che il lettore può apprezzare fin dall'inizio del romanzo è come tu abbia tracciato tre diversi percorsi su piani temporali distinti, e su essi costruito tre differenti storyline, ognuna caratterizzata da un senso crescente di tensione.
E' un meccanismo inusuale, e mi chiedevo se sia stata una scelta precisa fin dall'inizio, o se la storia si sia in un certo qual modo sviluppata così durante la creazione.
Quando ho iniziato a elaborare la storia, avevo solo le voci alternate di Heidi e Chris.
Sapevo che la storia di Willow sarebbe stata raccontata, ma pensavo che Heidi e/o Chris l'avrebbero scoperta in qualche modo per conto loro, anche se ancora non sapevo come questo sarebbe accaduto.
Magari avrebbero indagato su di lei, o fatto delle ricerche sulle origini della ragazza.
Ho iniziato a scrivere il libro alternando le voci di Heidi e Chris, ed è stato solo arrivata a un terzo del romanzo che ho sentito dentro di me che Willow aveva bisogno di raccontare da sola la sua storia, che l'avrebbe fatto meglio. Sarebbe arrivata di più al lettore, magari anche a livello personale, soprattutto perché ci sarebbero stati i suoi pensieri, le sue emozioni.
Ho quindi accantonato la coppia, e scritto la storia di Willow dall'inizio alla fine, per scoprire anch'io chi fosse, che passato avesse avuto. Solo allora ho intrecciato i due lavori e portato avanti ciò che avevo messo da parte.
In questo modo sei potuta entrare nella testa e nel cuore di Willow.
Assolutamente, e credo che il suo sia il personaggio che entra maggiormente nel cuore dei lettori.

3) Io adoro Willow, ma devo ammetterlo: il mio personaggio preferito è quello di Matthew. Non so se te lo dicono spesso, ma ho trovato splendido il gioco suo e di Willow della condivisione di curiosità sulla natura, che ci accompagna fino alla fine. Trovo molto bello che di fatto tu non metta un punto fermo ai loro rapporti, lasciandoci nel dubbio e, forse, anche speranzosi.
Questo mi fa chiedere: hai pensato a cosa succede ai tuoi personaggi dopo la parole FINE?
Certo che sì, è una cosa che ho fatto per entrambi i libri.
Quello che ho voluto fare con "La sconosciuta"è di avere, anche in un contesto cupo, un finale con una nota di speranza. Le vite dei personaggi possono migliorare, tutte quante.
Non ci penso con la stessa intensità con cui penso alla parte di storia che racconto nel romanzo, ma di tanto in tanto mi soffermo a rifletterci sopra.

4) Forse è perché sei tu stessa una donna, e quindi sei in un certo modo portata a scrivere di personaggi che sono almeno in parte come te, ma nei tuoi romanzi il palcoscenico spetta (quasi) sempre a protagoniste femminili. Hai mai pensato di scrivere qualcosa in cui tutti i personaggi fossero davvero altro da te, ad esempio descrivere un universo interamente maschile, o magari popolato di personaggi molto più giovani di te?
Nel mio prossimo romanzo ("Don't you cry", esce in America a maggio 2016) i protagonisti sono decisamente più giovani di me: io ho 37 anni e loro hanno 23 e 18 anni. La loro vita è molto diversa dalla mia, soprattutto quella della ragazza, anche se lei è in qualche modo simile a com'ero io alla sua età.
Ho dovuto comunque staccarmi leggermente dalla mia vita per riflettere su come sia avere 23 anni o 18. In particolare per il diciottenne, che è anche un ragazzo, quindi proprio un altro universo rispetto a me.
Sicuramente, ogni volta che inizio a pensare a un personaggio, è un pensare a qualcosa di diverso da me, donna o uomo che sia, di qualsiasi età.
Puoi anticipare altro del tuo nuovo lavoro? Mi hai incuriosita!
Certo. E' un thriller psicologico: si parla di una ragazza di 23 anni che vive il dramma della sparizione improvvisa della coinquilina. In parallelo, a settanta miglia di distanza, un ragazzo di 18 anni vede l'arrivo di questa donna misteriosa nella sua città. Ho voluto giocare con il binomio scomparsa/comparsa, e spero di poter presto dire qualcosa di più.

5) E allora parliamo di te, adesso, e della tua esperienza di scrittrice ma non solo. Molti autori contemporanei hanno rivelato nelle loro interviste di essere diventati forti lettori solo dopo aver iniziato a scrivere. E' stato così anche per te, oppure sei una lettrice che un giorno ha avuto un'idea e ha deciso di iniziare a scrivere?
Io nasco lettrice, se possiamo dire così. Fin da quando ho memoria, da quando ero una bambina, ho sempre amato leggere, ma non pensavo di avere una storia dentro di me da voler raccontare. Per me esisteva solo la lettura. E' stato solo crescendo che la mia immaginazione si è messa in moto, e ho iniziato a trovarmi con questi spunti, queste idee che volevo trasferire sulla carta.
Credo di aver avuto 11, forse 12 anni la prima volta che ho effettivamente scritto qualcosa di mio.

6) La tua immaginazione è molto cinematografica, almeno secondo me. Ci sono parti del tuo romanzo che sembrano uscite da una sceneggiatura, in cui inquadri lo spazio, i personaggi, e la loro posizione in esso con grande precisione e ricchezza di dettagli. Hai mai pensato ad alcune scene del tuo libro in forma cinematografica?
Lo faccio sempre! E' bellissimo che tu lo abbia notato! Lo considero un esercizio di visualizzazione: cerco di mettere a fuoco la scena, immergendomici, e questo mi permette di mettere a fuoco quei piccoli dettagli dell'ambiente che voglio inserire nella scena per renderla più realistica.
Lo faccio anche nella vita di ogni giorno, ad esempio quando passeggio: sono sempre molto consapevole dell'ambiente circostante, e prendo nota di ciò che mi colpisce per poi, eventualmente, inserirlo nella mia storia.

7) Non posso evitare di chiederti, a questo punto, se ti piacerebbe vedere un tuo libro portato sul grande schermo. Molti autori sono decisamente contrari, mentre per altri è fonte di grande eccitazione ed entusiasmo. Qual è la tua posizione al riguardo?
Io credo che sia eccitante, anche se sono consapevole di quanto a volte i film risultino diversi dai libri da cui sono tratti. Questo perché la storia viene modificata durante la stesura della sceneggiatura, a volte con esiti positivi e a volte meno.
Ovviamente l'idea che il mio libro possa essere stravolto mi rende nervosa, ma non posso non riconoscere che il film è sempre un ottimo mezzo di promozione per il libro.
In genere chi vede il film e lo apprezza va poi a leggere il libro da cui è tratto, quindi io in linea di massima sono a favore.
C'è poi l'idea generale che "il libro è meglio", quindi anche chi magari non l'avrebbe acquistato pensa "se il film è così bello, chissà il libro!" e va a procurarselo.
E' vero, l'abbiamo detto tutti almeno una volta "il libro è meglio". Io di sicuro!

8) L'ultima domanda è un consiglio per i miei lettori: se tu dovessi suggerire un thriller (o un thriller psicologico) a qualcuno che non è un fan del genere o che semplicemente non lo conosce, cosa proporresti?
Questo mi viene in mente subito: "Before I go to sleep" di S. J. Watson (è uscito nel 2011 in America: in italiano è "Non ti addormentare", ndr).
L'ho adorato. E' così intelligente, così ben scritto, e il finale mi ha colta di sorpresa.
Anche il libro successivo è splendido (in italiano "Io non ti conosco", ndr).
Mary Kubica è stata così gentile da autografarmi anche
la copia di "Una brava ragazza", oltre a questa <3
Che dire se non che devo assolutamente procurarmi i due romanzi di S.J. Watson, e che spero che l'intervista vi sia piaciuta?
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"La sconosciuta" di Mary Kubica

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La sconosciuta" di Mary Kubica, edito da Harlequin Mondadori (rilegato a 12,90€):
Heidi vede la ragazzina su un binario alla stazione, immobile sotto la poggia torrenziale, mentre stringe tra le braccia un neonato. La ragazzina sale su un treno e se ne va. Heidi non riesce a togliersi quella scena dalla testa. Heidi Wood è sempre stata una donna dal cuore d'oro, ma la sua famiglia inorridisce quando un giorno torna a casa con Willow e la sua neonata di soli quattro mesi: trasandata e senza casa, la ragazzina potrebbe essere una criminale, o anche peggio. Tuttavia Heidi invita Willow e la bimba a restare. A poco a poco, mentre Willow comincia a riprendersi, vengono alla luce inquietanti dettagli sul suo passato e così, quello che è iniziato semplicemente come un gesto gentile precipita sempre più velocemente verso l'abisso.

Un thriller psicologico di forte impatto, che mi ha catturata fin dalle prime pagine per non lasciarmi più andare.
Mary Kubica si conferma un'autrice di talento, e lo fa con una storia a tre voci e sviluppata su ben tre piani temporali: un opera curata nei minimi dettagli, e ringrazio moltissimo Harlequin Mondadori per la possibilità di leggerla.

Tre voci, e tre piani temporali: andiamo con ordine.
Partiamo da Willow, della quale Mary Kubica ci offre innanzitutto la voce nel passato, che ci racconta l'infanzia e la prima adolescenza della ragazza: un'infanzia problematica, che porta la ragazzina a vivere prima il dolore per la perdita dei genitori, poi per la separazione della sorella minore data in adozione.
Rimasta sola, Willow finisce in una famiglia dove subirà diverse forme di abuso, e le sue sono sicuramente le pagine più struggenti e dolorose da leggere di tutto il romanzo.
Abbiamo poi la Willow di oggi, che è in carcere e intenta a raccontare cosa sia successo non solo a se stessa ma anche ad Heidi e Chris, e questo porta immediatamente il lettore a capire che tra la ragazza e la donna che l'ha soccorsa sia andato storto qualcosa.
"Cosa" non viene rivelato fino alle ultime pagine, e non è assolutamente ciò che per molto tempo si è portati a credere.

Le altre voci sono proprio quelle di Heidi e Chris, una coppia apparentemente perfetta ma che si rivela presto per quello che è: un matrimonio allo sbando, che lega due persone che si sono allontanate ogni giorno di più.
Trascurata e concentrata solo sul volontariato lei, frustrato e leggermente infatuato di un'attraente collega lui, e nel mezzo un ragazzina di dodici anni che, lasciatemelo dire, è francamente insopportabile.
Quando Heidi vede Willow tutta sola per strada con una bimba tra le braccia, le scatta qualcosa dentro che la "costringe" a portarla a casa, e nonostante io comprenda l'amore di una madre e lo sconforto all'idea che una ragazzina e la sua neonata siano in mezzo alla strada, capisco anche lo sgomento del marito: in fondo in casa c'è la loro figlia bambina, e loro cosa sanno di Willow?
Potrebbe tranquillamente tirare fuori una pistola e ucciderli, oppure derubarli, magari con un complice che l'ha mandata avanti come esca.
Invece Heidi punta i piedi, nel disperato tentativo di prendersi cura della piccola (che tra eczemi e febbre non se la passa troppo bene), e lei e Willow restano a casa Wood.

Pagina dopo pagina, racconto dopo racconto, al lettore viene svelato il retroscena di ogni atteggiamento dei diversi personaggi, e una storia che sembrava destinata a finire in un determinato modo dimostra in realtà di dirigersi in tutt'altra direzione.
Un susseguirsi di piccoli colpi di scena e di rivelazioni, e un crescendo della tensione che caratterizza tutti e tre i piani di narrazione: è difficilissimo gestire un romanzo in questa forma facendo in modo che alla fine tutto quadri e tutto torni, ma Mary Kubica ci riesce, ed è per questo che "La sconosciuta" funziona.
Non solo perché la storia è piena di misteri, di segreti, di "non detto", ma anche perché questa storia viene sviluppata e raccontata in forma ottima.
Credibili i dialoghi, impeccabili le descrizioni, al punto che io la casa di Heidi e Chris, così come quella della famiglia adottiva di Willow, me le sono trovate attorno durante la lettura.

Ho apprezzato anche che si evitassero i cliché a ogni costo: l'infatuazione di Chris per la collega avvenente si sarebbe potuta tradurre in una banale avventura durante un viaggio di lavoro, e invece no. Invece attraverso i pensieri di Chris quello che ci viene offerto non è il semplice desiderio di una bella donna qualunque nel letto, quanto quello che Heidi torni ad essere la bella donna tra le sue lenzuola. E in tutto questo la collega avvenente conta meno di zero.

Davvero un'ottima seconda prova per Mary Kubica, di cui già aspetto il terzo libro (arriva nei primi mesi del 2016, ma vi dico di più nell'intervista!).

Consigliato agli appassionati di thriller psicologici, a chi ha apprezzato "Una brava ragazza" e a chi vuole invece avvicinarsi a quest'autrice per la prima volta.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 28 ottobre 2015

NOTD: Essence "The Darks" in "Red I Am"

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle!
Oggi vi mostro la manicure della settimana, perché dopo BookCity avevo davvero bisogno di una manicure, oltre che di una dormita di dieci ore.
L'autunno per me vuol dire prugna, bordeaux, rosso e marrone, in ogni possibile sfumatura, e il colore che vi propongo oggi fa parte della collezione permanente "The Darks" arrivata a Settembre/Ottobre:
E' "Red I Am", e il risultato che vedete si ottiene con due passate leggere.
Probabilmente con una passata sola bella carica sarebbe comunque coprente, ma gli strati leggeri sovrapposti rendono la manicure più resistente.
Sparito il sole è diventato così.
Mani cadaveriche, ne abbiamo?
Mi piace moltissimo questo colore, e so già che mi seguirà anche in inverno.
Che dite, vi piace?

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

"E se fosse un segreto?" di Virginia Bramati

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "E se fosse un segreto?" di Virginia Bramati, edito da Mondadori (rilegato a 18€):
Alessandra è una ragazza fortunata: la sua mamma avrebbe voluto chiamarla Sendi (la sua trascrizione di Sandy), come la protagonista di Grease, ma con un piccolo inganno gliel'hanno impedito. Così la figlia della parrucchiera Mary Mantovani e di un padre ignoto è stata registrata come Alessandra, e dio sa quanto ne è felice tutte le volte che sua mamma si ostina, invece, a chiamarla con le clienti del negozio Lamiasendi. Ma Alessandra non è solo fortunata: è anche molto, molto in gamba. Nonostante i piani che sua madre aveva fatto per lei, tra phon e bigodini, è riuscita a studiare, è diventata avvocato, e da pochi giorni grazie all'appoggio di una lista civica di persone per bene è stata eletta sindaco della piccola cittadina brianzola dov'è cresciuta: Verate. E adesso, la prima cerimonia pubblica a cui partecipa con la fascia tricolore è destinata a rivelarsi un'emozione al quadrato... Nell'inaugurare il nuovo reparto maternità dell'ospedale Alessandra rincontra Stefano Parodi Valsecchi, il giovane, brillante primario con il quale a diciassette anni ha vissuto l'incanto del primo vero amore. Invece la vita, finora, li ha separati: lui a studiare ad Harvard, lei in un convitto di suore francesi a Milano. Ma forse entrambi conoscono solo una parte della verità. Come sono andate davvero le cose? Perché proprio ora si ritrovano a Verate? Le sorprese, per Alessandra e Stefano, sono appena iniziate...

Ringrazio Mondadori per la possibilità di leggere questo libro, e di scoprire un'autrice che, lo ammetto, non conoscevo se non di nome.
Il mio obbiettivo di leggere più autori italiani continua a regalarmi belle sorprese, e in questo caso la sorpresa è stata doppia perché temevo di trovarmi a leggere un romanzo d'amore troppo stucchevole o scontato, e invece no. Mi ha stupita.

MI ha stupita perché Virginia Bramati si destreggia con abilità con due differenti tipi d'amore, molto diversi: quello di Alessandra e Stefano adolescenti, che è il primo amore e ne presenta tutte le caratteristiche; quello di Alessandra e Stefano oggi, adulti ed entrambi con una carriera brillante, nuovamente incapaci di resistere l'uno all'altra.
Fin da subito la domanda che ci poniamo è se per loro sia davvero troppo tardi, se non si possa in qualche modo riuscire a ritrovare quel batticuore e quella passione pura dell'adolescenza e arrendersi a essa ancora una volta.
A questa domanda l'autrice dà una risposta intelligente, che si traduce non tanto in un remake del primo amore quanto in una riscoperta l'uno dell'altra, oltre che in una scoperta della persona che l'altro è diventato crescendo.
Alessandra e Stefano si re-innamorano, sebbene non manchino gli ostacoli: la fidanzata in pausa ma sempre lì, per esempio, o due madri entrambe difficili da gestire anche se molto diverse tra loro.
Se quella di Alessandra è una specie di aspirante teenager vestita di borchie e paillettes, quella di Stefano è una rigida conservatrice: lo scontro è inevitabile, e preparatevi a leggerne di tutti i colori perché le due donne troveranno un punto d'accordo solo nell'ultimo capitolo del libro.
Il loro primo incontro durante l'estate, i primi batticuori, le prime delusioni: Virginia Bramati li racconta con semplicità ed eleganza, coinvolgendoci ed emozionandoci, e sono sicura che il finale sarà per moltissime di voi quello sperato.
A me è piaciuto molto!

Oltre a una prosa scorrevole e a un lessico ricco e sempre appropriato, il romanzo è molto curato sia per quanto riguarda gli intrecci continui tra i vari personaggi e le varie storie, sia nella gestione dei due piani temporali, cosa non sempre facile.
E' un romanzo ineccepibile, a cui non posso fare nemmeno una critica (e sapete che sono brava a dire cosa non mi piace...).
Di sicuro mi procurerò gli altri lavori dell'autrice, e non posso fare a meno di consigliarvi questa storia che parla di amore, di famiglia, di segreti, di delusione ma soprattutto di crescita e affermazione di se stessi.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 27 ottobre 2015

"Magisterium - Il guanto di rame" di Holly Black e Cassandra Clare

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Magisterium - Il guanto di rame" di Holly Black e Cassandra Clare, edito da Mondadori (rilegato a 17€):
Callum Hunt ha tredici anni, frequenta il secondo anno del Magisterium e dovrebbe essere morto. Perché prima di essere uccisa, sua madre ha lasciato una scritta incisa nel ghiaccio: UCCIDETE IL BAMBINO.
Ma questo non è il peggiore dei suoi segreti. Callum sa di avere dentro di sé l'anima del Nemico, che si è impadronito di lui dopo il Massacro Gelido. E sospetta che suo padre voglia rubare l'Alkahest, il guanto di rame, unico oggetto magico in grado di salvare il mondo dalla malvagità assoluta.
Quando decide di partire in cerca del padre, però, scopre di non essere solo. Con lui ci sono i suoi migliori amici: Aaron, timido e generoso, che ha appena scoperto di essere il Makar e possiede la potente magia del vuoto, Tamara, intelligente e piena di risorse, e Subbuglio, il giovane lupo del caos che non lo abbandona mai.
Callum sa di non avere scelta. Se necessario, dovrà sacrificarsi.

Ho concluso la scorsa settimana con la recensione del primo volume della serie, "Magisterium - L'anno di ferro", ed era proprio in previsione di questo post che altro non è che la mia tessera del Domino Letterario di questo mese.
Mi aggancio a Virginia, e vi parlo delle nuove avventure di Call, Aaron e Tamara.

Le atmosfere cupe e misteriose del Magisterium mi hanno catturata ancora una volta, e soprattutto mi ha completamente affascinata il personaggio di Call.
Scoprire di possedere l'anima del Nemico (Constantine) lo ha confuso, perché sebbene provino a fargli credere il contrario lui non si sente Constantine: si sente Call. Non ha alcun ricordo della sua vita da Constantine, né delle atrocità commesse.
Dovrebbe comunque sentirsi in colpa, sebbene non ne abbia alcun ricordo?
Call è terrorizzato all'idea di poter diventare malvagio, e ancora di più nei momenti in cui pensa di esserlo già.
Quelle che prima erano innocue frecciatine ora gli sembrano cattiverie belle e buone, quello che considerava normale disinteresse ora gli sembra un distacco disumano.
E soprattutto, Call non si sente più se stesso: si sente privato della sua identità e lotta strenuamente per essere l'esatto opposto di Constantine.

La goccia che fa traboccare il vaso è scoprire che il padre non solo è pericolosamente propenso a mentire: manifesta anche un folle istinto omicida nei sui confronti.
Call riesce a sfuggirgli rifugiandosi a casa di Tamara, e a raggiungere il Magisterium per iniziare il secondo anno dove fin da subito le lezioni di magia sono molto, molto diverse.
Niente mucchi di sabbia da dividere, stavolta. Stavolta ci sono le esercitazioni sul campo, e non sono affatto una passeggiata.

Ho trovato questo libro migliore del precedente, in parte perché più maturo: le riflessioni di Call sull'anima e l'identità, così come l'evoluzione del personaggio di Aaron che è costantemente combattuto tra l'orgoglio di essere il Makar e la paura di non essere all'altezza della situazione, rendono questo secondo romanzo meno infantile.
La prosa è scorrevole, ed è uno di quei libri che si leggono tutti d'un fiato, ma stavolta a lettura finita sono voluta tornare indietro e rileggere alcune parti, cosa che non mi era successa con il primo volume.
Ci sono situazioni di una dolcezza e un'ingenuità disarmanti (Call, ad esempio, è completamente incapace di capire quando una ragazza ha una cotta per lui...) e altre con un risvolto decisamente dark, soprattutto quando si parla del padre di Call.

Nel complesso, è una serie che voglio continuare a seguire, perché già non vedo l'ora di tornare al Magisterium per il terzo anno (se ne parla ad autunno 2016, è una voglia che mi terrò per un bel po' di tempo).
Se siete orfani di Harry Potter vi consiglio caldamente di recuperare il primo della serie.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 26 ottobre 2015

Anteprima: "La principessa degli elfi" di Herbie Brennan

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "La principessa degli elfi" di Herbie Brennan, edito da Mondadori (rilegato a 17€), in uscita il 27 Ottobre:
Anna è una guerriera invincibile, e nemmeno gli orchi più feroci possono sfuggire ai suoi attacchi letali. Finché il videogioco non si spegne e Anna torna alla sua vita di sempre, quella di una quindicenne costretta su una sedia a rotelle. Ma al "Lucca Comics & Games" la realtà si avvicina al sogno, e Anna può finalmente immergersi nei suoi amati scenari fantasy... più di quanto possa immaginare: un gruppo di bizzarri cosplayer la rapisce per condurla nel regno di Elfenlind, un mondo parallelo dove rinasce nel nuovo, agile corpo della bellissima principessa degli elfi, Folia. Una dura missione la attende: sconfiggere in duello Sua Grande Enorme Immensità la regina Glypta, che da anni opprime il popolo con le sue folli angherie. Con l'aiuto del vampiro Betula, raffinato degustatore di sangue, della strega Serotina, carismatica incantatrice, e di Ophion, eroe fissato con le donzelle indifese, Anna dovrà combattere nell'arena del Festival del Rinnovo Reale e salvare Elfenlind.

Sarebbe un ottimo candidato per la mia Settimana delle Principesse, non sembra anche a voi?
Il fantasy è un genere a cui mi sono avvicinata all'università, nelle sue molteplici versioni e sfumature, e per gli elfi ho sempre avuto un debole proprio per gli elfi.
Se lo diventassi per magia sarebbe a dir poco strepitoso!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Woody" di Federico Baccomo

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Woody" di Federico Baccomo, edito da Giunti (rilegato a 14,50€):
Quasi tre anni e due occhi curiosi che guardano il mondo con stupore: Woody è un cane di razza basenji, cresciuto sempre con la sua adorata padrona, una ragazza giovane e allegra che lui ama sopra ogni cosa. Finché un giorno, aprendo gli occhi, Woody scopre che tutto è cambiato: il mondo che conosceva, pieno di gioia, avventure e affetto, è stato sostituito dal buio e dalla sporcizia di una gabbia. Come è finito lì dentro? Perché? E, soprattutto, come può tornare dalla sua padrona? È da queste domande che comincia la storia di Woody: una storia in cui, a poco a poco, si affacciano i segni di qualcosa di terribile, un evento drammatico di cui Woody è l'unico testimone. E come tutti noi il piccolo basenji sarà costretto a confrontarsi con domande che pesano sulla sua innocenza. Che cos'è il Bene? Che cos'è il Male? E come ci si può mettere al sicuro, essere felici in un mondo che finisce per tradire la meraviglia? Una storia comica, drammatica e commovente, raccontata dalla suggestiva voce del protagonista. Una testimonianza del fatto che la differenza tra umani e animali non sta nel pelo, negli artigli o nella coda, ma nello sguardo sulla vita e nel rapporto con gli altri.
Un romanzo breve ma intenso, molto particolare e soprattutto molto, molto curato.
Federico Baccomo propone una storia che emoziona e che commuove, che a tratti diverte, e lo fa lasciando che sia proprio Woody a raccontarcela.

Woody che ha visto qualcosa che non doveva vedere, e che ne paga le conseguenze con la tristissima separazione dalla sua amata Padrona.
Padrona è buona, dolce, e lo fa sentire al sicuro: ho trovato tenerissima la scena del rientro a casa di Padrona, quando Woody le salta praticamente in braccio e lei lo coccola con entusiasmo lì sul pavimento, come se non potesse aspettare un minuto di più.
A pag.32 Woody ci fornisce la descrizione più accurata e puntuale di "Uomini e donne" che io abbia mai letto, dicendo che a Woody piace "Uomini e donne" perché è divertente come il parco: tanti amici, tutti che abbaiano.
E nel caso foste fan di "Il trono di spade", sappiate che per Woody è "guardare gente che muore di famiglia chiamata Stark". Accuratissimo, direi.

Quando viene separato da Padrona il mondo di Woody diventa quello grigio, buio e freddo di una gabbia, ed è attraverso i suoi ricordi che ricostruiamo tutta la vicenda di cui il cagnolino è stato involontariamente protagonista.
Ricordi che, badate bene, sono tutti al tempo presente.
Stavolta invece della foto della mia copia con la tazza vi lascio questa
che ho scattato all'autore a BookCity (lui è gentilissimo!)
Nei pensieri di Woody nulla è al passato, e tutto è espresso attraverso un uso geniale della punteggiatura, che rende appieno l'idea di una mente molto diversa da quella umana.
Mi ha ricordato molto la tecnica adottata da Mark Haddon nel suo "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte". quando l'autore era riuscito a rendere attraverso l'uso della punteggiatura e la costruzione peculiare dei periodi il flusso di pensiero di un bambino affetto da autismo.
Anche nelle scelte lessicali, ogni persona o oggetto nella vita di Woody ha un suo nome scaturito dalla mente del cagnolino: Amica Eli, Fili Amore, Padrona, Tizio con Cappello.
E un libro curiosissimo dal punto di vista formale, che racconta una storia che nella sua semplicità va a toccare temi importanti tra cui quello della violenza domestica.
La voce di Woody è limpida, pura e solo apparentemente limitata, perché arriva in realtà a cogliere più sfumature di quante possiamo immaginare.

Splendidi anche i disegni di Alessandro Sanna, che rendono la lettura di questo romanzo ancora più piacevole e coinvolgente.

Questo è il libro che tutti i padroni di cani, gatti e conigli devono leggere, perché dopo non guarderanno più il loro cucciolo nello stesso modo.
Consigliatissimo, a tutti.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Chiacchierata con Julie Kagawa, tra "Talon" e il bisogno di pianificare

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è una vera  propria chiacchiera, perché vi propongo l'intervista a Julie Kagawa, fatta per la presentazione di "Talon" a BookCity 2015.
Non sapete di cosa io stia parlando? Qui la recensione spoiler-free del romanzo.
Nella cornice di un incontro dedicato alle saghe fantasy e non, e al loro successo spesso intrecciato con lo sbarco sul grande schermo, l'autrice ha risposto a molte domande sulla saga urban fantasy più chiacchierata del momento.
La foto è di Harlequin Mondadori, io ero seduta in un punto di cui
non riuscivo a prendere tutto il tavolo :)
Qui vi propongo le mie, quelle che ho potuto porle personalmente, perché nelle sue risposte ha anche ribadito alcuni concetti espressi durante l'incontro.

1) Inizio subito con il ringraziarti per aver scritto una serie che, nonostante le premesse, non pone al centro un vero e proprio triangolo amoroso tra Amber, Garrett e Riley. Almeno non nel primo romanzo.
In effetti no, nel primo romanzo non abbiamo tanto un triangolo amoroso quanto la nascita di una sentimento d'amore tra Amber e Garrett.
Ma nel secondo libro, soprattutto verso la fine, il triangolo è più accentuato ma ci sono delle ragioni che il lettore scopre proseguendo nella lettura della serie.
Non è tanto una questione di indecisione, di "quale ragazzo potrei scegliere?", quanto di qualcosa in Amber che cambia, e che scatta portandola verso entrambi in modo diverso.
Il suo lato umano è innamorato di Garrett, questo non è messo in discussione: è il drago che è in lei a riconoscere in Riley/Cobalt un'affinità impensabile con Garrett.

2) Nelle serie YA e NA diventate famose negli ultimi anni il triangolo amoroso è stato inflazionato, spesso con pessimi risultati, mentre nella tua l'intento era chiaramente quello di parlare di Talon e dell'Ordine di San Giorno, con in più una storia d'amore. E' una scelta precisa, quella di dare all'amore uno spazio limitato?
Sì, io volevo che la storia principale fosse appunto il conflitto tra l'organizzazione di Talon e l'Ordine di San Giorgio, con il più la figura dei Rogue, in fuga da entrambi e che lottano per la sopravvivenza.
Sullo sfondo (ma non sempre, ovviamente) volevo una storia d'amore e d'interazione tra Amber, Garrett e Riley.
In fondo quando stai lottando per la sopravvivenza non hai il tempo di interrogarti su quale ragazzo potresti baciare: "ci inseguono tutti, schivano proiettili volanti ma ehi, potremmo baciarci in quel vicolo?" proprio non funziona, almeno per me.
Per questo, soprattutto nel secondo libro, la storia d'amore è nettamente in secondo piano.

3) Uno dei temi principali del libro è sicuramente quello della lealtà. Ognuno di loro sente di dover essere leale a più persone/cose e queste lealtà entrano quasi subito in conflitto.
Ad esempio Ember si sente profondamente leale nei confronti di Garrett e di Riley, ma non riesce a scrollarsi di dosso quella per Dante anche nel momento in cui per lei sarebbe necessario farlo. 
Garrett è diviso tra la lealtà all'Ordine, che l'ha cresciuto e addestrato fino a renderlo addirittura il suo soldato migliore, e quella verso la bellissima ragazza-drago che lo ha fatto sentire vivo come mai prima. Questo continuo mettere in discussione ciò in cui si crede, e ciò che si è, era uno dei tuoi obbiettivi nel raccontare questa storia?
Fin da subito sapevo di voler raccontare di due fazioni in guerra da secoli, e di come due ragazzi appartenenti ad esse potessero incontrarsi, e scoprire nell'altro qualcosa di molto diverso da ciò che erano stati educati a vedere.
Ember e Garrett incontrandosi realizzano che nell'altro non c'è solo malvagità, ed è questo a far scattare il mettere in discussione la loro educazione e le loro scelte.
Scoprendo i punti di contatto, le cose in comune, riescono a superare le loro differenze ed è uno dei messaggi che volevo arrivassero al lettore: nell'incontro con il prossimo, non bisogna essere spaventati da ciò che ci rende diversi, ma guardare a ciò che ci rende simili. La diversità non va temuta, perché è dalla paura che scaturisce il pregiudizio.
E' in questo momento che i loro sentimenti di lealtà sono messi alla prova, nel momento in cui forse non tutto ciò che gli è stato insegnato è giusto, o vero.

4) Hai accennato al fatto che le vicende di Amber, Garrett e Riley occuperanno ben cinque libri. Gestire le diverse story-line e lo sviluppo di una trama su uno spazio così vasto richiede molta pianificazione e organizzazione del lavoro, o è una storia che sta nascendo con spontaneità, in modo fluido?
Ti confesso una cosa: questa storia la porto con me da parecchio tempo. Anche da prima di "The Iron King" (primo volume di una tetralogia, uscita prima della serie "Talon"). Quando ero al liceo ho scritto una storia su un drago di nome Ember e uno sterminatore di draghi di nome Garrett, ma era un fantasy d'ambientazione medievale. Questi due personaggi sono con me da un bel po', e sono emozionata all'idea di stare finalmente raccontando la loro storia.
In effetti possiamo dire che i draghi siano la mia creatura mitologica, ma anche magico-fiabesca, preferita in assoluto: fin da bambina ne sono completamente affascinata, e credo di aver letto qualsiasi libro mi sia capitato a tiro con anche solo un drago in copertina.
Questa è sicuramente la parte spontanea del mio lavoro, quella in cui ho una storia del cuore e la voglio raccontare, ma per il resto sono una pianificatrice.
Ho detto spesso che il mio è un "writing towards", uno scrivere verso. Scrivo sapendo già come voglio che finisca la mia storia, e lo faccio per portare i miei personaggi verso quel finale.

5) Torniamo proprio ai personaggi, allora. Garrett e Riley all'inizio sembrano destinati a essere opposti in tutti: uno è un soldato, metodico, preciso e disciplinato, mentre l'altro è il bad boy in moto e giubbotto di pelle consunta, che vive secondo le sue regole e non deve obbedire a nessuno.
Più proseguivo nella lettura, e più tendevo però a trovarli simili.
Sono molto simili, anche più di quanto in effetti sappiano di essere, e di sicuro non lo ammetterebbero mai.
Sono entrambi leali nei confronti di chi amano, ed entrambi mettono il dovere al primo posto.
Riley è decisamente più sfrontato e più ribelle fin dall'inizio, anche se comunque Garrett si ribellerà all'Ordine di San Giorgio diventando, a modo suo, un bad boy.
Puoi dirmi quale sia il tuo preferito, se ne hai uno?
Ce l'ho, ma se te lo dicessi potrebbe essere uno spoiler su come intendo far concludere la loro storia.
Il mio preferito è Garrett, quindi mi raccomando...
Vedremo. Chissà quale finirà con Ember, se lui o Riley...
Ammettilo, nel terzo libro salta fuori un altro ragazzo e la situazione cambia radicalmente.
Oddio, a quel punto sarebbe un... Quadrato amoroso? Questo sì che sarebbe complicato!
Ringrazio tantissimo Harper Collins Italia per la bellissima opportunità non solo di leggere e amare "Talon", ma soprattutto di conoscerne l'autrice e chiacchierarci davanti a un bicchiere di vino, ovviamente rosso Talon.
Spero che l'intervista vi sia piaciuta, e che vi abbia svelato qualcosa in più sull'autrice e sulla serie.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

sabato 24 ottobre 2015

Anteprima: "Il mio nome è Sissi" di Allison Pataki

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Il mio nome è Sissi" di Allison Pataki, edito da Book Me (rilegato a 16,90€), in uscita il 27 Ottobre:
È il 1853 quando la quindicenne Elisabetta lascia gli amati boschi della Baviera per accompagnare la madre e la sorella Elena alla corte degli Asburgo. Nell’attimo in cui gli occhi del cugino Francesco Giuseppe si posano per la prima volta sul suo bel viso, il destino di Sissi è segnato: sarà lei, e non la sorella maggiore come auspicato dall’Arciduchessa madre, ad andare in sposa all’imperatore d’Austria. Comincia così la tormentata favola di una delle principesse più amate della Storia, icona universale di bellezza, simbolo di indipendenza, forza e fragilità. Perché Sissi è tante cose insieme, tutto e il contrario di tutto: spontanea e sorvegliata, inflessibile e appassionata, madre ferita e sposa disillusa, nuora ribelle e abile diplomatica, amica del popolo e instancabile viaggiatrice. Protagonista, in ogni momento, di un’epoca che non seppe comprendere né accettare fino in fondo la sua irriducibile, irrequieta modernità. Sulla scorta di un’approfondita ricerca storica, Allison Pataki rivisita la vita di Sissi con verve da grande narratrice, restituendoci, per la prima volta in forma di romanzo, tutto il fascino e la complessità di un personaggio 
indimenticabile.

Ho attraversato la "fase Sissi" al liceo, guardando i film e leggendo quattro (!) biografie diverse, e non so se saprò resistere a questa proposta Book Me!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 23 ottobre 2015

"Magisterium - L'anno di ferro" di Holly Black e Cassandra Clare

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Magisterium - L'anno di ferro" di Holly Black e Cassandra Clare, edito da Mondadori (brossurato a 10,50€):
Quando raggiunge la grotta in cima al ghiacciaio, Alastair capisce subito che il Nemico l'ha preceduto. Sua moglie Sarah è stata uccisa, come gli altri maghi lì rifugiati. Solo il debole vagito di un neonato lo rincuora: suo figlio Callum, seminascosto accanto al cadavere della madre, è ancora vivo. Ma quando Alastair lo prende fra le braccia, le terribili parole incise nel ghiaccio da Sarah prima di morire lo fanno inorridire... Dodici anni dopo, quando Call viene ammesso al Magisterium, la prestigiosa accademia riservata ai ragazzi dotati di talento magico, suo padre è contrario: sin dalla più tenera età ha insegnato al figlio a diffidare della magia. E ora Rufus, il magister più anziano della scuola, lo ha ammesso all'Anno di Ferro, il primo del Magisterium. Call non può sottrarsi al suo destino. La magia scorre, in certe famiglie. Ma sul destino di Call incombe fin dalla nascita l'artiglio del Nemico.

Martedì è uscito "Magisterium - Il guanto di rame", e ho realizzato di non aver mai parlato del primo volume della serie, a cui peraltro ho voluto dare una rilettura veloce in vista del secondo.
Troverete la recensione di quello martedì 27/10, per il Domino Letterario.
Ma oggi parliamo di come tutto ha avuto inizio.
Parliamo di Callum, e del suo essere un disastro ambulante in cui mi sono identificata tantissimo.
Callum non è particolarmente attraente (eccomi), ha un sarcasmo e un'ironia straripanti e irrefrenabili (sono io) e soprattutto ha la tendenza a prendere sempre la decisione sbagliata (sempre io).

Entra al Magisterium controvoglia, anzi facendo di tutto per non farsi ammettere.
Al momento della prima prova scritta invece di compilare i fogli fa esplodere la penna, alla prima prova fisica invece di prendere una palla le da fuoco... Non il migliore degli inizi, insomma, eppure uno dei magisteri, Magister Rufus, sceglie proprio lui come suo apprendista.

Callum ha passato l'infanzia a odiare il Magisterium e ad averne paura, a frenare a ogni costo la magia che è in lui, e invece fin dal suo ingresso nella scuola i dubbi si fanno strada nella sua mente, sempre più prepotenti: e se non fosse qualcosa da temere?
Se fosse qualcosa di suo, che fa intrinsecamente parte di lui, e da sviluppare e amare invece che rinnegare?
Non è l'apprendista migliore, e a volte avrebbe davvero bisogno di un bavaglio che gli impedisca di dire idiozie, ma mi è piaciuto subito.
Mi è piaciuto che nel posto che temeva di più al mondo per la prima volta Callum trovi degli amici, come Aaron e Tamara, e ho apprezzato tantissimo il rapporto cameratesco e complice che si sviluppa tra i tre nel corso del libro.

Ma siamo in una scuola di magia, giusto? E allora parliamo di magia, dicendo che Holly Black e Cassandra Clare hanno creato qualcosa di incredibile.
Il Magisterium è unico: una sorta di labirinto di pietra che si snoda sottoterra, con gallerie e corridoi che collegano saloni e refettori, laboratori e biblioteche, uno più sinistro del precedente.
Ci sono misteriose creature che si aggirano nell'ombra, maestri (magisteri) inquietanti e/o enigmatici come pochi al mondo, e c'è anche l'immancabile bullo, Jasper.
Jasper sostanzialmente è Draco Malfoy senza Tiger e Goyle al seguito, e senza l'odiosissima frase "Mio padre lo verrà a sapere!".
Mi è piaciuto che non si parlasse di incantesimi ma di controllo degli elementi, e che per questo si distaccasse leggermente non solo da Harry Potter ma anche dalla serie Hex Hall.
Il tema "scuola di magia e dintorni" è inflazionato, ma le autrici sono state in grado di proporre qualcosa di nuovo e di sviluppare la trama in modo per lo più inaspettato.
Per la prima metà del romanzo si è portati a credere che Callum sia destinato a ricoprire un determinato ruolo, e invece no. Tutt'altro.
Molti dei personaggi che lo affiancano si riveleranno parecchio lontani da ciò che credevamo, a cominciare da un paio di magisteri e un paio di compagni.
Tenete gli occhi aperti. Dico solo questo.

L'unico mio "dispiacere", se così possiamo definirlo, è che sia stata scritta per un pubblico davvero giovane, molto più giovane di me, quindi dal punto di vista della prosa e del lessico siamo davanti a qualcosa di molto, molto semplice.
Però è divertente, è accattivante, e si legge tutto d'un fiato.
Se siete orfani di Harry Potter e sostanzialmente cercate un'altra scuola di magia in cui sbirciare pieni di curiosità, allora questa serie proprio non potete non leggerla.

Di Holly Black avevo avuto modo di apprezzare "I segreti di Coldtown", mentre Cassandra Clare è l'autrice di tutta l'epopea "Shadowhunters", con prequel, sequel, novelle e chi più ne ha più ne metta: non devo nemmeno dire che adoro quella serie, giusto?
Credo che pensare e scrivere una serie insieme sia difficilissimo, a maggior ragione una che promette moltissimi colpi di scena, intrighi, rivelazioni e stravolgimenti: da questo punto di vista le autrici si meritano un applauso.

Consigliato a tutti gli aspiranti maghi e streghe, a chi ancora aspetta la sua lettera da Hogwarts e a chi trova fantastica l'idea di far scaturire una fiammella dalle dita per poterci abbrustolire i marshmallows (ditemi che non sono l'unica...).

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"SAGA Vol. 4" di Brian K. Vaughan e Fiona Staples

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "SAGA Vol. 4" di Brian K. Vaughan e Fiona Staples, edito da Bao Publishing (brossurato a 14€):
Alana e Marko sono sul pianeta Gardenia, e... si stanno per lasciare. Cosa è successo alla coppia di giovani genitori più innamorata del fumetto mondiale? Lo scoprirete in questo quarto volume di Saga, insieme al destino di Principe Robot IV e della sua famiglia, alle condizioni di salute de Il Volere e di Gatto Bugia e a tante di quelle sorprese che non crederete che Brian K. Vaughan sia riuscito a farle stare tutte in queste 152 pagine.

Premetto che questo è il volume che mi è piaciuto meno, tra i quattro letti finora.
Forse perché ho trovato noiosissima la storyline di Marko e Alana, con il tentativo di lei di fare l'attrice e di lui di fare il padre casalingo.
Noia, noia, noia.
Nemmeno far diventare Alana una tossicodipendente ha risollevato il piattume generale di questo volume.
Però in un certo senso vederli discutere e sbagliare li ha resi una vera coppia, a prescindere dal dramma alla Romeo e Giulietta che cominciava ad essere un po' trito.
E possiamo dire che Hazel è adorabile? Diciamolo.

Invece in questo volume ho seguito con trepidazione la vicenda del piccolo principino robot, che per essere un neonato si trova da subito a vivere una rocambolesca avventura: inseguimenti, furti di astronave, messaggi pirata a reti unificate... insomma, dalla vita tutta culla e pannolini è sicuramente un upgrade.
Per quanto riguarda Il Volere, lui è ancora mezzo di qua e mezzo di là, ma in questo volume entra in gioco la sorella Sophie.
Anche lei un free-lance, e forse anche più letale del fratello.
Non vedo l'ora di scoprire se Il Volere ci lascerà le penne, anche perché sarebbe crudelissimo nei confronti del mio amato Gatto Bugia.

Nel complesso, non so che dire di questa quarta parte della storia: i disegni restano strepitosi, ma c'è molta meno ironia, e al sarcasmo si sostituisce qualche brutta battuta che si poteva evitare.
Dal punto di vista della sceneggiatura resta il meno riuscito, sicuramente.
Non bastano il linguaggio tipico della serie e qualche piccolo colpo di scena, non
Confido nel quinto per risollevare la situazione, insomma.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 22 ottobre 2015

Review: PUPA Milano "I'm - Rossetto Colore Puro - Luminosità Assoluta" in 003

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle!
Il rossetto di cui vi parlo oggi si candida a rossetto dell'autunno.
Fa parte della collezione "Soft&Wild" di Pupa Milano, una meraviglia in oro e rosa che potendo avrei portato a casa per intero:
Il rossetto che ho scelto io è il colore 003 (da Coin i rossetti della collezione costano 13,50€):
Cremoso, pieno, ricco ed elegante: un colore splendido sia di giorno che di sera, e che ho voluto indossare subito, senza aspettare:
Lo adoro!
Questo già so che finirà tra i preferiti di Ottobre, anche se è arrivato solo il 21 del mese.
Voi avete preso qualcosa di questa collezione?

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

"SAGA Vol. 3" di Brian K. Vaughan e Fiona Staples

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "SAGA Vol. 3" di Brian K. Vaughan e Fiona Staples, edito da Bao Publishing (brossurato a 14€):
Dallo sceneggiatore Brian K. Vaughan (L'orgoglio di Baghdad, Ex Machina, la serie televisiva Lost) e dall'artista Fiona Staples (Mystery Society, Done to Death), arriva la storia di una giovane famiglia che lotta per trovare il proprio posto nell'universo. Arrivati su Quietus, il pianeta dove vive il leggendario scrittore D. Oswald Heist, Alana e Marko cercano di capire cosa fare della loro esistenza di fuggiaschi. Nel frattempo Il Volere e Gwendolyn cercano di riprendere la caccia, ma incontrano un problema di tipo... allucinogeno e il Principe Robot IV ha inconvenienti di sistema operativo. I destini di tutti i personaggi di "Saga" convergono attorno a un faro cosmico che sarà teatro di avvenimenti dalle importanti ramificazioni e di una scelta radicale sul futuro della coppia. Adatto a un pubblico adulto.

Posso dire che il professor Oswald Heist è stata una delusione?
Andiamo, per due volumi sembrava che quest'uomo fosse l'incarnazione dell'intelligenza e di ogni possibile soluzione a qualsiasi problema.
Mille peripezie dopo, finalmente la famiglia di Hazel (meno un membro) riesce finalmente a raggiungere la sua dimora... E finiscono a fare giochi da tavolo.
Vero è che ciò che decideranno adesso condizionerà tutto ciò che accadrà nel volume seguente, quindi le loro vicende restano comunque da seguire con estrema attenzione.

Stavolta però la story-line più interessante è quella di Il Volere e Gwendolyn, che insieme a Schiavetta stanno cercando di localizzare la famiglia seguendo gli anelli di Marko.
Finiti su un pianeta apparentemente perfetto (prati verdi, cielo azzurro e tutto il pacchetto "paradiso bucolico") scoprono nel modo peggiore di essere intossicati.
Non quel tipo d'intossicazione che ti fa avere mal di stomaco per un paio di giorni: il tipo che ti fa avere allucinazioni deprimenti o accoltellare chi ti ha salvato la vita in preda a un raptus omicida.
Uno spasso, insomma.
Aggiungerei qui che io adoro il Gatto Bugia, nonostante sia davvero inquietante.
Immaginate di portarvelo a fare shopping: a ogni commessa che vi assicura che sì, con quei jeans verde lime state una favola, potrebbe scoccare una delle sue occhiate di rimprovero.

Anche il Principe Robot IV prosegue la sua missione di ricerca, anche se in seguito a uno scontro si trova bisognoso di una riprogrammazione e totalmente inconsapevole di avere una consorte incinta a casa che lo aspetta. Unico momento in tutta la serie in cui ho provato un briciolo di pietà, probabilmente solo perché c'era un bimbo di mezzo.
Il linguaggio esplicito e le scene crude non mancano, e restano uno dei tratti caratteristici del fumetto.
Alana è sempre più simile a un concorrente del Grande Fratello per quanto riguarda la classe e l'eleganza, ma per fortuna c'è Marko ad alzare lievemente il livello della coppia.
I disegni di Fiona Staples sono strepitosi, anche se spesso volutamente al limite del disgustoso.
Ha una fantasia smisurata, e una capacità di rendere appieno le emozioni su carta che non è da tutti.

Approfitto per chiarire il dubbio sorto in seguito alla recensione del secondo volume: la serie consta di 5 volumi, che includono ognuno 6 numeri del fumetto.
L'equivoco sui 18 volumi indicati in un commento è dovuto al fatto che sia segnalato un volume rilegato che include "i primi diciotto numeri della serie", che non vuol dire ci siano 18 volumi di questi qui ma semplicemente che siano stati raccolti i primi 18 numeri in rilegato (ovvero i primi tre libri in quest'edizione brossurata) per fare un volume unico sull'infanzia di Hazel.
Bastava leggere con attenzione...

Detto questo, io continuo a consigliarvi la serie perché mi piace moltissimo e sono curiosissima di vedere come andrà a finire!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Miss Jerusalem" di Sarit Yishai-Levi

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Miss Jerusalem" di Sarit Yishai-Levi, edito da Sonzogno (brossurato a 19€):
Chioma rossa, incarnato candido e delicato, Miss Jerusalem, la ragazza più bella di Gerusalemme, è nata in una notte tersa, illuminata da una splendida luna, di cui ha preso il nome. Figlia di Gabriel Hermosa e di Rosa, si è sempre sentita diversa da tutte le altre: fin da ragazzina voleva vivere dentro un film e, come una diva di Hollywood, essere circondata da ammiratori, frequentare i locali dove si balla il tango e si sorseggia caffè dentro tazzine di porcellana. Agli inizi del Novecento, durante il mandato britannico, Luna cresce allegra, viziata e vezzeggiata dalle sorelle e da tutta la famiglia, discendente di un’antica stirpe di ebrei sefarditi. Papà Gabriel ha ereditato un delicatessen e, nonostante le bizze di Luna - che di stare in bottega proprio non ne vuole sapere -, lo ha trasformato in fonte di ricchezza per sé e le tre adorate figlie. Ma l’epoca non asseconda la spensieratezza. Finita la Seconda guerra mondiale, in Palestina divampano i conflitti che condurranno alla nascita dello stato di Israele: prima la lotta contro gli inglesi, poi la guerra contro gli arabi impegnano le passioni e la vita dei giovani più ardenti. La situazione precipita velocemente, trascinando con sé la fortuna degli Hermosa e i sogni della bella Luna. Negli anni Settanta, sarà la giovane e ribelle Gabriela a raccontare vicissitudini, segreti e menzogne degli Hermosa, facendo rivivere la leggenda della madre, la fascinosa Miss Jerusalem, contesa da tutti gli uomini della città e costretta a sposare un uomo che non la ama. Sullo sfondo delle tragiche vicende del secolo scorso, una saga ricca di passione, colore e sentimento, che raccoglie quattro generazioni di donne coraggiose e instancabili, ma anche chiassose e melodrammatiche, tipicamente sefardite, il volto forse meno noto del popolo ebraico.

Ringrazio moltissimo Sonzogno per la copia cartacea del romanzo, che ho avuto modo di leggere e di apprezzare molto.
Non è stata però una lettura fluida perché ammetto di essere partita piena di entusiasmo, bruciando tutte d'un fiato le prime duecento pagine, e di essermi poi un po' arenata.
Poi mi sono ripresa e da lì è stata un'unica volata.

Gabriela eredita una storia famigliare "scomoda": non solo quella della madre Luna, che dopo essere stata una bambina viziata e coccolata è diventata una giovane donna vanitosa e pienamente conscia della propria bellezza, e poi una madre non troppo affettuosa (anzi), ma una storia con radici ben più profonde.
E' la sua voce a raccontarci le vicende della famiglia Hermosa, ma partendo dai suoi bisnonni, Rafael e Merkada.
Ci racconta di come nonno Gabriel abbia sposato nonna Rosa, e di come dalla loro unione sia nata la bellissima Luna, così chiamata perché illuminata da un raggio di luna al momento della nascita.
Ci racconta di tradizioni sconosciute, rituali antichi e di paure irrazionali che troppo spesso hanno condizionato il comportamento di uomini e donne della famiglia Hermosa.
Da nonno Gabriel, che perde l'amore della sua vita cedendo al ricatto folle della madre Merkada, a  nonna Rosa che gli ha dato tre figlie ma non è mai riuscita a dargli un erede maschio, alla piccola Gabriela che ruba dagli zainetti dei compagni solo per avere un po' di attenzione mentre la madre Luna volteggia per casa ignorandola quasi del tutto.

La famiglia Hermosa ne passa davvero tante, ma l'aspetto a mio parere più interessante del romanzo di Sarit Yishai-Levi è il modo in cui l'autrice ha saputo intrecciare un'avvincente saga famigliare con la tormentata storia d'Israele della seconda metà del Novecento.
Una storia recente ma di cui non sappiamo sicuramente abbastanza, ed è stato bellissimo scoprire di più su questo tormentato paese trascinata dalle parole e dai pensieri di Gabriela.
Ebrei contro inglesi, ebrei contro curdi, ebrei contro ebrei considerati "meno degni e non rispettosi delle tradizioni":  è una società-polveriera, che basta un nonnulla perché esploda.
Merkada, Rosa, Luna e Gabriela non sono solo quattro donne, legate dal sangue e dalle tradizioni comuni: sono la voce di quattro diverse generazioni, ognuna legata alla precedente e alla successiva e da esse condizionata.
Ho trovato struggenti le storie speculari di Rafael e Gabriel, padre e figlio che in età da matrimonio si innamorano perdutamente di una donna "non adatta e indesiderata" e finiscono incastrati in matrimoni senza desiderio e senza sentimento.
Non sono cattivi mariti ma non sono nemmeno uomini felici, e il tutto per via di superstizioni o sciocche presunzioni che adesso fanno in parte sorridere.
Ci sono fili rossi legati ai polsi per tenere lontano il demonio (che poi magari al diavolo il rosso piace...) e c'è persino l'idea che dire insieme le parole "pesce" e "limone" spaventasse i demoni.
Non chiedetemi perché, vorrei saperlo anch'io.

Non è la prima saga famigliare di cui vi parlo, e questo perché da sempre le trovo affascinanti e coinvolgenti.
Ancor di più quando i personaggi si muovono in un contesto stimolante come quello di un paese pieno di tradizioni, di misteri e di conflitti profondi, come appunto Israele.
La Gerusalemme di Merkada non è la stessa che potremmo visitare oggi, ma allo stesso tempo ne è l'identità più profonda.

Leggendo il romanzo è abbastanza evidente che Sarit Yishai-Levi sia una giornalista, e questo non solo per la chiarezza e la scorrevolezza della sua prosa, ma soprattutto per la chiara scansione temporale e il passaggio estremamente fluido da una sequenza alla successiva.
Mi è piaciuto trovare molti termini in lingua originale, che contribuiscono a conferire un senso di autenticità alla storia.

Consiglio sicuramente questo romanzo, anche perché l'unica critica che ho da fare è che avrei voluto la ricetta del fagottino ripieno di formaggio fuso della signora Barzani, che appena uscito dal tabun (il forno) dev'essere qualcosa di meraviglioso.
Io vado a procurarmi la ricetta... E voi a procurarvi questo libro ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 21 ottobre 2015

"Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider, edito da Fabbri Editori (rilegato a 16€):
Latham House è uno strano posto per incontrarsi. Un tempo era un collegio tra i boschi, ma oggi è tutta un'altra cosa. Dove una volta si raccoglievano studenti da ogni angolo degli Stati Uniti, ora vivono sotto stretto controllo medico oltre un centinaio di giovani affetti da una forma particolarmente grave di tubercolosi. Qui, lontani dal resto del mondo, i ragazzi trascorrono i giorni in perenne attesa, nella speranza di guarire e tornare dalle loro famiglie, dai loro amici, alle loro vite. È una specie di vacanza forzata, ma Lane, il nuovo arrivato, proprio non vuole saperne: ha dei progetti per il futuro e la malattia è solo un ostacolo tra lui e lo studio. Ma quando si accorge che il suo fisico non gli permette di restare la notte piegato sui libri, capisce che ci sono cose più importanti. In mensa ha notato un eccentrico gruppo di amici: Marina, una nerd con il pallino del teatro; Charlie, uno scherzoso cantautore in erba; Nick, una miniera di battute taglienti; e infine Sadie, un'aspirante fotografa con la quale condivide un vecchio, imbarazzante ricordo. Lane vuole essere uno di loro. E, soprattutto, vuole ricucire il rapporto con Sadie, incrinatosi un'estate di qualche anno prima. Entrato nel gruppo, Lane scopre una nuova vita, impara a infrangere le regole, a disobbedire in nome dell'amicizia. E insieme a Sadie ci racconta la loro storia, quella di un ragazzo e di una ragazza che giorno dopo giorno si avvicinano, si scoprono e imparano ad amarsi nonostante la malattia...

Questo romanzo m'incuriosiva fin dall'uscita in lingua originale, e ringrazio moltissimo Fabbri Editori per la copia digitale del romanzo.
Fin da subito la strana atmosfera di Latham House mi ha incuriosita, e non vedevo l'ora di parlarvene.

Se non avessi letto la trama, leggendo il primo capitolo avrei pensato di trovarmi in una rehab per giovani affetti da disturbi alimentari: la scena del controllo severo delle colazioni, controllo che Lane con il suo latte e i suoi cereali non supera, faceva pensare a teenager anoressici da rieducare al mangiare sano. Invece gli ospiti di Latham House sono sì malati, ma di tubercolosi.
Una malattia che spesso figura nei romanzi a sfondo storico ma che è raro trovare in una lettura contemporanea ambientata negli Stati Uniti.
La forma di TBC descritta nel romanzo è inventata dall'autrice, ma questo non rende meno coinvolgente la storia.

Lane e Sadie si ritrovano a Latham House: anni prima si erano infatti incontrati in un campo estivo, ma è nell'ambiente quasi claustrofobico della clinica, attendendo insieme una cura che renda la loro vita di nuovo normale, che i ragazzi si conoscono davvero e si innamorano.
Si innamorano come ci si innamora da giovani: totalmente, profondamente, senza freni.
Nemmeno la malattia riesce a mettere un freno ai loro sentimenti.
E' un libro che mi ha emozionata, che mi ha commossa, e che ha confermato la mia incapacità di leggere storie di questo tipo senza una confezione di kleenex a portata di mano.

Del personaggio di Lane ho apprezzato la componente nerd, quella che all'inizio trova conforto nei fatti curiosi e nello studio, mentre di Sadie ho adorato la spigliatezza e la sfrontatezza.
Mi hanno conquistata entrambi fin dall'inizio, tant'è che credo sarebbe stata una storia splendida anche se tra i due ci fosse stata solo un'amicizia.
Inoltre ho trovato forte il fatto che alla Latham House tutto funzioni alla rovescia, e che quelli che nelle scuole d'origine erano gli outsider qui invece formino un gruppo considerato cool: oltre a Lane e Sadie, abbiamo Nick, Charlie e Marina. E' come se la malattia gli desse in fondo l'occasione di reinventarsi.
Non voglio dirvi cosa succede, ma voglio prepararvi psicologicamente a un finale dolce-amaro (più amaro che dolce), perché io fino all'ultimo speravo in un epilogo differente.
Parlando della forma, è un romanzo scritto veramente bene, a cominciare dai dialoghi che sono realistici e davvero convincenti.
Robyn Schneider ricorre spesso all'ironia, e la sua prosa è scorrevole e ben strutturata.
Mi è piaciuto avere sia la voce narrante di Lane che quella di Sadie, e stavolta non ho preferenze: si completano alla perfezione, permettendo al lettore di cogliere ogni sfumatura del carattere e delle emozioni dei due ragazzi.
Vi riporto un pensiero di Lane:

"Alla Latham House ci veniva chiesto di credere in miracoli improbabili. Di credere nelle seconde occasioni. Ci svegliavamo ogni mattina sperando che la sorte in qualche modo fosse cambiata in nostro favore.
Ma questo è il problema della sorte. Lanci un dado due volte e ti aspetti due risultati diversi. Solo che non funziona così. Il dado può dare lo stesso risultato ancora e ancora, le leggi dell’universo restano intatte e immutabili a ogni lancio. È solo quando tieni conto del passato che la sorte cambia e le cose diventano sempre meno probabili.
C’è una cosa che so perché sono un nerd: fino alla metà del xx secolo, i dadi erano fatti di nitrato di cellulosa. È un materiale che rimane stabile per decenni ma che può decomporsi all’improvviso. Il composto chimico si deteriora rilasciando acido nitrico. Così ogni volta che si lancia un dado c’è una piccola possibilità che non dia alcun risultato e che invece si spacchi, si sbricioli ed esploda."

Un romanzo ben riuscito e ricco di emozione, di cui ho evidenziato paragrafi interi (soprattutto qualche pensiero arguto di Lane, come la sua riflessione sui dadi che troviamo già nel primo capitolo), e che consiglio a chi non ha la lacrima facile, a chi ama leggere di emozioni e sentimenti, e a chi vuole scoprire Robyn Schneider, qui al suo secondo romanzo.
E visto che è bello avere anche un secondo parere, vi rimando a "Words of Books" e alla bellissima recensione di Clarissa. Sbirciate i brevi estratti che ha riportato.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3