martedì 11 luglio 2017

"Il karma dell'amore inaspettato" di Stefania Serafini

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il karma dell'amore inaspettato" di Stefania Serafini, edito Newton Compton (rilegato a 10€):
Londra, giorni nostri. Juliet ha diciassette anni ed è costretta a trasferirsi nella casa del nuovo compagno della madre, dove vive con il figlio, Alexander, un ragazzo bellissimo e dallo sguardo tormentato. Già dal primo incontro la relazione tra Juliet e Alexander è più complicata del previsto: lui è scontroso, arrogante e offensivo. Nei giorni seguenti le cose peggiorano addirittura, dato che frequentano la sua stessa scuola e Alex non si fa sfuggire occasione per prenderla in giro per i suoi risultati scolastici. Juliet ci rimane male, non capisce il motivo di tanto astio e si sfoga con le amiche, ma non dice niente al fidanzato. I brutti voti in fisica e la paura di una punizione spingono Juliet a cercare di persuadere il professore in modo poco ortodosso, Alex la vede e minaccia di spifferare tutto alla madre. Juliet è furibonda, ma la resa dei conti con quel secchione dagli occhi di ghiaccio è ormai vicina... anzi è già cominciata, ed è una guerra fino all’ultimo respiro...

Non ci siamo, ragazzi.
Non ci siamo proprio.
Ci ho messo due giorni a decidere se recensire o no questo romanzo, e a farmi propendere per il sì è stato il ricordo di quanto fatto all'uscita di "Finalmente noi" - che mi era stato inviato dalla casa editrice, e che nonostante questo avevo recensito molto negativamente perchè non mi era piaciuto.
Stavolta vi parlo di un libro che non mi è stato inviato e quindi ve ne parlo da lettrice delusa e, devo ammetterlo, anche parecchio perplessa.

Perplessa perchè io il libro "intelligente e diverso dal solito" qui dentro non l'ho proprio visto.
Ho visto uno strano mix di "Cinquanta sfumature", Abbi Glines al suo peggio e After.
Ho visto un approccio semplicistico a quelli che dovrebbero essere problemi rilevanti e ad alto impatto sull'equilibrio psicologico di un adolescente, dalla perdita della madre per morte violenta all'assenza del padre, che ha ridotto il personaggio di Alexander a un Christian Grey adolescente che alterna momenti da pseudo-dominatore a momenti di insolita saggezza.
Un brucaliffo con la frusta al posto del narghilè.
Di solito il ragazzo bello e tormentato che porta nel cuore un grande dolore e lo proietta all'esterno attraverso la rabbia e gli sbalzi di umore finisce per conquistarmi, se non rasenta la psicopatia, ma qui siamo oltre Travis Maddox nei suoi momenti più bassi e oltre i momenti più "intensi" di Hardin (le virgolette sono doverose, volendo accostare una parola come intensità ad Hardin).
Imbarazzante tutta la trafila di "punizioni" elargite dal fratellastro acquisito a Juliet, sia da un punto di vista meramente sessuale - ai tempi ho esplorato il mondo della letteratura dominatore/sottomessa per capire il fenomeno, e stavolta non ci siamo - sia dal punto di vista di chi vuole raccontare un modo malato di esprimere il proprio dolore, perchè anche se lo scopo pare essere questo, è un messaggio che proprio non arriva.
E qui sarebbe potuta accadere una cosa speciale, diversa e per me più unica che rara: avrebbe potuto piacermi la protagonista femminile.
Dico "avrebbe", perchè se all'inizio questa ragazzina vestita sempre in qualche modo, che non studia perchè, semplicemente, preferisce il cazzeggio e le feste (è una teenager, sarebbe strano il contrario: io ero noiosissima, da adolescente, ma preferivo comunque andare al cinema piuttosto che fare i compiti di matematica)... poi diventa un vero e proprio caso umano.
Ha due amiche insopportabili, soprattutto Mini, ed è inspiegabile come possa Juliet non averle ancora rotto una gamba spingendola giù dalle scale, in tanti anni di frequentazione costante.
Ha un ragazzo, Chuck, dalla memoria che viene definita "corta", ma che soffre palesemente di una rara forma di Alzheimer precoce, anzi precocissimo: poco manca che non si ricordi come si chiama sua madre, e il fatto che lei debba ripetergli ogni cosa più e più volte all'inizio è tenero, poi fa venire voglia di prenotargli una risonanza magnetica e una visita presso un neurologo bravo.
Ho apprezzato (perchè sì, UNA cosa l'ho apprezzata) che il fidanzato-smemorato non fosse l'angelo sceso dal Paradiso che sembrava all'inizio, perchè sinceramente vederlo tutto una coccola e un nomignolo tenero con Juliet e registrare nella ragazza un entusiasmo pari a quello con cui si risponde al citofono ai testimoni di Geova di domenica mattina mi stava dando sui nervi non poco.
Cosa Chuck combini alle spalle di Juliet è chiaro fin dall'inizio, e per la prima volta non me la sono sentita di condannare un gesto che, nella vita vera, ritengo imperdonabile: Juliet lo tratta come un bambolotto superfluo dall'inizio del libro, quindi si può tranquillamente dire che lei e Chuck siano pari.
Inspiegabile anche il rapporto di Juliet con sua madre, che insieme al padre di Alexander potrebbe vincere il premio per i genitori più inconsapevoli dell'anno come succede sempre in questo genere di romanzi. I genitori di questo genere di romanzi sono quelli che ti mettono in punizione ma ti lasciano inspiegabilmente a disposizione cellulare, computer e televisione. Sono quelli che riescono a non accorgersi delle uscite notturne ripetute di tutti i loro figli. Sono quelli che la figlia va evidentemente male a scuola, ma proprio MALE con le maiuscole, il grassetto e la sottolineatura, e nonostante questo... nulla. Nonostante questo, nulla.
Io non sono cresciuta con genitori particolarmente autoritari, però ragazzi, i miei voti li tenevano d'occhio. Non in modo ossessivo, il giusto. Quando io e l'algebra abbiamo passato un brutto quarto d'ora insieme, mia madre a parlare con la professoressa ci è andata (poi ci ha pensato la trigonometria a farmi riappacificare con la matematica: ADORAVO la trigonometria!).

La prosa mi ha ricordato quella di Abbi Glines nei suoi momenti più bassi (perchè quest'autrice ha scritto alcuni romanzi davvero carini, ma anche alcune "perle" che sarebbe stato meglio non scoprire) e soprattutto quella di Tijan, e come sia andata tra me è Tijan l'ho detto all'inizio: malissimo.
Il problema non è nemmeno il fatto che sia un libro trash: la serie di Erin Watt è indiscutibilmente trash, ma mi è piaciuta molto. Il trash è intrattenimento puro, e a volte serve, anzi!
Però una cosa è il trash inteso come divertissement, un'altra la bassa qualità.

Mi dispiace moltissimo non avere nemmeno mezza cosa positiva da dire su questo romanzo, perchè ammetto che il claim "intelligente" mi aveva incuriosita non poco (tant'è che eccomi qui) e perchè trovo importantissimo leggere e sostenere le autrici e gli autori nostrani.
Ma stavolta non ci sono riuscita.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

2 commenti :

  1. Hai colto nel segno. Come sempre.

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  2. Dalla cover e dal titolo, senza ovviamente leggere la sinossi, credevo fosse un chick-lit.

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