sabato 22 aprile 2017

Curare, e curarsi, con i libri: intervista a Michaël Uras

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un ospite molto speciale, che in Italia abbiamo potuto conoscere proprio questo mese grazie al suo "Le parole degli altri", edito Nord (rilegato a 16,90€): Michaël Uras!
Per tutti arriva il momento di scegliere cosa fare nella vita. Ed è arrivato anche per Alex. Lui, però, ha avuto un’idea geniale: perché non mettere a frutto la sua smisurata passione per i libri e il suo intuito nel saper leggere il cuore delle persone? Così si è inventato un mestiere: il biblioterapeuta. Invece di medicine, Alex dispensa ai suoi pazienti precisi consigli di lettura e li accompagna nella scoperta del potere salvifico delle parole: Aspettando Godot per chi ha troppo da fare, Il giovane Holden per chi ha paura di ribellarsi, l'Odissea per ritrovare il proprio posto nel mondo... E, grazie a quei consigli, le persone stanno meglio: sta meglio Yann, il ragazzo innamorato che non riesce a dichiararsi; sta meglio Anthony, il calciatore travolto dal successo, e sta meglio Robert, l'uomo d'affari che ha smarrito se stesso. Tutto sembra andare per il meglio, finché Alex non si rende conto che, in realtà, anche nella sua vita c’è qualcosa che non va. Pure lui deve riuscire a cambiare, a «guarire». Ma, si sa, consigliare gli altri è semplice, mentre risolvere i propri problemi può essere un’impresa impossibile. Soprattutto quando non si ha idea da quale libro cominciare...

Vi avevo proposto la recensione entusiasta del romanzo qui, e ho colto al volo l'occasione di incontrare l'autore e fargli qualche domanda su Alex, sulla scrittura e sulla lettura: ecco cosa mi ha raccontato!

Partiamo subito dal tuo protagonista, Alex, perchè il primo tema che il suo personaggio ci permette di affrontare è quello della diffusione della letteratura e dei suoi personaggi, tema che credo ti tocchi da vicino come insegnante. Quanto della tua esperienza personale c'è nel libro, per quanto riguarda questo tema?
Il rapporto così stretto e appassionato con la letteratura è ciò che condivido con Alex: insegno letteratura, quindi con quest'ultima ho un rapporto privilegiato ormai da parecchi anni.
Ciò che ci separa è invece il fatto che io non sono più così ossessionato dai libri da diversi anni: Alex è invaso dalla sua follia per i libri, ed è questo a impedirgli di vivere una vita piena.
Aggiungo che Alex può essere così invaso e pervaso dalla letteratura perchè è solo: io non sono solo, sono sposato e ho due figlie, e credo che se osassi farmi prendere così la mano sarei velocemente riportato alla realtà.

Conosciamo Alex in un momento molto delicato, subito dopo la fine della sua relazione sentimentale più importante, e grazie alle sue riflessioni e ai flashback abbiamo modo di scoprirne l'infanzia e l'adolescenza, e capendo cosa lo abbia portato ad attaccarsi così morbosamente alle parole altrui - forse anche per paura di dover tirare le sue.
Per questo ti chiedo: quanto sono importanti le parole che gli altri ci dicono quando siamo bambini, quanto ci restano dentro e quanto ci indirizzano verso quali altre parole ricercare?
Nel caso di Alex, quelle dei genitori (che non sono belle parole) sono determinanti.
Sicuramente le parole che ci vengono rivolte da bambini sono le prime "parole degli altri" che registriamo, e quindi sono determinanti.
Alex è una persona che si costruisce in opposizione con la madre, universitaria che considera la letteratura un oggetto di studio scientifico. Per lui la letteratura è qualcosa che può tranquillizzare le persone, e arrivare a toccarle nel loro intimo più profondo.
Per questo la sua evoluzione avviene in netta opposizione alla madre, ed era questo il personaggio che volevo raccontare.
Aggiungo che in questa opposizione tra madre e figlio c'è la letteratura, che diventa oggetto di potere tra i due.
Una curiosità personale: tanti libri, tanti autori, ma tutti rigorosamente classici. Come mai?
Mera preferenza personale, o deformazione professionale?
È vero, i classici sono protagonisti nel mio romanzo.
I classici hanno ormai provato di funzionare, attraversando i secoli: il loro principio attivo è forte, fortissimo. Pensiamo a Moliere, o a Racine: possiamo ancora ancora apprezzarli e comprenderli perchè ci comunicano la nascita dell'essere umano.
I romanzi contemporanei sono troppo vicino a noi: lasciamo loro il tempo di vivere e, forse, anche di morire.

Al centro del romanzo non ci sono solo i libri, ma anche la peculiare professione di Alex.
Citi un'università americana in cui esiste un vero e proprio corso di studi in Biblioterapia, ma è così anche in Europa? È una forma di terapia riconosciuta?
Sì, negli Stati Uniti esiste una formazione universitaria per diventare biblioterapeuti, mentre in Francia si tratta di corsi tenuti da una biblioterapeuta molto conosciuta, Régine Detambel.
Tutto questo per dire che la biblioterapia esiste e da molto tempo: è un mestiere che esiste da secoli, anche se forse non veniva definito in questo modo. Basta guardare ai lavori di Montaigne e Montesquieu.
Non si può non chiedertelo: qual è il "tuo" libro terapeutico, quello che ti fa stare bene?
Per me è sicuramente "La ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust. È il "mio" libro essenziale, che ho riletto e continuo a rileggere.
In realtà rileggo tutta l'opera di Marcel Proust, incluse le poesie.
Il mio interesse nei cofnronti di questo autore nasce dal fatto che secondo me è arrivato al cuore dell'essere umano, a penetrarne i pensieri, e anche dopo tanto tempo riesce ancora a a toccarci e a commuoverci tutti. E questo nonostante vivesse in quasi totale reclusione.
Come le sorelle Bronte, del resto.
Esattamente, o anche Emily Dickinson, che vissuto reclusa in una casa piccolissima.
Marcel Proust, in uno dei suoi testi di gioventù, ha parlato di Noè e ha raccontato che da bambino era profondamente triste per questo personaggio pensando ai suoi 40 giorni chiuso nell'arca.
Poi ha capito che forse Noè non aveva mai visto così chiaramente il mondo come quando era rinchiuso all'interno dell'arca. È solo estraniandosi dal mondo che si riesce a percepirlo nel profondo e ad analizzarlo. Certo, non bisogna esagerare come fa Alex!

Grazie di cuore a Nord e a Michaël Uras per la disponibilità e per l'interessante chiacchierata!
Il romanzo è consigliatissimo a tutti i lettori, agli amanti di libri sui libri (come la sottoscritta) e ai fan della letteratura francese, perchè adoreranno l'atmosfera di "Le parole degli altri".

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 21 aprile 2017

Di diari, pigiami e... vampiri: intervista a Mathias Malzieu

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ospita l'autore che ha conquistato il mondo intero con il suo "La meccanica del cuore": Mathias Malzieu.
Per la prima volta a Milano e di nuovo in libreria con "Vampiro in pigiama" (brossurato a 15€), edito Feltrinelli, un po' romanzo e un po' memoir per raccontare la malattia e come la si supera giorno dopo giorno:
Mathias Malzieu ha sempre sognato di essere un supereroe ma, scopre, anche i supereroi si ammalano. E spesso in maniera grave, al punto da ricorrere a un trapianto, proprio come accade a Mathias. Con la stessa leggerezza e ironia di Jack e Tom Cloudman, gli eroi dei suoi romanzi precedenti, l'autore narra in prima persona le cure mediche ricevute, le degenze negli ospedali, gli incontri di grande impatto emotivo in quei luoghi freddi e asettici, ma soprattutto mette a nudo i sentimenti provati, dal dolore fisico alla rabbiosa gioia di vivere, dall'amore per i cari e per l'adorabile Rosy, al piacere di assaporare le piccole cose quotidiane: il sole, il vento, una Coca ghiacciata, la visione di un film, il gusto di un bacio. Il desiderio di creare, di fare musica, di promuovere il suo film "Jack e la meccanica del cuore", che uscirà a ridosso della diagnosi, terranno accesa la straordinaria vitalità di questo eterno bambino che non rinuncia alle sue galoppate in skateboard né ai suoi sogni. Stoico e coraggioso come un Cavaliere Jedi, affronterà questa battaglia, rinascendo per una seconda volta, grazie al sangue di un cordone ombelicale. L'immaginario pop, le atmosfere oniriche, la scrittura rendono "Vampiro in pigiama" un autentico inno alla vita, vibrante di sincera riconoscenza verso l'umanità.

Ecco cosa ci ha raccontato!

"La meccanica del cuore" ti ha fatto conoscere ed apprezzare in tutto il mondo, e i tuoi lavori precedenti hanno confermato a noi lettori il tuo talento e a te il nostro apprezzamento.
Stavolta però arrivi in libreria con qualcosa di molto diverso e decisamente più personale: quanta pressione senti? È un ostacolo o uno stimolo?
Sicuramente uno stimolo: è ciò che mi dà lo slancio, un soffio d'aria fresca.
È come se si creasse un legame telepatico tra l'autore e il suo pubblico che da qualche parte, a un certo punto, leggerà il libro.
Sapere di essere apprezzato è sicuramente anche una forte motivazione per continuare a scrivere, perchè io quando lavoro penso sempre ai miei lettori e a ciò che spero possa piacergli.

In "Vampiro in pigiama" non c'è solo qualcosa di te: ci sei tu, al cento per cento.
Com'è stato mettersi così a nudo di fronte al lettore?
Se qualcuno me lo avesse proposto qualche anno fa avrei risposto senza esitazione «Ma sei matto?! Mai nella vita!». Condividere il mio diario con il pubblico? Assolutamente no, anche perchè la forma che resta più nelle mie corde è comunque quella del romanzo, in cui invento personaggi che vivono una vita propria.
Ma la malattia ha cambiato le carte in tavola, nel senso che per me scrivere questo diario è stato una forma di allenamento, simile a quello degli atleti prima di correre una maratona: giorno dopo giorno, allenvao la mia immaginazione scrivendo e senza mai rileggere.
Solo quando sono stato meglio ho iniziato a rileggerlo, quando non ero più un vampiro in pigiama, bisognoso del sangue altrui per stare meglio. È stato allora che ho realizzato quanto quella del diario fosse stata la formula giusta per esprimere quanto provavo, una sorta di catarsi che volevo condividere con il pubblico. Non in quanto storia di una malattia, ma come storia di una rinascita.
Certo, una volta arrivato alla sua conclusione mi sono posto la domanda: tenerlo così, in forma diaristica, o trasformarlo in un romanzo? Pubblicarlo o non pubblicarlo?
Ovviamente è stato rivisto e rielaborato, ma la base del diario è quella originale, così come lo sono le date e i miei pensieri.

Potresti essere accusato - dai più sprovveduti - di aver voluto sfruttare un filone redditizio.
Riesco a immaginare qualcuno che alza gli occhi al cielo commentando "ecco l'ennesimo che parla della sua malattia"...
Quando ho scritto questo diario non l'ho fatto pensando di seguire una moda, ma riflettendo da vero combattente, creando tutto intorno a me un esercito invisibile che mi difendesse.
Soprattutto per le notti: di giorno ero circondato e sostenuto dai miei cari, ma di notte la mia immaginazione mi ha sostenuto.
Questo per dire che il punto non è la malattia in sè, anzi, forse è la scusa della storia: l'ho anche chiamata Damocle, per ironizzare.
Non volevo scrivere qualcosa di triste, e anzi, spero di essere riuscito ad essere anche ironico e leggero in alcuni punti: non era mia intenzione dare ai lettori qualcosa di pesante e deprimente.
Volevo raccontare i sentimenti scatenati dalla malattia, e gli sbalzi di umore e di emozione che hanno caratterizzato quel periodo.
Dovevo trasmettere la paura, ma anche e soprattutto la speranza.
Se ci pensi, la mia guarigione ha del magico: sono qui grazie al cordone ombelicale di una donna che ha partorito a Dusseldorf negli anni novanta.
Se non è magico questo!
Parliamo di scrittura. Ogni autore è differente, da chi è molto abitudinario a chi segue solo ed esclusivamente l'ispirazione del momento: tu come ti posizioni tra questi due estremi?
C'è qualche curiosità che puoi svelarci sul Mathias Malzieu scrittore?
Quando ero ricoverato in ospedale sì, praticamente ogni mia giornata era scandita da riti.
Alle 6 di mattina, ogni singolo giorno, mi veniva fatto un prelievo, e sapevo che da lì alle 9 non sarebbe successo nulla: riempivo quelle ore dedicandomi alla scritura del diario.
È la forma stessa del diario a richiedere la scrittura quotidiana, e potevano essere tre frasi o tre pagine ma l'importante era scrivere qualcosa.
In generale, nella mia vita fuori dall'ospedale (prima e dopo la malattia), amo la notte.
La notte è piena di mistero ed è come un bozzolo che ti avvolge e ti accoglie nel suo silenzio: non c'è rumore, non ci sono email alle quali rispondere.
Questo tema del "bozzolo" mi appartiene: il mio posto preferito per creare e riflettere è una poltrona-uovo, nella quale posso sentirmi completamente avvolto e rannicchiato al suo interno.
Oltre a scrivere romanzi, sei anche autore di canzoni: quanto cambia nel tuo processo creativo quando approcci un testo in prosa e quello di unbrano musicale?
Ciò che influenza maggiormente il tutto è la lunghezza differente dei testi: una canzone deve partire con slancio, e deve essere efficace e sintetica, raccontando una storia e condividendo un messaggio nel giro di pochi minuti.
Invece se se si tenesse questo stesso ritmo scrivendo un romanzo ci si troverebbe con il fiatone subito: una canzone è uno scatto, un romanzo una maratona.
I muscoli che vengono attivati sono diversi, sia nel caso fisico che in quello dell'immaginazione.

"La meccanica del cuore" è diventato un film, e il tuo è un caso davvero particolare perchè non sei solo l'autore del romanzo ma anche lo sceneggiatore, l'autore e interprete di musiche e canzoni, e dai la tua voce a un personaggio. Hai anche aperto e chiuso il cinema, giusto?
Esattamente, ho persino preparato i popcorn, oltre a mangiarne molti.
Posso anticiparti anche che sto lavorando al nuovo romanzo, e allo stesso tempo ne sto scrivendo scenenggiatura e musiche.
Questo perchè mi considero un artista, l'etichetta di "romanziere" o "musicista" mi sta stretta.
Per me queste tre modalità di scrittura sono tutte nelle mie corde e lo strumento perfetto per raccontare ed esprimere sentimenti e sensibilità umane.
Ognuna di queste forme di scrittura oltre a permettermi di raccontare la stessa storia in modo diverso mi permette anche di esplorare emozioni differenti.
Inoltre, a differenza delle musiche, che per essere incise e lavorate richiedono di attrezzatura, per la scrittura basta l'immaginazione. I miei vicini non sarebbero d'accordo se iniziassi a suonare di notte, ma scrivere invece si può fare.

Grazie, grazie, grazie a Feltrinelli e a Mathias Malzieu per l'opportunità di scoprire qualcosa di più su un autore che mi piace moltissimo!
Avete già letto "Vampiro in pigiama"?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Driven - Vinti dall'amore" di K. Bromberg

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Driven - Vinti dall'amore" di K. Bromberg, edito Fabbri Editori (brossurato a 16,90€):
Accade tutto in un istante. L'auto di Colton, lanciata sul circuito di gara a trecento chilometri orari, scompare in una densa nube di fumo e ne esce vorticando in aria, per poi schiantarsi al suolo. Per Rylee è come rivivere la tragedia del suo ex: la corsa disperata verso l'ospedale, i minuti di ansia trascorsi sapendolo in bilico tra la vita e la morte, le ore di angoscia in attesa della prognosi. Ma quando Colton riprende conoscenza, la ragazza non ha più dubbi. Il suo unico desiderio è stare accanto a lui, all'uomo che ama. La riabilitazione, però, è lunga e faticosa. Colton adesso si trova ad affrontare, oltre ai fantasmi del passato che non gli danno mai tregua, anche i violenti attacchi di panico scatenati dal trauma dell'incidente. E persino la minaccia di uno scandalo... Finché una notte, davanti alla perdita più lacerante, Colton riesce a confessare a Rylee il segreto che non hai mai avuto il coraggio di svelare a nessuno e di cui è rimasto prigioniero per tutta la vita. In un sol colpo, tutte le barriere si infrangono e nel buio dell'anima del ragazzo si accende una luce inaspettata: forse, anche lui è finalmente libero di amare.

E ci siamo, anche io ho finito questa serie!
In realtà mancherebbe da leggere "Raced", il volume companion che propone scene inedite o scene già scoperte solo dal POV di Rylee, stavolta dal POV di Colton.
Insomma, sono 145 pagine di Colton, e mica si può dire di no.
Ma veniamo a noi!

Colton ha rischiato di morire o (e forse è anche peggio) di trovarsi in gravissime condizioni fisiche dopo il suo terribile incidente che chiudeva il secondo volume della trilogia.
Ma ne è uscito in condizioni discrete, in fondo, e anzi, gli si prospetta un ritorno alla guida in un tempo relativamente breve.
Deve solo decidere se la cosa lo entusiasma o lo terrorizza, e si sa che quando si tratta di Colton non è mai tutto bianco o nero.
Soprattutto quando il trauma dell'incidente sembra aver risvegliato ulteriori traumi sopiti dell'infanzia, trasformando ogni sua notte in un susseguirsi di incubi tremendi dai quali nemmeno Rylee riesce a salvarlo.

La ragazza, in questo volume finale di quella che costituisce a tutti gli effetti una trilogia a sè stante nella ben più lunga serie Driven, deve affrontare qualcosa che nessuna donna vorrebbe mai vivere, e lo fa con una forza d'animo invidiabile. Se nel primo volume questa forza sembrava più un brutto carattere che vera determinazione, stavolta Rylee mi è piaciuta moltissimo.
Alcune conversazioni tra lei e Colton mi hanno stretto il cuore, e che dire del finale?
Meraviglioso.
Quando si arriva alla fine è anche il momento in cui si va a dare un giudizio sulla storia nel suo complesso, e con "Driven" lo posso dire: è una serie che, sulla carta, sembrava non fare assolutamente per me, e che invece mi ha catturata.
Ho letto ogni libro a tutta birra, forse ispirata dalla guida spericolata di Colton ma soprattutto perchè ne volevo di più.
Ammetto di aver - un paio di volte di sicuro - scorso velocemente le pagine riguardanti amplessi un po' troppo lunghi (se trovo un rapporto che dura ben sei facciate, posto che insomma, sappiamo cosa succede alla fine, a volta scivolo con lo sguardo epr scoprire cosa succede dopo. Lo ammetto), ma epr il resto davvero nessuna critica da fare.
#GoColton e #GoRylee

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 20 aprile 2017

Uno scarabeo per amico: intervista a M.G. Leonard

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite frizzante e divertente, pronta a conquistarvi con la sua simpatia e con il suo romanzo "Il ragazzo degli scarabei", edito De Agostini: M.G. Leonard!
La vita di Darkus fa decisamente schifo. Da quando suo padre è scomparso nel nulla, tutto è andato a rotoli. Darkus si è ritrovato solo, a vivere in una casa che non conosce con uno zio che non sa badare a lui. Come se non bastasse, i vicini sono due tizi a dir poco disgustosi che accumulano montagne di immondizia e di insetti nel cortile. Ed è proprio da lì – precisamente dai pantaloni del signor Humphrey – che Darkus vede spuntare uno scarabeo gigante, il più grande che abbia mai immaginato. Vorrebbe scappare a gambe levate, ma qualcosa lo trattiene: forse gli occhietti simpatici dell’insetto, o forse il desiderio di trovare un amico. Presto Darkus capisce che quella strana creatura è in grado di comunicare con lui, e decide di portarla a casa con sé. Ma un ragazzino può davvero fare amicizia con un insetto? E un insetto può aiutarlo a ritrovare
il padre scomparso? È possibile. Soprattutto se l’unica persona al mondo ad avere notizie del papà di Darkus è Lucretia Cutter, una perfida collezionista di gioielli a forma di scarabeo.

Un romanzo per ragazzi che insegna ad amare qualcosa di piccolo e spesso - possiamo dirlo - non in cima alle comuni preferenze: gli insetti.
Perchè è proprio uno scarabeo il piccolo, grande protagonista di questo romanzo che ha conquistato i lettori inglesi ed è sbarcato in Italia in inverno.
Abbiamo incontrato l'autrice a Tempo di libri, ed ecco cosa ci ha raccontato!

Posso iniziare dicendo che sono terrorizzata dagli insetti, e che quindi la mia prima domanda è. ma perchè proprio uno scarabeo?
Ero spaventata anch'io! Non avevo paura dei topi, per esempio, ma degli insetti, soprattutto dei minuscoli invertebrati... brrrr!
Posti come i giardini delle farfalle per me sono terrificanti: un'amica ha pensato che fosse una buona idea portarmici e mi sono trovata con il cappotto chiuso fino al mento, terrorizzata all'idea che una sola creatura volante mi si posasse addosso.
Capisco la tua posizione! È stata anche la mia per tutta la vita, così com'ero anche spavenatta dalle altezze e credevo che lo sarei stata per tutta la vita.
Ho poi iniziato a scrivere una storia in cui avevo deciso che il"cattivo" - per essere davvero spaventoso - sarebbe stato completamente coperto di insetti e avrebbe vissuto in un posto disgustoso, ma ho realizzato, vergognandomene molto, che avrei dovuto descriverli.
All'inizio pensavo ai ragni, ma ho scoperto che non sono insetti: sono aracnidi.
Lo stesso discorso valeva per i millepiedi: chissà che creature erano!
Ho realizzato di non sapere proprio nulla degli insetti, insomma, e di dovermi informare se non volevo riempire di errori il mio libro e farmi letteralmente ridere dietro da tutti.
Dovevo imparare il più possibile sugli insetti per poterli descrivere al meglio, e una delle creature che dovevo studiare erano gli scarabei.
Ho inserito "scarabeo" su Google - che è come faccio ogni mia ricerca - e ricordo che si è aperta la pagina di Wikipedia in cui ho letto la frase che avrebbe cambiato la mia vita. Diceva che il nome scientifico dello scarabeo è coleottero, ed è dotato di due paia di ali con le quali riesce a volare.
Lì per lì mi sono detta "ma non è vero, gli scarabei non volano! Si limitano a sgattaiolare in giro!", ma poi mi sono convinta che era la mia idea a essere sbagliata.
Non sapevo davvero nulla, nemmeno degli scarabei.
Due lauree, e non sapevo nemmeno cosa fosse uno scarabeo: mi sono sentita molto stupida!
Ho persino messo alla prova le mie amiche, e nemmeno loro sapevano che gli scrabei volassero.
Mi ha fatto riflettere sul fatto che, ehi, se nessuno ne sa nulla, magari non c'è una vera e propria letteratura con gli scarabei come protagonisti. Ed era così!
Ho pensato "ma è fantastico! Ho scoperto qualcosa che non è mai stato fatto! Devo scrivere questo libro!", ma c'erano due problemi: non sapevo niente sugli scarabei, e mi terrorizzavano.
Però devo ammettere che più studiavo e meno mi spaventavano: forse perchè quello che conosciamo ci fa meno paura.
Ho superato l'ultimo scoglio - toccare degli insetti - durante le riprese di un programma dal vivo in cui ero ospite per parlare del mio libro a un pubblico di dieci milioni di ragazzini: il copione prevedeva che toccassi degli insetti, e per farlo ho dovuto lavorare sodo e superare la mia fobia.
Sono riuscita a tenere in mano una tarantola per dieci secondi!
Ora amo gli scarabei al punto da averne alcuni come animali domestici, in un terrario: purtroppo due settimane fa uno di loro è morto. Non vivono molto a lungo, al massimo diciotto mesi ma in media solo tre/quattro.
Credo che proprio per questo il mio romanzo sia così efficace nel parlare ai ragazzi del rapporto con gli insetti: perchè rappresenta anche il mio percorso dalla paura alla conoscenza, e all'apprezzamento.

Non nasci amante degli insetti, ma nemmeno romanziera: eri una produttrice.
Cosa ti ha convinta a dare una svolta simile alla tua carriera?
Non è stata proprio una scelta, perchè io amavo il mio lavoro.
Non avevo però una scelta, in proposito, perchè ormai avevo raggiunto il livello più alto possibile come produttrice. Non potevo più essere promossa, quindi quella posizione era mia fino alla pensione: non è un pensiero stimolante, quello di non poter più crescere.
Quando ho scritto il romanzo non credevo di poter avere successo, soprattutto pensando al fatto che molti dei miei amici scrittori di fatto lavoravano in librerie o come camerieri per mantenersi, dato che con i libri non si diventa facilmente ricchi.
Poi mi è venuta questa idea, ed ero così eccitata mentre ci lavoravo, senza pensare a una possibile pubblicazione. Di sicuro non potevo immaginare un tale successo.
È stato porprio questo successo a portarmi al punto di dover scegliere: tenermi il lavoro sicuro, o buttarmi in questa nuova avventura sapendo di non poter tornare indietro.
Ho potuto prendermi un anno sabbatico, ma al mio ritorno mi sono licenziata, quindi adesso devo per forza riuscire a far funzionare questa cosa della scrittura, perchè ho rinunciato al posto di lavoro migliore che potessi avere: una bella pressione!
Non ho scritto "Il ragazzo degli scarabei" perchè insoddisfatta del mio lavoro o per arricchirmi, ma semplicemente perchè la storia di Darkus mi ha trovata: ora lavorerò sodo perchè tutto vada come deve andare!
Darkus e il suo amico scarabeo si trovano ad affrontare un problema davvero semplice e allo stesso tempo complicato: come comunichi con un animale?
Quanto è stato difficile per te costruire intere scene in cui Darkus dialoga con l'insetto, senza che ci sia un'effettiva risposta?
Per risponderti ti racconto un aneddoto dei miei tempi da produttrice.
In Inghilterra abbiamo avuto un grandissimo successo con una rappresentazione di "War Horse", tratto dal celebre romanzo di Michael Molpurgo - ne hanno anche tratto un film, dopo aver visto la nostra produzione!
Nel romanzo il lettore ha il punto di vista del cavallo, del quale quindi sente i pensieri: in una rappresentazione non riesci a rendere questa cosa, così come non puoi portare un cavallo vero sul palcoscenico. Che fare?
Alla fine abbiamo costruito un enorme cavallo, che richiedeva sei persone per essere manovrato, e la relazione tra il ragazzo e il cavallo si sviluppava tutta grazie all'immaginazione del pubblico: lo vedevi accarezzare il cavallo, che muoveva la testa, e da lì veniva colto l'amore tra i due.
Ho curato questa produzione epr quattro anni, studiando a fondo il linguaggio dei gesti e il potere dell'immaginazione del pubblico, e questo si vede nel mio romanzo: dai movimenti dello scarabeo si capisce ciò che cerca di comunicare a Darkus. È il lettore a cogliere questi gesti, e i bambini sono bravissimi in questo: quando vado nelle scuole lo scarabeo è sempre il personaggio più amato.
Agli adulti interessa Darkus, ma ai bambini piace l'insetto e ne colgono ogni atto gentile.
Alcuni dei comportamenti dello scarabeo mi hanno ricordato quelli dei cani, sai?
Il modo di abbracciare, per esempio.
Non ho cani, ma ho dei gatti: amo gli animali!
E anche in loro si riscontra questo comportamento, in effetti.
Credo che comunque l'unica differenza sia che siamo più portati a dimostrare affetto ai mammiferi piuttosto che agli invertebrati. O agli uccelli: io amo gli uccelli, ma se ne entra uno in casa impazzisco, perchè come faccio a farlo uscire?
Diciamo che tutto sta meglio nel suo giusto ambiente naturale!
L'autrice ci ha mostrato un video in cui il suo personale scarabeo si muove felice sulla copertina di "Beetle Queen", secondo volume della serie!
Parliamo della tua "cattiva", di Lucretia?
Un personaggio davvero peculiare, scienziata ma anche fashion stylist: com'è nata?
Ha un passato da scienziata, ma il suo business è nella moda.
Ho scelto queste due sfaccettature per il suo personaggio perchè Lucretia ha un grande piano, di cui saprete di più leggendo il secondo libro - centrato su di lei.
Lucretia nutre un profondo interesse scientifico, ma sa di aver bisogno di due cose per raggiungere i suoi scopi: soldi e potere.
In una società capitalista, capisce che il modo migliore per ottenerli è grazie a un business di copertura in un settore redditizio, come quello della moda.
Tutto quel glamour è una facciata.
Mi sono ispirata ad alcuni stilisti, come Alexander McQueen, il cui lavoro ha spesso tratto ispirazione da insetti e altri animali.
Come le sue Armadillo Shoes, acquistate da Lady Gaga?
Esatto, proprio loro! Hai capito di cosa sto parlando!
E poi in letteratura ci sono pochissime "cattive" alle quali è permesso aveve una personalità complessa. Ciò che rende Lucretia la "cattiva" non è la sua intelligenza, o il suo gusto per la moda: è la sua mancanza di empatia o di interesse per il prossimo. Persino per sua figlia.
È una dittatrice, conta solo ciò che brama e poco importa cosa si sacrifica per ottenerlo.
Quando era solo una scienziata era una semplice Lucy Johnson, prima che qualcosa scatenasse la sua rabbia - e sapete bene che non c'è nulla di più temibile di una donna arrabbiata!
Come mai una donna adulta, come antagonista, e non un altro bambino?
Perchè credo che nei miei libri succedano sostanzialmente due cose: i bambini, che hanno la mente aperta e imparano cosa sia il mondo attraverso ciò che li circonda, imparando anche a riconoscere ciò per cui valga la pena lottare, e gli adulti come Lucretia, che hanno già fatto le loro scelte. Poco importa se siano giuste o no.
Se nei prossimi cinquant'anni la situazione climatica degenererà o no dipenderà da ciò che faranno i ragazzi e i bambini di oggi: il futuro è nelle loro mani.

Una curiosità: hai avuto voce in capitolo per quanto riguarda l'aspetto grafico dei tuoi libri - copertine ed illustrazioni all'interno?
Ho il privilegio di poter approvare ogni cosa, e poter dire cosa ne penso, ma non avevo mai sentito parlare di Júlia Sarda - che ha illustrato il primo volume della serie oltre a realizzare le due copertine.
All'inizio avevo proposto tre illustratori che apprezzavo, ma erano impegnati per almeno due anni.
Mi hanno proposto Júlia Sarda, e il suo portfolio era così incredibile da lasciarmi a bocca aperta. Mi ha conquistata subito con la sua edizione spagnola di "Alice nel paese delle meraviglie", e ha fatto un lavoro splendido. Purtroppo ora è troppo famosa, quindi per ils econdo voume ha realizzato solo la copertina, mentre i disegni all'interno sono opera di un altro illustratore che però ne ha mantenuto lo stile dando solo un suo tocco personale.
Ho già potuto vedere la copertina del terzo volume della trilogia, che sarà verde, e l'adoro!
Nel tuo romanzo ogni scarabeo ha un potere speciale, ma qual è il vero potere di ogni personaggio?
Quello di Darkus è il talento nell'osservazione: non formula giudizi affrettati ed è una persona che non si butta a capofitto nelle situazioni. Riflette su ciò che vede, e nel mondo reale più rifletti sulle cose, meglio comprendi la realtà che ti circonda.
Virginia, al contrario, tende a non pensare troppo - ed è il personaggio che mi assomiglia di più.
Si butta capofitto nelle situazioni e le piace concludere in fretta ciò che inizia.
Bertolt è invece molto riflessivo e tranquillo, gli piace meditare prima di agire, anche se poi scopriamo questa sua passione segreta per le esplosioni.
Ha una mente scientifica, ingegneristica e matematica, al contrario di Darkus che è più il tipo di persona che analizza i comportamenti altrui.

Parliamo un po' delle tue letture: quanti altri autori di libri per ragazzi leggi, per documentarti o per svago, e quanto spazio lasci ad altri generi letterari?
Da bambina ho letto moltissimo, ed ero abituata ad andare per autore.
Questo è cambiato quando sono cresciuta, e ho perso per un po' il contatto con la letteratura per l'infanzia. Prendi per esempio Harry potter: non ne avevo nemmeno sentito parlare fino all'uscita del terzo libro (è l'anno in cui la serie diventa celebre grazie alla trasposizione cinematografica, ndr), poi ovviamente ho divorato la serie intera.
Le storie che mi influenzano ancora quando scrivo sono quelle lette tra gli 8 e i 12 anni: poco importa che io abbia letto la trilogia Millennium o "L'amore bugiardo", di quei libri pur avendoli apprezzati faccio fatica a ricordare i nomi dei personaggi.
Leggo moltissima literary fiction, strascico dei miei studi, ma se penso a ciò che ho letto e ha influenzato lo sviluppo della mia personalità risalgo per forza a ciò che ho letto a 10 anni.
Per questo voglio scrivere libri per bambini: amo l'idea di poter influenzare positivamente qualcuno, e gli adulti ormai hanno una personalità sviluppata e un'opinione sulle cose che difficilmente riesci a cambiare.
Forse se volessi guadagnare di più scriverei per adulti, ma volendo trasmettere un messaggio - come ad esempio l'importanza degli insetti - il mio pubblico ideale sono bambini e ragazzi.
Sull'importanza degli insetti sono serissima, e il bello è che da un lato noi nemmeno ci rendiamo conto di quanto ne abbiamo bisogno, dall'altro loro non hanno assolutamente bisogno di noi.
Anzi, noi distruggiamo i loro habitat naturali senza pensarci due volte.
Se ci pensi, c'è chi viaggia fino in Africa per riuscire a vedere gli elefanti prima della loro estinzione: se uno scarabeo fosse grande quanto un elefante, sarebbe un animale molto più rilevante.
Quello che spero è che ogni bambino possa poi andare in giardino, scoprire uno scarabeo, prenderlo in mano e dire «Lo so cosa sei! Sei uno scarabeo, hai due paia di ali, voli!» e realizzare di aver imparato qualcosa divertendosi.
Leggo moltissimi libri per ragazzi ancora adesso, soprattutto quelli degli autori che sono anche amici oltre che colleghi, e ho alcuni "autori del cuore" come David Almond e Philip Pullman.

Ultima domanda: se tu fossi uno scarabeo, quale ti piacerebbe poter essere?
Sicuramente un Rainbow Scarab Beetle, che è la specie a cui appartengono i miei. È la specie che vive più a lungo, e ha una corazza iridescente dalle sfumature di colore incredibile.
Hanno anche gusti particolari: ai miei piace la gelatina di fragole!

Grazie, grazie, grazie a De Agostini e a M.G. Leonard per questa piacevolissima chiacchierata!
Avete già letto il romanzo? Vi è piaciuto?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"L'estate più bella della nostra vita" di Francesca Barra [BlogTour]

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alla mia tappa del blogtour di "L'estate più bella della nostra vita" di Francesca Barra, edito Garzanti (rilegato a 16,40€):
L’estate è la stagione della libertà, dei sorrisi e del profumo di salsedine. Ma per Giulia e Lorenzo quest’anno tutto è diverso. Sono costretti a trascorrere due lunghi mesi in Basilicata, la terra d’origine della madre. Una terra lontanissima da loro, cresciuti al Nord. Una terra di cui non hanno ricordi, perché da quando erano piccolissimi non ci sono più tornati. Una terra dove c’è una famiglia di cui non sanno nulla. I due ragazzi preferirebbero essere da qualsiasi altra parte invece che con quei nonni così all’antica, quelle zie troppo amorevoli, quei cugini che pur essendo coetanei sembrano distanti anni luce da loro. Eppure giorno dopo giorno scoprono la magia di un posto dove sembra che il tempo si sia fermato. Dove lo stare a tavola insieme vuol dire prendersi cura l’uno dell’altro. Dove l’amicizia è un valore importante. Ma anche lì, in quei luoghi che profumano di liquirizia selvatica, ci sono dolori che non si ha il coraggio di portare in superficie. Ci sono segreti che raccontano di un amore che ha diviso una famiglia. Che ha diviso tre sorelle per troppo tempo.
Ora Lorenzo e Giulia sono pronti a rompere quell’equilibrio di bugie e segreti, sono pronti a farle riavvicinare. Perché non esiste mai una sola verità. Perché dopo mille estati malinconiche arriva sempre un’estate in cui si diventa adulti per davvero. Un’estate in cui si riavvolge il filo di ciò che si credeva perduto per sempre in silenzi e malintesi. Un’estate in cui ci si innamora, in cui i ricordi non fanno più male. L’estate più bella della propria vita.   
Francesca Barra torna alle atmosfere che l’hanno fatta amare dai lettori: la Basilicata e i legami familiari. Dopo il grande successo di Verrà il vento e ti parlerà di me e Il mare nasconde le stelle, un nuovo attesissimo romanzo indimenticabile. La storia di amori e amicizie che permettono agli adolescenti di diventare adulti felici. La storia di tre sorelle e la difficoltà di un unione così forte e innata. La storia di un’estate che ha perso il suo velo di nostalgia per diventare quel momento in cui ogni cosa torna al suo giusto posto.

Per la mia tappa ho pensato di proporvi un cocktail - rigorosamente analcolico - fresco e decisamente estivo, perfettamente in tema con il titolo del romanzo:
Sarà perfetto per rilassarvi a bordo piscina con la vostra copia del libro!
Copia che potreste adottare proprio seguendo il blogtour, pensate un po' ;)
Per provarci, è sufficiente che compiliate in ogni sua parte il modulo qui sotto, e che seguiate le sue istruzioni:

a Rafflecopter giveaway Non perdetevi nessuna tappa seguendo il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 19 aprile 2017

"Driven - Travolti dal sentimento" di K. Bromberg

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Driven - Travolti dal sentimento" di K. Bromberg, edito Fabbri Editori (brossurato a 16,90€):
Amare Colton è come guidare una Ferrari a fari spenti nella notte. E Rylee lo sa, nel profondo sente che lui non è l'uomo giusto: troppo famoso, troppo bello, troppo fuori controllo. Stargli accanto, infatti, significa vivere secondo folli regole e scendere a compromessi su questioni fondamentali come fedeltà e fiducia. Due parole che non sembrano proprio rientrare nel suo vocabolario. Eppure decide di abbandonarsi alla passione e a quei momenti di feroce desiderio che sono diventati la sua droga. Una droga che è stata persino capace di offuscare il ricordo del suo grande amore Max, scomparso tragicamente. Ma quando un giorno dice l'unica cosa che Colton non avrebbe mai voluto sentire, la rottura è inevitabile e il dolore che le provoca lancinante. A Rylee non resta allora che augurarsi di non incontrarlo mai più. Le loro strade, però, sono destinate a incrociarsi nuovamente...

Ho letto durante le vacanze di Natale "Driven - Guidati dalla passione", e mi è piaciuto parecchio: ero curiosissima di scoprire il seguito, ed ecco che approfittando di un sabato sera pigro e casalingo ho recuperato anche la lettura del seguito.

Colton e Rylee sono più appassionati che mai, e non c'è bacio che non sfoci in un'effusione al calor bianco. poco importa se in privato o in pubblico.
Colton è il tipo d'uomo per cui mai avrebbe pensato di poter provare qualcosa, eppure neanche Rylee può negare l'evidenza: riesce a farla sentire viva come nessuno prima.
Il dolore per la perdita di Max è sempre presente, ma ora nel suo cuore c'è posto anche per un nuovo sentimento, quello con la lettera A che terrorizza a morte l'affascinante pilota.
In questo secondo volume il passato oscuro di Colton viene definitivamente allo scoperto, e quella che poteva essere solo un'infanzia difficile si rivela ben presto al lettore come qualcosa di terrificante.
Non è facile per lui adattarsi a quella che sta diventando una vera relazione, e non è facile per Rylee sentirsi veramente voluta da Colton quando lui sembra essere incapace di dirglielo....
Ragazzi, che lettura!
Posso dire di averlo davvero divorato, questo: l'ho iniziato al momento di andare a letto, e mi sono trovata sveglia alle tre di notte con il libro terminato in mano.
Non chiedetemi eprchè, in piena frenesia da Tempo di Libri, io mi sia messa a leggere un arretrato: è stata una decisione impulsiva, dopo mesi che i volumi di questa serie mi fissavano dalla libreria.

Ho apprezzato moltissimo avere tante pagine dal POV di Colton, e di poter entrare nella sua mente e nel suo cuore, scoprendone dolori e paure.
Certi passaggi mi hanno stretto il cuore ed emozionata moltissimo.
Per Colton le cose si fanno parecchio intense, ed è anche per questo che, mio malgrado, stavolta boccio Rylee senza possibilità di appello.
L'ho trovata egocentrica, superficiale e anche parecchio stupida.
Una persona che di professione si occupa di ragazzi che hanno subito violenze di fatto capirebbe subito la situazione di Colton, soprattutto quando ancora un po' glielo dice pure il lattaio che sì, ha avuto un'infanzia dura.
Per non parlare poi del suo lamentarsi della mancanza di fiducia di Colton nei suoi confronti per poi credere a qualsiasi idiozia detta da chiunque invece che a lui.
#PiùColtonPerTutte ma meno Rylee, insomma.

K. Bromberg rende impossibile non leggere il terzo volume, dopo QUEL finale al cardiopalmo che ci fa temere davvero il peggio. Non si fa!
Va da sè che ho iniziato immediatamente a leggere "Driven - Vinti dall'amore", e sono già a pagina 129. Ve ne parlerò presto, a quanto pare ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Scegliere la gentilezza è un atto di coraggio: intervista a R.J. Palacio

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ospita una grande, grandissima donna ed autrice: R.J. Palacio!
Proprio lei, la penna (o meglio, la mano sulla tastiera) dietro "Wonder", uno dei miei libri preferiti!
Quando i tuoi libri vengono fotografati in contesti più lussuosi dei tuoi
Incontrarla è stato straordinario, ed ecco di cosa abbiamo parlato!

Partiamo da "Wonder", perchè non è stato solo un successo editoriale: ha dato il via a un vero e proprio movimento etico, il movimento #ChooseKind (qui trovate l'account Tumblr dal quale è partito). Era qualcosa che avresti mai immaginato?
Ah, non avrei mai potuto immaginare che da ciò che stavo scrivendo sarebbe nato qualcosa come il movimento #ChooseKind! Credo che sia il tipo di cosa che se cerchi di far accadere per forza sei destinato a fallire: deve nascere spontaneamente.
Solo dopo la pubblicazione di "Wonder" ho realizzato che molti insegnanti e bibliotecari lo utilizzavano per introdurre il tema del bullismo in classe e con i gruppi di lettura.
Sfruttavano la storia e i suoi personaggi per fare domande, per chiedere «Cosa ne pensi di questa scena?» o «In chi ti immedesimi maggiormente?», o ancora «Tu come ti comporteresti, se qualcuno come Auggie si presentasse nella tua classe?».
E non solo: la discussione verteva poi sempre sulla gentilezza.
È stato il mio editore a lanciare l'account Tumblr di #ChooseKind, e immediatamente ha avuto un numero altissimo di visite: prima ancora di rendermene conto, era nato un movimento.
Alle persone sembrava piacere davvero l'idea di scegliere la gentilezza: è l'idea stessa della scelta, credo, a rendere il tutto così rigenerante.
Perchè di scelta si tratta, se essere gentile o non esserlo, e l'idea di educare anche i bambini a scegliere la gentilezza.
Possiamo dire che spesso è molto più facile non esserlo?
Certo che sì! È difficile essere gentili! È molto più facile non esserlo, o essere appena appena carini. Ma essere gentili nel profondo e a tutto tondo, quello sì che è difficile.
A volte si deve anche andare contro il proprio istinto naturale, per rispondere con la gentilezza a un torto, e questo solo perchè è la cosa più giusta da fare.
Credo però, e come me lo credono in molti altri, che la gentilezza sia contagiosa, e che se ogni giorno scegliamo di compiere un atto gentile verso qualcun altro, la gentilezza si diffonderà sul serio.

Un altro tema che il tuo libro affronta è quello della malattia, in particolar modo della sindrome di Treacher Collins, di cui soffre Auggie. Non è una malattia diffusa o molto conosciuta, e mi chiedevo: quante ricerche hai dovuto fare, e quanto è stato effettivamente facile farle, mentre scrivevi il tuo libro?
Quando ho iniziato a scrivere la storia di Auggie, non ero così concentrata sulla malattia e così specifica nel parlare di ciò di cui soffriva. In un certo senso, non mi importava: nella mia mente aveva un aspetto preciso, e mi bastava. Però poi ho deciso di scrivere anche dal punto di vista di Via, e ho realizzato che sì, dovevo saperne di più. Ho visitato il centro di ricostruzione facciale dell'università di New York, e ho trascorso ore in biblioteca facendo ricerche.
Per non parlare poi del fatto che dovevi rendere la malattia di Auggie comprensibile a lettori molto giovani.
Il vantaggio qui veniva dal fatto che venivi a saperne di più sulla malattia mano a mano che conoscevi i personaggi. Mi è stato detto spesso dai lettori che in un primo momento non avevano proprio idea di che aspetto avesse Auggie, e che una volta scoperto gli erano così affezionati che ormai il suo aspetto non importava più.

Una curiosità personale: accanto a "Wonder" abbiamo novelle dedicate per Julian, Christopher e Charlotte.
Hai mai pensato di espandere anche la storia di Via?
Sai perchè ho scelto proprio loro tre? Perchè le loro voci non erano presenti in "Wonder", mentre Via aveva già un suo punto di vista.
Tuttavia, se dovessi espandere ulteriormente la storia, Via e Ximena sarebbero le prossime.
Quella di Via è la voce della figlia che "sta bene", e che per questo in fondo viene un po' lasciata a sè stessa.
Perchè sta bene. Via a volte vive la sua salute di ferro come una croce da portare, perchè spesso resta tagliata fuori da quella bolla che include i suoi genitori e Auggie.
Via è brava a scuola, è una brava ragazza, ma spesso si comporta bene non tanto perchè lo senta, quanto per non dare problemi ai genitori che ne hanno già passate tante.
Credo che anche se avesse un'occasione per ribellarsi, non lo farebbe.
Una curiosità su Via: in origine avevo incluso in "Wonder" una scena in cui la ragazza parlava di maternità, e del fatto di non volere figlia. Orientando il libro a lettori molto giovani ho deciso di toglierla, ma se in futuro Via avesse la sua storia la riproporrei.

Il mio preferito, però, devo ammetterlo, è Julian. Con lui hai fatto l'impossibile: ci hai fatti affezionare al bullo. È impossibile leggere la sua novella e non provare una grande empatia nei suoi confronti. La sua storia è nata come novella o all'inizio avevi un'idea differente?
All'inizio il suo punto di vista doveva far parte di "Wonder", quindi sapevo già quale fosse la sua storia e che la sua cattiveria nasceva dalla paura. Sapevo che quella era la motivazione che stata dietro al suo pessimo carattere.
Tuttavia, "Wonder" è la storia di Auggie, quindi tutto ciò che leggiamo ci porta a conoscere e comprendere maggiormente Auggie. Di fatto, Julian non ha mai voluto conoscere Auggie, quindi da questo punto di vista il suo punto di vista non apparteneva a quel romanzo.
Per questo ho deciso che, magari, in futuro, avrei raccontato la sua storia separatamente.
Volevo che i lettori potessero scoprire la sua storia e comprendere che fare un errore non ci rende persone cattive. Si può chiedere scusa, e ripartire da lì.
Per Julian a cambiare tutto è l'intervento di sua nonna.
E forse la soluzione al bullismo è proprio questa, educare i bambini.
Più si sensibilizzano i bambini al tema del bullismo, meno probabilità ci sono che diventino bulli una volta arrivati alle medie, o al liceo.
Esatto! Anche perchè più crescono e più è difficile far loro comprendere che sì, quello che stanno facendo è bullismo. Molti non lo realizzano. Julian non comprende di essere il cattivo della storia fino a quando la nonna non devide di condividere il suo aneddoto di gioventù, e realizza di essere il bullo della sua, di storia.
Oggi, poi, attraverso la rete, è ancora più difficile diventare bulli. Puoi esprimere odio e cattiveria attraverso ogni social network, nascosto dietro a un computer.
Puoi persino essere un bullo anonimo, ed è terribile. Ho letto di quelle cose su Twitter che...
Ma forse la soluzione è proprio rispondere con gentilezza. Di solito chi si vede rispondere così resta disorientato.
Ah, questo sì! Ma perchè molte persone non sanno proprio come gestire la gentilezza: non sanno cosa farci!
Da lettrice, sono sempre curiosa di scoprire che lettori siano i miei autori preferiti.
Cosa troviamo sul tuo comodino al momento?
Puoi crederci o meno, ma il romanzo che ho deciso di portare con me in viaggio è "L'ultimo cavaliere" di Stephen King (il primo volume del ciclo de La torre nera, ndr).
Non so come mai, probabilmente sono entrata nella mia fase King.
Attraverso delle vere e proprie fasi con le letture: c'è stata la fase tedesca, in cui ho letto Thomas Mann, Heinrich Böll e Günter Grass per circa due anni; la fase latino-americana in cui ho letto tutto Gabriel García Márquez e Julio Cortázar; la fase francese, con Albert Camus.
Non so come mai.
Anche ora, prima di iniziare il romanzo di Stephen King ero in piena fase Cormac McCarthy.
Non avevo mai letto nulla di McCarthy fino a tre anni fa, e una volta finito "La strada" ho voluto leggere tutto. Credo che al momento sia il mio autore preferito in assoluto.
Leggi anche saggistica?
Non molta, anche se mi piacerebbe riuscire a leggere più saggi storici.
Ma adoro Malcolm Gladwell (autore di "In un batter di ciglia" e "Fuoriclasse", editi Mondadori, ndr): il secondo, in particolare, mi ha davvero colpita!

Ricordo le tue prima interviste, e in particolare il tuo non definirti una scrittrice perchè non potevi dire se nel tuo futuro ci fossero altre storie oltre a "Wonder".
Ora che è passato del tempo, hai cambiato opinione?
Sì, perchè ho lasciato il mio lavoro due anni fa per scrivere a tempo pieno.
Quando ho scritto "Wonder" lavoravo, e l'unico momento libro che avessi per scrivere era di notte, a volte anche fino alle tre di mattina: ora che scrivo di giorno, dormo meglio!
Sono però felice di aver lavorato sodo per tutta la vita, perchè ora posso, se ne ho bisogno, prendermi un giorno di riposo: a volte serve!
Posso passeggiare, rilassarmi.
Quando hai una carriera, e sei anche una madre, sei letteralmente sempre di corsa: ogni secondo della tua giornata lo passi a lavorare in fretta, correre a fare commissioni, prenotare visite dal pediatra, riempire borse del calcetto.Va avanti così per anni e nemmeno ti rendi conto di quanto sia pesante, fino a quando non ti prendi una pausa e ti rendi conto che è il momento di rallentare.
In fondo è così che vivono anche i genitori di Auggie e Via: corrono, si affannano, si preoccupano.
Ricordo di essermi chiesta, quando ho letto per la prima volta il romanzo, quanto spazio ci fosse per la felicità in tutto questo. Vista da fuori, la loro vita da genitori è un incubo.
Mi fa davvero piacere che tu abbia sollevato la questione, non lo fa quasi nessuno.
Ed è vero, credo che per molti versi lo sia.
Sarà sempre una battaglia per rendere il più possibile normale la tua vita, e ovviamente chi convive con malattie incurabili non vuole vivere ogni giorno nella tragedia.
I genitori di questi bambini ridono, scherzano, sorridono per ogni piccola cosa cercando di rendere il più possibile normale la loro vita di ogni giorno.
Ho incontrato un bambino di undici anni, nato senza un orecchio, che adorava fare scherzi a tutti con la sua protesi: faceva cadere l'orecchio finto nel piatto di tutti per farli spaventare.
I genitori lo trovavano esilarante, e lui si divertiva moltissimo.
Penso che chi vive una condizione simile a quella di Auggie e dei suoi genitori lavori ogni giorno per rendere la sua vita migliore, facendo del suo meglio per trarre il bello da ogni piccola cosa.
In fondo è quello che facciamo tutti: questa è la nostra vita, e dobbiamo fare del nostro meglio per renderla speciale.
La madre di Auggie prega ogni giorno che il mondo sia gentile nei confronti del suo bambino, ed è la preghiera che ogni madre fa ogni giorno della sua vita.

Ringrazio moltissimo Giunti e R.J. Palacio per la possibilità di parlare dei suoi romanzi, di bullismo e di libri - perchè si sa che noi lettori andiamo sempre a parare lì, in qualche modo - e spero che recupererete tutti la lettura di "Wonder" perchè di questo romanzo si può dire: vi cambierà la vita.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 18 aprile 2017

Anteprima: "Dentro l'acqua" di Paula Hawkins

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Dentro l'acqua" di Paula Hawkins, edito Piemme (rilegato a 19,50€) in uscita il 2 Maggio:
Quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell'Inghilterra, Julia Abbott è costretta a fare ciò che non avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui, l'hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare.
Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella, ce n'è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato la fine - donne "scomode", difficili, come lei -, ma mai e poi mai le avrebbe seguite.
Allora qual è il segreto che l'ha trascinata con sé dentro l'acqua? E perché Julia, adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l'acqua, è difficile da scoprire a Beckford: è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra.
Con la stessa voce che ha incantato i diciotto milioni di lettori de "La ragazza del treno", e la stessa capacità di spiare le vite degli altri, Paula Hawkins ci regala un thriller incredibilmente avvincente, che vi farà girare le pagine in modo compulsivo, fino all'inaspettata, sconvolgente rivelazione finale.

Sono curiosissima!
Non solo perchè "La ragazza del treno" mi era piaciuto - era un po' lento come thriller, ma come romanzo era davvero bello - ma soprattutto perchè mi intriga da matti pensare che questo è il secondo lavoro dell'autrice dopo un successo mondiale praticamente senza precedenti.
Come torni a proporti dopo un trionfo simile?
Come affronti le aspettative altissime dei lettori?
Per quanto mi riguarda, la trama mi ha messo i brividi, e sono prontissima a godermi questa lettura!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3