lunedì 23 ottobre 2017

"Fino all'ultima parola" di Tamara Ireland Stone: Sam e il disturbo ossessivo compulsivo

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Fino all'ultima parola" di Tamara Ireland Stone, edito Leggereditore (rilegato a 14,90€) in uscita il 26 Ottobre:
A prima vista Samantha McAllister sembra essere come tutte le ragazze della sua età, ma dietro il suo aspetto curato nasconde un segreto che non ha mai confidato a nessuno. Tormentata da un flusso continuo di pensieri negativi, paranoie e fissazioni, come quella per il numero tre, Sam soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo che rende difficile non solo il suo rapporto con gli altri ma anche e soprattutto con sé stessa. C’è solo un luogo in cui riesce a sentirsi veramente libera: la piscina, per lei fonte di ispirazione, riconciliazione con il mondo e, soprattutto, con la propria mente. Ma una volta fuori dall’acqua, è tutta un’altra storia... Forse ciò di cui avrebbe bisogno è circondarsi di amici migliori, veri e profondi, proprio come lei. Decide così di entrare in un gruppo segreto, l’Angolo dei Poeti, per aprirsi a nuove esperienze. E qui, in modo del tutto inaspettato, incontra AJ da cui si sente subito attratta. Per Sam, però, è tutt’altro che naturale lasciarsi andare, e assecondare i propri sentimenti non sarà affatto un’impresa facile...
Un romanzo sull’importanza dell’amicizia autentica e vera, per ritrovare sé stessi lungo un emozionante percorso attraverso le parole.

Ricordate la duologia "Stay"/"Away" uscita qualche anno fa per Chrysalide Mondadori?
Mi era piaciuta moltissimo, e attendevo con ansia che qualcuno riportasse in Italia Tamara Ireland Stone: finalmente ci siamo, e giovedì "Fino all'ultima parola" sarà in tutte le librerie!

Stavolta l'autrice parte da un'esperienza personale e dalla storia vera di C., una ragazza affetta da disturbo ossessivo-compulsivo, per creare il personaggio di Sam e raccontare il suo percorso.
Ma cos'è davvero il disturbo ossessivo-compulsivo?
È definito come un disordine psichiatrico capace di manifestarsi in una gran varietà di forme, ma è principalmente caratterizzato dall'anancasmo, una sintomatologia costituita da pensieri ossessivi associati a compulsioni (azioni particolari o rituali da eseguire) che tentano di neutralizzare l'ossessione.
Sam, per esempio, è ossessionata dal numero tre: prima di iniziare a scrivere deve picchiettare la punta della penna sul foglio tre volte, l'ultima cifra sul contachilometri della sua auto deve essere un tre, e via dicendo.
Ma se fosse solo questo sarebbe una cosa gestibile: il problema è che i pensieri di Sam sono come un martello pneumatico sempre in funzione, e non solo condizionano ogni sua azione nella vita di ogni giorno (dal suo modo di ascoltare la musica a quello di guidare, dal suo rapporto con le amiche di sempre a quello con i ragazzi) ma influiscono pesantemente anche sulla sua salute fisica.
Sam spesso fa fatica a mangiare e senza sonniferi non riesce a dormire, e questo rende il suo disturbo non solo fastidioso ma anche pericoloso.

È curabile? Sì e no.
Sam affronta un percorso di psicoterapia e ha una terapia farmacologica da seguire scrupolosamente, ma la verità è che la sua vita sarà un costante combattere: dovrà sfidarsi a reprimere ogni pensiero ossessivo, ogni volta che proveranno a travolgerla.
L'autrice stessa specifica in una nota al lettore quanto importante siano le terapie per Sam, e il ruolo cruciale che hanno nel suo percorso verso l'equilibrio psicofisico: sarebbe sbagliato far credere che basti conoscere dei nuovi amici e scrivere qualche poesia su un quaderno per guarire, anche se è innegabile l'effetto positivo dell'Angolo dei Poeti e di AJ su Sam.

Ecco la prima poesia che Sam legge ad alta voce di fronte ai membri dell'Angolo dei Poeti, in cui mette a nudo la sua ossessione per il numero tre:

Costruire altri muri

Tutte queste parole
appese alle pareti.
Ispirate, divertenti, bellissime,
perché sono vostre.

Non avete paura
come me di
ascoltare, parlare, pensare.
Paura delle parole.

Però adesso basta.
Non voglio più
rimanere in silenzio,
tenermi tutto dentro
dove chiuso marcisce
e mi controlla.
Adesso sono qui.
Devo lasciarle uscire,
liberare le parole,
costruire altri muri.

Per scoprire le altre poesie di Sam e dei suoi amici, e per farvi rubare il cuore dalla storia di Sam ed AJ, l'appuntamento è in libreria il 26 Ottobre (ma l'ebook è già disponibile a 4,99€ su tutti gli store digitali), ma non perdetevi tutti gli altri contenuti dedicati al libro:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Halloween sulla punta delle dita: tre nail-art da copiare subito!

Buongiorno a tutte, fanciulle!
C'è qualcosa di più divertente e colorato di una nail-art a tema? Credo di no!
Ed Halloween offre moltissimi spunti, quindi vediamo subito tre nail-art veloci e semplici da realizzare che potrete sfoggiare in questi giorni:
Ma vediamo con ordine, una alla volta!
I gatti non sono mai abbastanza, e per questo mix di orecchie e sederini all'insù con tanto di coda attorcigliata basta davvero poco: vi serve solo un pennello sottile e una coppia di colori in contrasto - anche il gatto bianco su fondo nero può essere molto, molto carino!
Questi fantasmi hanno gli occhi in rilievo e che prendono vita ogni volta che muovete le dita: potete usare il set di sticker della collezione "Bootiful Nights" di Essence, oppure procurarveli in mezzo agli articoli da bricolage: basta una goccia di smalto trasparente sul retro per fissarli, e il gioco è fatto!
Infine, non è Halloween senza un tocco di Frankenstein!
L'anno scorso vi ho proposto un'unghia verde decorata da tante piccole cicatrici, ma quest'anno volevo qualcosa di diverso.
Vi basta coprire con il verde la parte bianca dell'unghia e realizzare una simil-cicatrice dove smalto e unghia nuda si incontrano, per poi fissare tutto con il trasparente.
Per ottenere tratti sottili usate uno stuzzicadenti ;)

Per realizzarle mi sono affidata ai miei smalti di fiducia, che mi accompagnano da tre anni nel decorare le mie unghie per Halloween. Sto parlando degli smalti Astra e Faby, che mi avete visto usare tantissime volte e con i quali mi trovo davvero molto, molto bene, o del mio amato "Vice Versa" di Essie.
Non importa quante scelte si abbiano, certi preferiti restano nel cuore!

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

domenica 22 ottobre 2017

"L'amore mi chiede di te" di Lucrezia Scali

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "L'amore mi chiede di te" di Lucrezia Scali, edito Newton Compton (rilegato a 10€) in uscita il 23 Ottobre:
Roccamonte è una cittadina tranquilla, dove non succede mai molto. Per questo fa notizia anche l’apertura di una tisaneria: a gestirla è Selva, una ragazza arrivata da poco in paese. Considerata strana sin da piccola, per i suoi gusti diversi dalle coetanee, Selva ha un dono particolare: è brava ad aiutare chi è in difficoltà. Per qualsiasi problema, lei ha pronto un rimedio a base di erbe. Enea è il primo cittadino di Roccamonte: disponibilissimo con tutti, gentile e cordiale. Eppure assolutamente restio a lasciarsi coinvolgere. Tanto meno da Selva, con la quale Enea non sembra avere niente in comune. Ma nonostante si ripeta che deve starle alla larga, non può negare, almeno a se stesso, di esserne attratto. Quando finalmente tra i due sta per nascere qualcosa e lui pare deciso a lasciarsi andare, qualcuno fa ritorno in paese... Qualcuno che appartiene al passato di Enea.

Ero curiosissima di scoprire quello che è il terzo romanzo di Lucrezia Scali ad arrivare in libreria, dopo il successo di "Te lo dico sottovoce" e dopo "La distanza tra me e te".
Stavolta a farci compagnia non sono i cani, però: stavolta, tra una tazza di tisana e un'agguerritissima gara di torte, ci sono tanti, tantissimi gatti.

Eh sì, avete capito bene: gatti.
Gatti adottati da Selva, che è appena arrivata nella sonnacchiosa Roccamonte e ha aperto una tisaneria dove a fare da padrone sono le sue tazze di porcellana colme di infusi profumati, i suoi ottimi dolci e tanti amici a quattro zampe.
Il paese guarda con sospetto questo strano locale dall'identità eclettica, in cui troviamo le porcellane retrò, i gatti tipici dei neko café giapponesi e un nome indiano, "Shanti" (e ammettiamolo, qualche ragione gliela possiamo riconoscere: in paesi come Roccamonte un simile pastiche risulta incomprensibile), ma Selva dalla sua ha un dono che rende il suo lavoro unico.
Dalla nonna ha ereditato il dono di leggere nel cuore delle persone e di proporre loro l'infuso - e il consiglio - giusti, e devo dirlo subito: è impossibile non innamorarsi di ogni passaggio del libro dedicato alla nonna di Selva.
Una nonna-mamma, che ha supplito dove i genitori della bambina non erano capace di dare amore  e affetto in giusta misura, e che continua a guidarla anche ora che non c'è più perchè l'amore è un abbraccio che non si cancella, a prescindere da tutto.

In tutto questo, non poteva mancare un uomo, e tenetevi forte perchè Enea vi piacerà TANTISSIMO: stavolta niente bad boy pseudo-tormentati che si esprimono a grugniti e occhiate scure.
Stavolta il protagonista è un uomo vero, che si destreggia come può tra un lavoro di responsabilità - è il sindaco di Roccamonte, incarico che gli dà soddisfazione quando riesce a gestire in modo efficiente problemi e piccole crisi ma che lo prosciuga quando deve sedare battibecchi degni della peggiore riunione condominiale, e come dargli torto? - e una figlia che sta cercando di crescere da solo come può, aiutato dai genitori.
Difficile trovare il tempo per una nuova storia, soprattutto quando la voglia di mettersi di nuovo in gioco non c'è: ma non appena i suoi occhi si posano su Selva, desideri e pensieri a lungo sopiti si risvegliano ed Enea si trova ad avvicinarsi alla ragazza nonostante ce la metta tutta per combattere i suoi impulsi.

Quella di Enea e Selva è la storia di due solitudini che si incontrano e si annullano, e di due persone che prima di darsi completamente l'uno all'altra devono completare un percorso personale non facile, ma che li fa crescere e maturare entrambi.
Divorerete le 310 pagine di questo romanzo ansiose di arrivare al finale, ma godetevi il viaggio perchè ne vale davvero la pena ;)
La prosa di Lucrezia Scali è ottima, le descrizioni davvero azzeccatissime e la scelta dell'ambientazione italiana vincente: Roccamonte vi affascinerà, e romanzi come questo sono la prova che non c'è bisogno di sistemare due personaggi da Starbucks a New York per scrivere un romance accattivante.
L'amore non manca, ma non è mai quell'amore stucchevole ed eccessivamente sdolcinato che risulta subito artefatto. Al contrario, la storia di Enea e Selva cattura proprio perchè sembra "vera", e insomma, se dove abitate c'è in giro un sindaco giovane e carino, tenete gli occhi aperti che non si sa mai XD

Consigliatissimo ai fan dei libri di Cristina Caboni, perchè in questo romanzo ho ritrovato tantissimi elementi ricorrenti nei suoi lavori, e ai fan di storie che ci portano negli angoli più suggestivi della provincia italiana perchè vi verrà voglia di fare la valigia e metetrvi alla ricerca della "vostra" Roccamonte.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 20 ottobre 2017

"Berlin. Il richiamo dell'Havel" di Fabio Geda e Marco Magnone

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Berlin. Il richiamo dell'Havel" di Fabio Geda e Marco Magnone, edito Mondadori (rilegato a 15€):
Gli adulti non esistono più. Nel 1975 il virus li ha uccisi e da tre anni uccide chiunque abbia più di sedici anni. Questa è l'unica certezza per i bambini e ragazzi allo sbando tra le spettrali vie di Berlino.
E invece no. Gli adulti esistono ancora. Uno di loro, Andreas Beck, sta cercando una cura al virus, mentre gli altri sono armati e pronti a tutto. Anche a sparare a Bernd. Intanto Jakob è ancora sconvolto da quando, nel mezzo di una tormenta di neve, ha dovuto salvare la sua peggior nemica, Wolfrun, caduta in un lago gelido con il cavallo Ziggy. Sembra che per entrambi da quel momento il mondo si sia capovolto e ora, in fuga dai loro nuovi nemici, si stanno per incontrare di nuovo….

Finalmente ci siamo! Aspettavo da mesi l'uscita del quinto volume di quella che è sicuramente una delle serie italiane per ragazzi più appassionanti, e quando è arrivato tra le mie mani con una settimana d'anticipo ero al settimo cielo: chissà cosa sarebbe successo ai miei piccoli berlinesi preferiti!

La neve ha coperto Berlino, e i nostri amici faticano non poco tra le scorte che si esauriscono troppo in fretta e il freddo che diventa ogni giorno più difficile da combattere.
Jakob deve affrontare il lutto più difficile dopo quello per i suoi genitori: Bernd, il suo amico più caro, non ce l'ha fatta. Il proiettile di Nico lo ha ferito troppo gravemente, e le acque gelide del fiume hanno fatto il resto.
Si era illuso che scoprire alcuni adulti ancora in vita volesse dire ricevere supporto, ma solo Andreas, il medico ancora impegnato a ricercare una cura al virus misterioso e letale che ha colpito la città, sembra davvero intenzionato ad aiutarli. Lo vuole abbastanza da rischiare tutto per lasciare l'isola degli adulti e incamminarsi con Jakob e Büchner Due - ora tornato a farsi chiamare semplicemente Louis.
Cosa riserverà loro l'inverno?

"Il richiamo dell'Havel" è uno dei volumi che ho preferito, e sicuramente uno di quelli che mi hanno emozionata di più.
A Bernd sono dedicati alcuni passaggi davvero strazianti, che ci ricordano che anche nell'eventualità in cui Andreas riuscisse davvero a trovare una cura per molti, troppi di loro sarà comunque troppo tardi: ci siamo dovuti accomiatare da molti personaggi, ma quella di Bernd è sicuramente la morte che mi ha toccata di più insieme a quella di Büchner Uno.
Il personaggio che domina la scena, però, è quello di Wolfrun: l'abbiamo conosciuta come leader spietata, imparando però allo stesso tempo a conoscere e comprendere il dolore che stava dietro alla sua decisione e alla sua freddezza, e in questo quinto volume la vediamo mettersi in discussione come mai prima. Un nuovo rapporto, a modo suo tenero, la lega alla piccola Anneke, e non potrete fare a meno di affezionarvi a lei. Nel bene e nel male.

Un altro personaggio al quale mi sono affezionata solo dal secondo volume in poi è quello di Timo, e il suo rapporto con Christa diventa quello che speravo da un paio di volumi a questa parte, e questo devo assolutamente dirlo: il loro primo bacio è uno dei più teneri che abbia mai letto, in assoluto.

È scorrevole, pieno di azione e di tensione, e una volta iniziato è impossibile posarlo prima di aver voltato l'ultima pagina, che lascia davvero con il fiato sospeso: mi serve il sesto volume, adesso.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è sempre stato quello delle dinamiche di gruppo che si sviluppano a Berlino, nel bene e nel male, e il vedere come la società dei ragazzi si fosse inizialmente spaccata letteralmente in due grosse comunità fondate una sul saccheggio e la violenza, e l'altra sulla collaborazione e il sostegno reciproco. Due modi opposti di reagire alla stessa situazione catastrofica.
Ora questi confini non sono più così netti, le carte si sono rimescolate e la differenza tra bene e male non è semrpe così evidente.
Wolfrun meritava di morire nel fiume? Probabilmente sì, ma questo non ha impedito a Jakob di salvarla. Bernd meritava un proiettile e l'ipotermia? No, era uno dei ragazzi più simpatici e affettuosi - ricordate il suo rapporto con Nina? - che ci fossero, ma questo non gli ha impedito di morire.
La vita non è giusta, a Berlino, e dire cosa lo sia è ogni giorno più difficile anche per chi, come Jakob, è stato fin dall'inizio uno dei "buoni".

"Berlin" resta una serie consigliatissima e vi segnalo che, se ancora doveste recuperarla, trovate in libreria anche "Berlin. Trilogia della città", il volume speciale che raccoglie i primi tre volumi e i diari dei ragazzi di Berlino, finora disponibili solo online (brossurato a 22€):
E non finisce qui: anche oggi potete scaricare un bellissimo contenuto originale e gratuito, cliccando sotto l'immagine:
CLICCA QUI!
Per recuperare i contenuti precedenti, scoprite le tappe precedenti del nostro viaggio attraverso la serie seguendo il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Chiacchierata con Fabio Genovesi su "Il mare dove non si tocca", il mare e la nostalgia

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite davvero speciale: Fabio Genovesi, autore di "Il mare dove non si tocca", edito Mondadori (rilegato a 19€):
Fabio ha sei anni, due genitori e una decina di nonni. Sì, perché è l'unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno - uomini impetuosi e pericolosamente eccentrici - se lo contendono per trascinarlo nelle loro mille imprese, tra caccia, pesca e altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà per lui un concentrato di sorprese sconvolgenti: è incredibile, ma nel mondo esistono altri bambini della sua età, che hanno tanti amici e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi misteriosi dai nomi assurdi - nascondino, rubabandiera, moscacieca. Ma la scoperta più allarmante è che sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant'anni senza sposarsi impazziscono. I suoi tanti nonni strambi sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui c'è anche un padre affettuoso, che non parla mai ma con le mani sa aggiustare le cose rotte del mondo. E poi la mamma, intenzionata a proteggere Fabio dalle delusioni della vita, una nonna che comanda tutti e una ragazzina molto saggia che va in giro travestita da coccinella. Una famiglia caotica e gigantesca che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso la travolge. Giorno dopo giorno, dalle scuole elementari fino alle medie, il protagonista cerca di crescere nel precario equilibrio tra un mondo privato pieno di avventure e smisurato come l'immaginazione, e il mondo là fuori, stretto da troppe regole e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi clamorosi, amori improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, commovente e stralunato, Fabio capirà che le nostre stranezze sono il tesoro che ci rende unici e intanto scoprirà la propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.

Abbiamo incontrato Fabio Genovesi da Punto & Zeta, ed ecco cosa ci ha raccontato su "Il mare dove non si tocca"!

Partiamo da ciò che colpisce di più in questo libro: la credibilità del linguaggio. Che tipo di lavoro hai fatto per riuscire a rendere così bene il linguaggio di un bambino come Fabio?
Questa è stata la mia prima preoccupazione. Finora avevo scritto romanzi polifonici, dove parlavano persone di tutte le età, dal ragazzino all'ottantenne, mentre questa storia per come la vedevo io potevo scriverla solo dal punto di vista del protagonista, dai sei ai dodici anni. Mi da molto fastidio leggere un libro in cui c'è un bambino con la barba e i capelli bianchi, che si esprime come l'autore.
Devi rinunciare del tutto alla boria, dimenticandoti dei critici letterari e quindi scartando ogni intellettualismo. Il linguaggio dev'essere il più semplice possibile: non facile, ma semplice.
Sono stato tantissimo con i miei nipoti e mi sono reso conto che noi i bambini spesso li pensiamo più stupidi di quello che sono. A volte hanno dei pensieri profondissimi, anche se non te li rendono in quello che per noi adulti è il linguaggio della profondità.
Non m'importa se qualcuno legge il libro e pensa che io non sappia coniugare i congiuntivi. Preferisco quello piuttosto che sentirmi dire che la voce del ragazzino non è credibile. Ho lavorato molto su questo, anche perché se un mio libro è di trecento pagine parte da una prima stesura di almeno ottocento, ma sono pagine che servono solo a me, per costruire i personaggi, trovare le voci e le situazioni. Mi racconto ad esempio la prima comunione di un personaggio o di sua madre, anche se so che poi nel libro non ci sarà. Il romanzo vero può iniziare magari dopo che ho scritto cinquecento o seicento pagine. La prova del nove è poi rileggermi tutto il libro ad alta voce e togliere ogni passaggio che risulti artefatto o spigoloso. Cerco di fare un lavoro lungo perché il romanzo sembri scritto una volta sola. C'è quella frase attribuita a molti autori che dice "scusa se ti ho mandato una lettera molto lunga ma non avevo abbastanza tempo per scrivertene una breve". Credo che sia bellissima: più lavori a una pagina e più diventa semplice.
Ma questo processo di scrittura quanto tempo ti prende dalla prima idea alla bozza di stampa?
Quali sono i tuoi tempi da scrittore?
Questa volta tre anni. Ho cominciato a scriverlo prima che uscisse il libro precedente, "Chi manda le onde", per il quale avevo impegato quattro anni.  Scrivendo senza usare nessun tipo di schema o struttura vai avanti senza sapere mai bene dove sei. Vai avanti, ma a volte devi cambiare direzione, ricominciare. Invidio molto i colleghi che ad Agosto mi dicono "ho iniziato a scrivere un libro e sarà pronto a Natale". Io penso sempre "di quale anno?".
Per me non è possibile scrivere seguendo uno schema preciso. Mi piace quando alla fine del libro tutto torna, il che vuol dire che la storia funziona. Se invece tutto torna solo perché hai forzato la storia a seguire uno schema, è tutto un po' meno naturale. Però per scrivere così ci vuole davvero tanto tempo, a volte ti fermi e resti fermo per parecchio tempo. Sono convinto che un libro scritto in un anno sarebbe migliore se l'autore di anni ne avesse impiegati due.
Le persone leggono poco e hanno pochi soldi per comprare i libri, perciò per me non ha senso riempire le librerie di libri scritti male.

La particolarità di questo libro è che tu nel giro di due pagine crei una magia, in cui introduci subito il lettore, che rimane affascinato dalla storia e incontra dei personaggi che da subito sente di conoscere come se avesse già letto duecento pagine su di loro. Se dici che iniziando a scrivere non sai come andrà a finire la storia perché non segui uno schema, vorrei sapere se la prima pagina stampata è quella che consideravi l'incipit fin dall'inizio o se, invece, è venuta dopo.
Se il lettore si ritrova immerso nella storia fin dal principio credo che dipenda dalle centinaia di pagine che io ho scritto prima e che conosco solo io, ma che mi sono servite a costruire un mondo.
A volte quando leggo i manoscritti di qualche esordiente, anche se non mi sento tanto in grado di dare consigli di scrittura, mi viene da dirgli "tu non conosci il gusto di gelato preferito del tuo personaggio", anche se questo poi nel romanzo non compare. Tu del tuo personaggio devi sapere tutto, cosa pensa, cosa mangia, che auto possiede o vorrebbe avere. Il lettore lo sente se tu non possiedi del tutto la voce del tuo personaggio.
Nelle pagine che scrivo prima muoiono un sacco di persone di cui io vorrei scrivere, ma mentre vado avanti capisco che non sento la loro voce, non li capisco, non mi piacciono e quindi li tolgo dalla storia. Parto solo quando c'è un gruppo di personaggi che funzionano tra loro, e quando capisco che di tutto quello che sto scrivendo ho in mano qualcosa che voglio far conoscere al lettore. Quello è l'inizio del libro. In "Chi manda le onde" c'era una lunga scena iniziale di un ragazzo che stava preparando un esame universitario ma c'era la famiglia della casa accanto che lo disturbava. Più scrivevo e pensavo che, mentre il ragazzo studiava e basta, nella casa accanto succedevano un sacco di cose interessanti, finché la famiglia è diventata la protagonista del romanzo e il ragazzo è sparito completamente.
Anche qua avevo scritto molte altre cose che poi ho eliminato per partire dal villaggio dei nonni-zii.
Mi sembra una cosa più onesta: solo quando ti appassioni veramente riesci a trasmettere delle emozioni. Se so da un anno che a pagina duecento due si baceranno, quando ci arriverò sarò già annoiato, ma se mi verrà in mente tre pagine prima lo scriverò in modo diverso.

È molto interessante anche il fatto che tu descrivi dei personaggi senza descriverli. Permetti al lettore di immaginare una persona fisica senza fornirne tutti i dettagli, e sono pochi gli scrittori che sanno farlo.
Tuttti sappiamo descrivere una persona, ma spesso l'autocompiacimento dello scrittore impedisce al lettore di immaginare. Ognuno deve essere libero di vedere i personaggi come vuole. Il romanzo per me è una casa dove scrittore e lettore convivono, ed entrambi devono arredare la storia.
I personaggi degli zii, per esempio, sono veramente straordinari. Ti sei ispirato a persone reali per caratterizzarli?
È stato facile perché questo libro in realtà è la storia della mia vita. Ogni tanto negli anni scorsi mi capitava di raccontare la mia infanzia e certi colleghi mi chiedevano se avessi avuto davvero un'infanzia così e perché non l'avessi mai scritta. Siccome chi scrive è un ladro, e ruba storie agli altri, ho smesso di raccontarla e l'ho scritta prima che lo facessero loro.
I miei zii erano davvero quelli, anche se ho cambiato alcune cose. Anch'io fino alla prima elementare  ho passato la vita con loro, che si disputavano la mia compagnia: niente asilo, niente compagnia di altri bambini. Pensavo che i bambini che vedevo in giro fossero tutti come me, che avessero nonni e zii che li portassero a fare cose come pescare o andare a caccia.
Arrivare in prima elementare per me è stato uno shock, non sapevo interagire con i miei coetanei e tuttora ho qualche problema. A rileggere certi miei temi di scuola mi sono reso conto che ragionavo come un'ottantenne, parlando del passato anche se avevo solo sette anni.
Però mi capita di sentirmi dire che la mia famiglia era strana, ma al tempo stesso tante cose che facevamo noi le facevano un po' anche tutti gli altri. Ognuno di noi in realtà ha avuto esperienze del genere, piene di amore non detto, con persone come i miei zii le cui bocche erano fatte per bestemmiare più che per dire "ti voglio bene", ma che trovavano comunque il modo per comunicarlo. Quando telefonavo a mio zio Aldo e lui mi diceva di NON andare a trovarlo, sapevo che si aspettava di vedermi arrivare da lui con due pizze per cenare insieme.
Vista la componente autobiografica, e sapendo che la mente di un bambino piccolo è plasmabile al punto che il ricordo di un avvenimento può influenzare il resto della vita, così come vediamo che accade al Fabio protagonista del romanzo, qual è stato l'episodio che ha influenzato di più il Fabio autore da bambino?
Più che un episodio, tutta una serie. Il fatto che non m'invitassero mai alle feste, tanto che ho finito per fare amicizia con gli altri tre o quattro reietti come me. Da lì ho capito che tanto era inutile tentare di andare dietro agli altri, ma era meglio fare solo quello che mi piaceva, e così faccio ancora oggi, seguendo il mio ritmo anziché quelli degli altri.
Ancora adesso, quando vado nelle scuole, vedo quei ragazzi che riconosco subito come sfigati, e mi verrebbe da dirgli "ragazzi, fatevi coraggio perché in futuro starete meglio voi". Hanno fatto un favore ad escludermi perché mi hanno lasciato in un mondo che in fondo mi piaceva di più.
Se fai delle cose solo per piacere agli altri rischi molto spesso di restare deluso.
È più facile incontrare la ragazza adatta a te in un posto dove vai a fare qualcosa che ti piace piuttosto che in una discoteca, se a te le discoteche non interessano.

Spesso si dice che i grandi libri dovrebbero stimolare delle domande nel lettore e secondo me il tuo libro fa questo effetto, ma dà anche delle risposte. La pensi così anche tu?
Non lo so. Domande sì, risposte forse. Non sopporto le persone che vogliono darti delle risposte.
Il mio pensiero è piuttosto "io non ne so nulla, tu non ne sai nulla, andiamo a scoprire insieme cosa succede". Ho paura di quelle persone che a sedici anni sanno già cosa fare da grandi, preferisco quelli che a trent'anni sono ancora nel panico.
Nel libro molte risposte vengono date dalla manualità, dal fare delle cose concrete.
Il coraggio è uno dei temi fondamentali nel libro, ma qua e là compaiono anche frasi un po' ironiche su questo tema.
Dai miei zii ho imparato che le cose sono facili, non nel senso che sia davvero facile farle, ma che è facile capire cosa si deve fare. A volte è sbagliato stare troppo a pensare a quello che si dovrebbe fare, anche perché nella vita è tutto così meravigliosamente casuale.
Una mia ossessione è per le meraviglie naturali: quanto la natura è incredibile mentre noi ci fissiamo con determinate cose. Pensate al fatto che adesso noi ci fissiamo con la teoria del gender mentre le orate nascono tutte femmine e dopo due anni diventano maschi, o i fringuelli fischiano in modo diverso a seconda dei paesi dove vivono.
Non è più facile essere innamorati dell'assurdità del mondo anziché cercare sempre di organizzarsi?
Quando sono alle prese con qualcosa che mi dà ansia, penso sempre ai calamari giganti che a cinquanta metri di profondità nell'oceano combattono con i capodogli, e tutto mi sembra di colpo più semplice. Il coraggio non è dovuto all'assenza di paura ma al pensiero che tanto le cose succedono per conto loro, perciò tanto vale buttarsi.

Nel romanzo si parla tanto di stranezza. Ma cos'è la normalità secondo te?
Per me la normalità semplicemente non esiste, credo sia un prodotto della matematica, che io non amo. Invidio tanto certi miei colleghi come Chiara Valerio, che quando mi parla di matematica mi fa perdere il filo al primo istante.
La normalità è come il salario medio delle statistiche, che non esiste.
Tutte le persone sono in qualche modo strane, solo che alcune sono più brave a nascondere le loro stranezze. Per me la scelta è solo tra essere strani infelici, perché ti mimetizzi, e strani felici perché non nascondi le tue stranezze e le persone ti vogliono anche più bene. Ti piaci e quindi piaci agli altri. Ho una passione per i bambini strani, quelli che fanno discorsi da adulti, che hanno manie assurde e che fanno preoccupare i genitori. Io alimento apposta le loro follie.
Il figlio di un mio amico adora i fumetti ed è convinto che Tex esista, e quando sono in giro per l'Italia gli spedisco delle cartoline firmandole Tex e Kit Arson.
Mia madre ha sempre alimentato le mie fantasie, al punto che ho creduto a Babbo Natale fino a un'età assurda.
Gli strani contenti di esserlo sono l'opposto degli strani che vogliono esserlo, e che per me sono un orrore, in realtà sono le persone più banali e insopportabili che conosca.
Crearsi delle storie dalla vita di tutti i giorni è un buon modo per stare bene. Pensate a quelle coppie che hanno smesso di parlarsi rispetto a quelle che si raccontano i momenti delle loro giornate, creando delle narrazioni interessanti. Le persone non strane finiscono per parlarsi poco.
A proposito del potere delle storie, questo romanzo in particolare sembra essere un'intera concatenazione di storie. Come sei arrivato a questa struttura da fiume in piena? È un tentativo di dare fiducia alla parola, che oggi sembra svilirsi un po'?
Io sono sempre stato affascinato dalle storie. Il romanzo nasce da lì, è un modo per amplificare le storie che ti vengono narrate. Ognuno ha i suoi autori delle storie, io a volte cito come se fossero scrittori persone che non lo sono, ma che sono dei narratori incredibili, soprattutto anziani.
Io vivo a Forte dei Marmi, dove d'inverno vivono solo ottantenni e mi ritrovo ad ascoltarli sempre con estremo interesse. Raccontano storie micidiali. L'anziano che racconta ha tanto tempo e una lucidità mentale non eccezionale, che lo porta a ripetersi, a cambiare le storie che racconta. Il narratore migliore per me  è quello che non conosce del tutto ciò di cui parla, che divaga e ti fa innamorare del suo racconto interrompendolo per parlare di personaggi che non c'entrano nulla.
Le storie funzionano quando stanno addosso ad altre storie.
Io ho fatto il giardiniere per tanti anni e ho scoperto che negli alberi ci sono rami che danno fiori, altri che danno frutti e altri che non danno nulla ma servono per mantenere in equilibrio la pianta.
Così sono i romanzi. Se c'è troppa ansia di mandare avanti la storia, o manca un'armonia tra la vicenda principale e le trame secondarie, i romanzi non mi piacciono.

In questo romanzo si ride tanto ma ci si commuove nella stessa misura.
Ma se i tuoi zii avessero potuto leggere questo romanzo cosa avrebbero detto?
I miei zii sono morti tutti da tempo e siccome erano imprevedibili non saprei dire come l'avrebbero presa. Forse si sarebbero commossi. C'è chi ha paura di scrivere le proprie storie perché non vuole mettersi a nudo, io non mi chiedo mai cosa penseranno gli altri di quello che scrivo. Però mi sono reso conto che in genere alla gente piace essere inserita in una storia.
Una volta ho scritto di un episodio non del tutto gradevole che era successo a un mio compagno di scuola, e questo mio compagno poi mi ha detto di essersi riconosciuto, ma era stranamente offeso perché non avevo dato al personaggio il suo vero nome. Anche il personaggio che fa il corso di computer e che è un mezzo mentecatto, è una persona che esiste veramente, e che avrebbe voluto comparire col suo nome: a volte come autore ti fai delle paranoie ingiustificate riguardo alla privacy delle persone reali. Non so se gli zii avrebbero letto il libro, magari avrei dovuto raccontaglierlo e forse sarebbero stati contenti. Magari si sarebbero pure presentati a qualche presentazione.

Qual è il tuo rapporto col mare, che è sempre presente nei tuoi libri, anche nel senso del ritmo e del ripetizione, come le sue onde?
La ripetizione mi piace perché quando funziona rafforza una storia. Mi piace nella musica, mi piace nel mare e anche nei romanzi. Mi piacciono quegli autori che hanno un mondo dentro di sè e lo raccontano magari in diversi libri, con delle ripetizioni ma senza dire sempre le stesse cose.
Il mare è dove vivo, ci sono cresciuto e mi piace immaginare quello che nasconde sotto di sè, come ti fa capire che sei poca cosa rispetto alla sua immensità. È la stessa cosa che provo leggendo i classici, che sono le mie letture preferite. Confesso che leggo pochissimo di letteratura contemporanea.

Hai un motivo per essere così nostalgico proprio in questo momento della tua vita?
Negli altri romanzi avevo anticipato alcuni elementi del mio passato che ho poi raccolto in questa storia. Mi piace la nostalgia quando però non è chiusura rispetto al futuro. Non mi piace chi dice " era meglio prima", ma andare a cercare le proprie origini in fondo è una cosa attiva.
A me piace riempirmi di cose vecchie, come i vecchi manuali presenti nel libro, ma come mezzo per imparare cose nuove. Sembra paradossale ma pensare che sono esistiti i dinosauri mi dà speranza per il futuro. Pensare che nel passato sono state fatte certe cose fa pensare che si possa fare anche di meglio più avanti. Vedo la nostalgia come una positività verso il futuro.

È stato bellissimo incontrare l'autore di uno dei miei romanzi preferiti, "Chi manda le onde", e scoprire insieme a lui il suo nuovo lavoro: "Il mare dove non si tocca" mi è piaciuto moltissimo, e ve lo consiglio per il vosto prossimo weekend di lettura ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 19 ottobre 2017

TV Thursday #3: "La signora dello zoo di Varsavia", "L'altra metà della storia", "Full House", "The September Issue"

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Anche questa settimana parliamo dei film e delle serie TV che ho guardato negli ultimi sette giorni, e iniziamo subito da un film che uscirà il 16 Novembre ma che ho potuto vedere in anteprima:
"La signora dello zoo di Varsavia" racconta la storia vera di Antonina Żabińska e suo marito, il dottor Jan Żabiński, e di come abbiano nascosto e salvato oltre 300 ebrei dallo sterminio durante l'occupazione nazista della Polonia.
Troverete la recensione del film e del libro collegato, in uscita il 31 Ottobre per Sperling & Kupfer, a inizio Novembre ma vi anticipo che mi è piaciuto davvero moltissimo!
Grazie a Carta Più la Feltrinelli e a Stardust ho potuto vedere anche "L'altra metà della storia", tratto dal romanzo "Il senso di una fine" di Julian Barnes uscito in Italia grazie a Einaudi.
In questo caso, nonostante la bravura degli attori, devo ammettere di aver apprezzato di più il romanzo. Capita ;)
Continua la mia maratona di "Full House", del quale ho finito di vedere anche la quarta stagione.
Nonostante io non riesca a capire la comicità di Joey (trovo le sue vocine e vocette una pagliacciata, più che talento comico, ma è gusto eprsonale: magari negli anni '80 piacevano!) continuo a coltivare una cotta per John Stamos e ad adorare la piccola Michelle, interpretata dalle giovanissime gemelle Olsen - a turno, perchè essendo molto piccole non potevano stare sul set quanto gli altri attori.
La quarta stagione mi ha anche fatto apprezzare di essere nata nel 1988 perchè rivedere gli abiti da sposa e da cerimonia in voga allora mi ha fatto capire che sarei stata una sposa infelice XD
Il bello di Netflix è che mi sta permettendo anche di rivedere film e documentari, e questa settimana ho rivisto metà di "The September Issue", che portava il pubblico dietro le quinte della preparazione del numero di Settembre di "Vogue" più impegnativo mai realizzato.
Se siete interessati al mondo dele riviste, vi segnalo anche "Page One", che vi porta per un anno nella redazione di "The New York Times" ed è davvero affascinante (questo però non è disponibile su Netflix, lo trovate in DVD).

Probabilmente la prossima settimana vi parlerò di "IT", perchè conto di vederlo nel fine settimana (come si fa a non andare?), e poi chissà...
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Uomini d'autunno? Rock Romance, of course!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Stamattina ci rifacciamo gli occhi tutti insieme, che ne dite?
E lo facciamo insieme a EVOS Parruccheri e alle loro proposte uomo dalla collezione Rock Romance per l'autuno/inverno 2017:
Parola d'ordine della stagione: BARBER EVOLUTION.
Quello che EVOS Parrucchieri propone per lui è un taglio versatile e dallo styling aperto a molte opportunità, che permetta di giocare e creare effetti di texture diversi senza rinunciare alla leggerezza.
A differenza del classico taglio Barber la sommità viene mantenuta morbida, e il perimetro viene marcato senza creare sconnessioni.
Adoro l'idea di una definizione morbida, ma di grande effetto...
E diciamolo, adoro anche il modello scelto per presentarci la collezione.
L'occhio vuole la sua parte, in fondo ;)
Non potendo portare a casa il modello (purtroppo), quello che potete fare è portare fidanzati e mariti (o voi stessi, nel caso!) in un salone EVOS per un bel cambio di look: qui trovate la mappa di tutti i saloni sul territorio italiano, ed ecco un video per scoprire la collezione - e ammirare ancora un po' il nostro bellissimo uomo Rock Romance:

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 18 ottobre 2017

Agende 2018: scopriamone insieme una... lunare!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi voglio parlarvi di quellache è una delle mie più grandi passioni: quella per le agende.
Poco importa di che forma, colore e dimensione siano, quando arriva l'autunno non so resistere al richiamo di librerie e cartolerie.
Una di quelle che ho amato di più torna disponibile nell'edizione 2018 a partire dal 26 Ottobre, ovvero l'Agenda della Luna di Johanna Paungger e Thomas Poppe (8€), edita TEA:
Nel suo ciclo di rotazione di 28 giorni intorno alla Terra, la luna tocca gli stessi segni zodiacali del sole, ma soggiorna in ciascuno di essi soltanto due o tre giorni. Questa «posizione della luna nello zodiaco» esercita un influsso concreto sulla terra che possiamo utilizzare quotidianamente in ogni ambito della nostra vita, in svariati modi.

L'agenda della Luna 2018 offre le indicazioni immediate di quale attività è particolarmente avvantaggiata in una determinata giornata. Ad esempio, aiuta a sapere qual è il momento migliore per innaffiare le piante, per prendersi cura del proprio corpo con una manicure o una maschera facciale, o per fare bricolage.

«Anche per il 2018, "L'agenda della luna" sarà lo strumento ideale
per agire in modo autentico e ottenere i risultati sognati.
Provate a costruire un mondo più bello e armonioso!
Noi vi daremo una mano.»
Johanna Paungger e Thomas Poppe

È compatta (10,5 x 14,5 cm), perfetta da portare sempre con sè e appuntare note e appuntamenti dell'ultimo minuto, oltre ad essere molto, molto curiosa da sfogliare: io ho adorato la mia del 2017!
Il prezzo accessibile la rende anche una strenna divertente, una proposta simpatica per il Babbo Natale segreto in ufficio o un pensierino da infilare nella calza... o un perfetto autoregalo perchè in fondo ce lo meritiamo, no?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3