martedì 21 novembre 2017

"Che palle il Natale!" di Rossella Calabrò

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Che palle il Natale!" di Rossella Calabrò, edito Sperling & Kupfer (rilegato a 14,90€):
Che palle, ogni anno è la stessa storia: non si fa in tempo ad archiviare le foto delle vacanze estive e dire mestamente ciao all'abbronzatura, che comincia ad affacciarsi, strisciante e insidioso, il conto alla rovescia per il Natale. Basta distrarsi un attimo, e ci si ritrova invischiati tra luminarie e lieve panico, tra cene aziendali e intolleranze relazionali, tra regali da acquistare e altri da riciclare senza farsi beccare, tra tacchini e capitoni e tutta quella pletora di riti un filino molesti a cui è impossibile sottrarsi. Quest'anno, però, in aiuto della popolazione accorre un team di esimi studiosi - capitanati dall'impavida Rossella Calabro - per analizzare e sdrammatizzare l'odierno concetto di festività natalizie. I piccoli orrori, le frasi fatte, le famigerate riunioni di famiglia, gli eccessi culinari, la retorica buonista: questo pamphlet non risparmia niente e nessuno. E dispensa una serie di impagabili consigli pratici per gestire il trauma natalizio e uscirne con le palle, sì, incrinate, ma non frantumate del tutto. Perché in fondo il Natale non è cattivo: è solo che lo disegnano così.

Adoro Rossella Calabrò, e non solo perchè sono anch'io una pandorista convinta: la sua prosa ironica ed irriverente riesce a divertirmi e a farmi ridere libro dopo libro, anno dopo anno.
E poi stavolta si parla di Natale, e gli spunti sono tanti. Anzi, tantissimi!

Rossella Calabrò non se ne lascia sfuggire nemmeno uno: dalle fisime alimentari ai parenti invadenti (e serpenti), dai regali riciclati - lo abbiamo fatto tutti, almeno una volta! - all'immancabile recita natalizia dei pargoli di casa, è impossibile non ritrovare se stessi in "Che palle il Natale!"
Natale che ormai inizia a Ottobre, e pure da amante di questa festività devo dirlo: il troppo stroppia.
La magia di questa festa stava proprio nell'avere trenta giorni all'anno (leggi: UNO) in cui le città diventavano più luccicanti, in cui si incartavano regali e si mangiavano dolci e leccornie irreperibili nei restanti undici mesi dell'anno.
Trovare i panettoni all'Esselunga già a inizio Ottobre ammazza la magia, pure per una #Natalista come me. Quindi #RossellaUnaDiNoi e un po' lo dico anch'io, che palle.

Se anche a casa vostra ogni anno è lo stesso e si discute fino allo sfinimento sulla questione panettone/pandoro, tranquilli: non siete soli.
Che siate Panettonisti o Pandoriani, da pagina 111 a pagina 114 si parla di voi.
Degli odiosi canditi gommosi, piaga che non riusciamo a debellare nemmeno nel 2017, dell'uvetta che quasi tutti tolgono con precisione chirurgica dalla propria fetta e del delizioso velo di burro e zucchero a velo che mangiare il pandoro lascia sulle dita. Cibo degli Dei, ecco cos'è il pandoro.
Voi Panettonisti non capite proprio niente XD
Si ride dalla prima all'ultima pagina, ci si ritrova in questo o in quel comportamento e soprattutto si ritrovano tutte le persone che ci circondano - dal riciclatore professionista di regali alla parente che non mangia A, B, C e ogni altra lettera dell'alfabeto e rende impossibile preparare un pranzo di Natale senza stress - e si impara come fare a non romperle e a non farsele rompere, le palle (di e a Natale) grazie ai simpatici e spiritosi consigli dell'autrice.
Che ha pensato a tutto, e a fine volume ha inserito anche un consiglio per gli acquisti valido per ogni giorno dell'anno, un test da fare subito e il mantra per sopravvivere alle feste.
È il regalo che dovete farvi, insomma, e da fare con ironia a chi magari, quelle palle (di e a Natale) a volte ve le ha mandate in mille pezzi sul serio.

Non poteva che essere lei, la protagonista della prima chiacchiera librosa natalizia aspettando #BlogMas perchè sì, anche quest'anno passeremo insieme Dicembre con tanti, tantissimi post pieni di spirito natalizio: tenetevi forte ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 20 novembre 2017

Chiacchierata con Paula Hawkins su "Dentro l'acqua", le donne e la scrittura

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite, speciale, anzi specialissima: Paula Hawkins, l'autrice che ha conquistato i lettori di tutto il mondo con "La ragazza del treno" prima e con "Dentro l'acqua" dopo:
Quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell'Inghilterra, Julia Abbott è costretta a fare ciò che non avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui, l'hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare. Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella, ce n'è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato la fine - donne "scomode", difficili, come lei -, ma mai e poi mai le avrebbe seguite. Allora qual è il segreto che l'ha trascinata con sé dentro l'acqua? E perché Julia, adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l'acqua, è difficile da scoprire a Beckford: è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra.

Tre giornalisti, due blogger e mezz'ora di tempo per scoprire qualcosa di più sull'autrice che più di ogni altra ha saputo dar voce alle paure di ogni donna, conquistando nel mentre anche il pubblico maschile. Ecco cosa ci ha raccontato!

Nel tuo ultimo romanzo, "Dentro l'acqua" ho trovato che uno dei protagonisti - e a modo suo anche una delle voci narranti - fosse proprio l'acqua. Un elemento naturale, che ha però mille sfaccettature esattamente come la personalità di un individuo. È un'acqua che abbraccia, circonda e dà la vita, ma che può anche toglierla, che nasconde e in cui un corpo può sprofondare, ma attraverso la quale possiamo vedere la verità e che, soprattutto, prima o poi riporta a galla.
C'è stato un lavoro in questo senso, per rendere l'acqua un elemento così vivo e presente nella storia, o è qualcosa di cui ti sei resa conto durante la scrittura?
Sapevo sin dall'inizio che l'acqua avrebbe avuto un ruolo molto importante all'interno della storia, così come sapevo che al centro di tutto ci sarebbe stato il rapporto complicate tra Nel e Jules.
Il fiume ha molte funzioni, nell'economia del romanzo: attraversa la città, e divide inevitabilmente le persone, ed è il luogo in cui avvengono quasi tutti gli avvenimenti cruciali, positivi o negativi che siano, anche pensando al passato che racconto attraverso dei brevi flashback.
Come hai sottolineato, però, non si tratta solo di questo. Tutti abbiamo il nostro personale rapporto con l'acqua: chi ne è affascinato, chi ne ha paura, chi ci si sente a suo agio, chi la trova pericolosa.
L'acqua può cambiare umore, esattamente come un essere umano, ed essere arrabbiata, lunatica, in pace, ed è stato divertente trattare un elemento naturale alla stregua di un vero e proprio personaggio.
È qualcosa che avevo già abbozzato in "La ragazza del treno", dove il treno era ciò che trasportava letteralmente il lettore attraverso il libro, ed è qualcosa che mi piace avere nei miei libri.

Come lavori alla costruzione dei tuoi personaggi, soprattutto pensando a quelli femminili, e cosa della tua idea di femminilità finisce sulla carta?
Pensando allo sviluppo dei personaggi, quando ho scritto "La ragazza del treno" avevo tre personaggi principali, mentre con "Dentro l'acqua" mi sono trovata a tratteggiarne undici. Entrambe le scelte erano funzionali alla storia che volevo raccontare: non c'era nulla di pianificato.
Undici voci narranti sono tante, ma mi servivano per avere una prospettiva abbastanza ampia: questo libro parla delle storie che raccontiamo a noi stessi, alla nostra famiglia, ai nostri amici e alla comunità in cui viviamo, e volevo che ognuno potesse raccontare la sua al lettore.
Le donne sono al centro dei miei romanzi, perchè sono interessata a indagare e raccontare il loro ruolo nella società e le sfide che devono affrontare: saranno sempre al centro delle mie storie, credo.
I miei personaggi non sono mai buoni o cattivi, amo costruirne di danneggiati, magari anche un po' compromessi, e difficili.
Credo che il successo dei miei libri dipenda anche da questo: pensando a Rachel in "La ragazza del treno", non tutti l'hanno amata (anche perchè la donna è un disastro e di sicuro non facilmente apprezzabile) ma tutti ne sono stati affascinati. Nella sua imperfezione e nelle sue paure, però, è simile a tutti noi, e in questo le lettrici si sono ritrovate.

E proprio partendo da Rachel, pensando poi alle altre donne che popolano i tuoi romanzi, è impossibile non notare quanto molte di loro vivano momenti o situazioni di abuso, di violenza, per poi arrivare a una chiusura e a un momento di risoluzione/redenzione finale.
In questo senso c'è anche un intento sociale, la voglia di veicolare il messaggio che c'è ancora molto da fare per quanto riguarda il rapporto tra uomini e donne, e il supporto che queste ultime ricevono se vittime di violenza?
Sì e no. Non mi siedo alla mia scrivania pensando "ora inizio un romanzo riguardo la violenza sulle donne", ma ovviamente questi argomenti sono al centro delle mie preoccupazioni: finisco per parlarne perchè mi interessano, e perchè inevitabilmente se parli di donne e di crimine finirai a parlare di un qualche tipo di violenza.
"Dentro l'acqua" sembra un romanzo d'attualità, in questi giorni, pensando al caso Weinstein - che è ovviamente esploso diversi mesi dopo la stesura e l'uscita del libro, ma questo va proprio a dimostrare quanto quest'argomento sia cruciale, e quanto sia vitale affrontarlo portando soluzioni concrete.
Le donne faticano a raccontare la violenza: vengono da sempre incoraggiate a tacere, a mandare giù e passare oltre, quasi fosse motivo di vergogna. Ma forse le cose stanno finalmente cambiando.

E sono sicuramente le donne, le protagoniste dei tuoi libri, capaci di conquistare anche il pubblico maschile. Come si costruisce un personaggio femminile con il quale anche un lettore maschile riesca ad empatizzare, e come si fa a farlo così bene?
Non credo che ci sia una formula magica: per me la parte più importante di un romanzo sono i personaggi e la loro costruzione. Parto da loro, dalla loro storia.
Devi vivere con loro per un po', immedesimarti in loro e pensare "come risponderebbe a questa domanda?" o "come si comporterebbe in questa situazione?"
È importantissimo evitare i clichè, devi offrire al lettore personaggi che sembrino veri e per farlo bisogna studiarli con attenzione, osservarli, farli propri e solo dopo metterli sulla carta.
In loro dev'esserci qualcosa che permetta al lettore di identificarsi in loro, nel bene e nel male: molti si sono rivisti in Rachel anche senza essere divorziati o alcolisti, per esempio, perchè in lei hanno rivisto le proprie paure o un proprio momento difficile.
L'intervista volante non ci ha dato il tempo di scattare foto MA l'autrice ha poi
raccontato i suoi romanzi al Teatro Elfo Puccini insieme a Matteo Strukul, e lì
il tempo di scattare c'era XD
È stata una splendida chiusura per questa edizione di BookCity, che mi ha permesso di incontrare tra gli altri anche l'autrice rockstar degli ultimi tre anni (Paula Hawkins ha venduto più di venti milioni di copie in tutto il mondo). Grazie a Piemme per la splendida opportunità!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 17 novembre 2017

Chiacchierata con Sara Rattaro su "Il cacciatore di sogni" e l'importanza di saper raccontare storie

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite molto speciale: Sara Rattaro, tornata da poco in libreria con "Il cacciatore di sogni", edito Mondadori (rilegato a 15€) e suo primo libro rivolto ai lettori più giovani:
Luca, che da grande sogna di diventare pianista, ha una mano rotta, un fratello maggiore piuttosto fastidioso, una mamma rompiscatole e un aereo da prendere per tornare da Barcellona in Italia. È il 4 luglio 1984 e, su quell'aereo, la sua vita cambia per sempre. Luca incontra un eroe... No, non si tratta di Maradona, che in aeroporto ha attirato l'attenzione di tutti (e in particolare di suo fratello Filippo), ma di un misterioso signore che somiglia un po' a Babbo Natale e occupa il sedile accanto al suo. All'improvviso l'uomo gli chiede: «Posso raccontarti una storia?». Comincia così un'avventura straordinaria, fatta di parole e ricordi, con una sorpresa davvero inaspettata... l'avventura di un cacciatore di sogni, lo scienziato Albert Bruce Sabin.

Abbiamo incontrato l'autrice da OPEN a Milano, ed ecco cosa ci ha raccontato sul romanzo, sulla sua genesi e molto altro!

Albert Sabin è il tuo eroe sin da quando eri bambina: come mai la scelta di raccontare la sua storia solo adesso?
Non lo so: in parte è stato perchè è arrivata quest'occasione di provare a scrivere una storia per ragazzi, su proposta dell'editore, e mi sembrava la storia adatta.
Ci tengo a dire, però, che la stesura del romanzo è antecedente alla polemica esplosa sull'argomento vaccini: ho scritto questa storia lo scorso anno.
Ci tengo anche a dire che ho un figlio di due anni e mezzo che è stato ampiamente vaccinato prima che passasse il decreto, perchè io sono assolutamente a favore.
La polemica non ha spazio nel mio romanzo, però un pensiero che sicuramente nasce durante la lettura è che oggi si tende a fare i furbi di fronte a uno Stato che, con tutti i suoi difetti, garantisce la salute ai suoi cittadini: le stesse persone, all'epoca di Sabin, sarebbero state tutte in fila per farsi vaccinare per evitare di ammalarsi di poliomielite.

Com'è stato passare dal raccontare le storie di donne molto "nere" e struggenti che hai condiviso con noi in questi anni a questa che invece è una storia sì struggente ma decisamente più positiva?
C'è stato un senso di sollievo anche per te, nel passare a qualcosa legata ad emozioni belle - soprattutto dal punto di vista personale?
Sì, perchè c'è stata tanta emozione. Questo romanzo è un pezzo di cuore, ed è quello che mi appartiene di più. Sa della mia infanzia, della mia famiglia, di quel nonno che me l'ha raccontata, che non c'è più e non c'è più da tantissimo tempo. Di lui ho ricordi lontanissimi e troppo pochi, tra cui questo.
Non so dirti se sia stata più emozione o più sollievo, però, perchè anche quando racconto le mie storie "tormentate" in realtà alla fine il sollievo arriva sempre, quando si chiude il cerchio.
Sicuramente questa è un'emozione più pura, non sporcata da tutti quei lati oscuri delle persone di questa generazione che chiamo di "diseducati sentimentali": in questa storia ci sono lati bui (una guerra, l'antisemitismo, la malattia) ma non fanno parte dei miei protagonisti.
E a proposito di donne, stavolta ci presenti un romanzo tutto al maschile.
È nato così, con due interlocutori maschili: l'idea sarebbe quella di raccontare in un altro romanzo la storia di un'eroina, e quindi avere un volume tutto al femminile.
Questa del raccontare storie di vite illustri è un'abitudine che ho anche come professoressa: inizio ogni mia lezione raccontandone una ai miei studenti.
Quanto c'è di Samuele in questa storia?
Ancora poco, perchè mio figlio ha solo due anni e mezzo. È però dedicata a lui, perchè vorrei che illuminasse il suo cammino e perchè non vedo l'ora che abbia l'età giusta per capirla e capirne il messaggio più profondo: l'importanza della generosità.
Essere generosi è qualcosa che fa molto più bene a noi che agli altri, è una cosa che ci arricchisce e anzi, credo sia un sentimento quasi egoistico.
E per te, scrivere questa storia è stato un po' come tornare bambina?
S', ed è stato bello. Mi sono divertita molto. È durato poco, perchè era una storia che avevo talmente chiara in mente che nell'arco di due settimane avevo in mano la prima stesura.
Sono felicissima di questo libro, e di essere riuscita a fare qualcosa che non credevo fosse nelle mie corde. Ogni tanto serve mettersi alla prova, nella vita e nel lavoro.

Quella di Albert Sabin è una storia di ribellione, e nell'ultimo anno e mezzo quello della ribellione è un concetto che ha fatto riscoprire moltissime storie "vere" cadute nel dimenticatoio e ora poste a esempio per i lettori più giovani (vedi "Storie della buonanotte per bambine ribelli" in primis, ndr).
Ci sono altre storie come questa tra i ricordi della tua infanzia?
Sì, prima tra tutte quella di Nelly Bly, la "mamma" del giornalistmo investigativo: si fece internare in un manicomio femminile per denunciarne le pratiche disumane, e la sua inchiesta contribuì a cambiare la legge in merito.
Un altro dei miei miti è Marie Curie, e poi c'è Sayonara (nome "di battaglia" di Ada Pace, unica donna a sfidare le convenzioni sui circuiti automobilistici negli anni Cinquanta e vincitrice di 11 titoli italiani, ndr).
Quando si parla di ricerca scientifica in Italia, è sempre in riferimento a qualche polemica.
Per il resto, è il silenzio. 
Intanto in Italia non ci sono i fondi per la ricerca, e di conseguenza non ci sono posti di lavoro.
Paghiamo questa condizione con la "fuga di cervelli", di persone che ricevono un'ottima preparazione a livello accademico ma che poi non hanno possibilità lavorative.
Il problema di fondo, credo, è che la nostra cultura è rivolta al passato, mentre oltreoceano sono quasi totalmente orientati al futuro. Loro forse sanno troppo poco di quando accaduto cent'anni fa, ma noi forsa sappiamo fin troppo di quanto accaduto mille anni fa.
Dobbiamo prendere atto del fatto che molti di coloro che sono ragazzi ora si troveranno a svolgere professioni che ora non esistono. Pensiamo alla stessa realtà dei blog, o dei social media manager che ora sono figure aziendali importantissime.
Come prepari una generazione a svolgere in futuro un lavoro che ora non esiste?
Avendo uno sguardo più attento sul futuro.

È stato bellissimo incontrare Sara Rattaro e parlare con lei di "Il cacciatore di sogni", lettura meravigliosa che consiglio a tutti con il cuore in mano: è per lettori di tutte le età, e la storia di Albert Bruce Sabin merita di essere conosciuta. Grazie a Mondadori per la splendida opportunità!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Il grande Grabski" di Marco Rinaldi: cinque motivi per leggerlo!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il grande Grabski" di Marco Rinaldi, edito Fazi Editore (brossurato a 16€):
Maurizio, quarant'anni, cuoco sopraffino, è un uomo fondamentalmente sano. Ha alle spalle una famiglia normale, è amante del buon cibo e delle belle donne ma, convinto dalla moglie che lo ritiene malato, finirà per affidarsi alle cure del dott. Grabski, per anni. Il dottore, psicanalista freudiano, ma anche lacaniano o junghiano, a seconda del momento e dell'estro, coinvolgerà il protagonista in un improbabile percorso psicoterapeutico passando dal classico lettino ai giochi con la sabbia, dall'ascolto delle "voci" alla drammatizzazione di scene familiari con i pupazzetti. Metodi ortodossi e meno ortodossi si alterneranno in sedute al limite del cialtronesco nello stravolgimento di tappe fondamentali, secondo i manuali, come la "forclusione del nome del padre", il complesso di Edipo o il viaggio dell'eroe. Maurizio, sotto la guida di Grabski, si ammalerà, litigherà con tutti, compresi i suoi parenti, perderà il lavoro, i soldi, e divorzierà. Ma alla fine riuscirà fatalmente a prendere coscienza delle sue inclinazioni e delle sue vere passioni che inizierà a seguire subito per una nuova vita all'insegna del benessere. "Il grande Grabski" è la parodia di ogni cura che travalichi il buon senso e il desiderio di un'esistenza semplice fatta di curiosità e voglia di stare al mondo.

Ci sono quei libri che ti parlano: se ne stanno lì, sullo scaffale in libreria, apparentemente silenziosi, e invece appena muovi un passo nella loro direzione sembra che ti dicano "forza, prendimi in mano...".
"Il grande Grabski" è uno di questi libri, e oggi voglio darvi cinque buoni motivi per regalarvelo - e per regalarlo a Natale, che ormai siamo in quel periodo lì - perchè credetemi, ne vale la pena.

Innanzitutto, le risate.
"Il grande Grabski" non è un libro che fa sorridere: è uno di quelli che vi farà ridere apertamente e di gusto, perchè Marco Rinaldi gioca con i clichè e i paradossi in modo unico e restare impassibili è davvero molto, molto difficile.

E poi, i personaggi. I personaggi costituiscono il fulcro del romanzo, a cominciare da Maurizio che è decisamente #UnoDiNoi con le sue perplessità e il suo crederci fino a un certo punto in tutta "quella roba psicologica lì" e che invece trova nell'improbabile - e per questo assolutamente credibile - dottor Grabski la guida ideale per districarsi nei meandri della sua mente confusa.
Certo, a tratti sembra che il dottore più che aiutarlo gli stia rovinando la vita, ma poi si è ogni volta costretti a ricredersi perchè quello psicanalista così originale probabilmente ha perso qualche rotella lungo la strada, ma quelle importanti girano ancora tutte.

Come dicevo, Maurizio è #UnoDiNoi, e di conseguenza è uno di voi.
Questo romanzo parla anche di voi, gente. Delle vostre ossessioni, soprattutto di quelle più nascoste, e di tutto ciò che vi confonde e vi lascia perplessi nella vita di ogni giorno.
Leggerlo è un po' come stendersi sul lettino, e a lettura ultimata ci si sente in grado di guardare a se stessi con un briciolo di leggerezza in più.

Ma poi, voi credete nella psicanalisi?
Io ne sono totalmente affascinata, ma ne apprezzo anche il lato più divertente che ci hanno mostrato film, serie tv e commedie teatrali nel corso degli anni: ecco, questo romanzo combina egregiamente entrambi gli aspetti, raccontando quello che è un percorso di guarigione e di rinascita senza rinunciare a qualche concessione alla parodia e all'ironia.

E vorremo pur dire due parole sulla prosa di Marco Rinaldi, giusto?
L'autore non solo racconta una storia coinvolgente, esilarante e allo stesso tempo introspettiva, distensiva e allo stesso tempo riflessiva: ce la racconta BENE.
Una prosa pulita, senza fronzoli ma resa ricca da un lessico vario e da immagini sapientemente dipinte sulla pagina, un racconto animato da dialoghi vivaci e dal giusto ritmo.

Il romanzo è davvero consigliatissimo, e Fazi Editore resta una garanzia in fatto di belle letture.
Vi invito a scoprire tutti gli altri contenuti legati a "Il grande Grabski", seguendo il nostro coloratissimo calendario... e buona lettura a tutti!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 16 novembre 2017

La New York del futuro di Kim Stanley Robinson, in libreria a Novembre per Fanucci Editore

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "New York 2140" di Kim Stanley Robinson, edito Fanucci Editore (rilegato a 25€) in uscita il 30 Novembre:
Il livello delle acque del mare si è alzato, sommergendo improvvisamente l’intera città di New York. Ogni strada si è trasformata in un canale, ogni grattacielo in un’isola a sé stante. Ma per i residenti di un edificio di Madison Square, la New York del 2140 è ben lontana dall’essere una metropoli isolata e perduta, e tutto sembra procedere esattamente come prima del disastro climatico. Il commerciante riesce a trovare occasioni dove tutti gli altri vedono solo problemi; per il detective il lavoro sembra non mancare mai; la star di internet continua ad ammaliare milioni di persone con le sue avventure su un dirigibile; e, infine, l’amministratrice di un grattacielo continua a essere rispettata per la sua frenesia di controllo e la cura maniacale dei dettagli. Ma la minaccia adesso sta giungendo dall’alto, dai programmatori, residenti temporanei sui tetti, la cui scomparsa darà avvio a una catena di eventi che influenzeranno per sempre l’esistenza dei newyorkesi e metteranno in pericolo le fondamenta della città stessa.

L'autore della Trilogia Marziana ("Il rosso di marte", "Il verde di Marte" e "Il blu di Marte", sempre edita Fanucci Editore) torna in libreria con un romanzo che tra distopia e scenari post-apocalittici sembra rponto a tenerci tutti col fiato sospeso!
L'ebook è disponibile già da oggi sui digital store, quindi che dire se non "mano agli e-reader"?
Io sono curiosissima, e voi?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

TV Thursday #4: "Stranger Things", "Full House", "Harvest Love", "A Harvest Wedding"

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Torno a raccontarvi cosa ho guardato negli ultimi sette giorni, e iniziamo subito con qualcosa che sa di autunno, perchè ho recuperato la visione di due film firmati Hallmark Channel dedicati proprio a  questa bellissima stagione.
Sono film scacciapensieri, romantici e perfetti per quelle sere in cui la mente è stanca e l'unica cosa che si vuole fare è raggomitolarsi sotto le coperte con una camomilla e una storia a lieto fine.
Ho un debole per le ambientazioni autunnali, quindi per me è un sì grande come un grattacielo.
Che ve lo dico a fare? Dovevo per forza recuperare "Stranger Things" e lo ammetto: quando ho visto le prime due puntate della prima stagione ero perplessa. Non riuscivo a farmi conquistare, insomma. Ma sono andata avanti, e ora sono una grande fan e felicissima del rinnovo confermato.
Chissà cosa ci aspetta nella terza stagione!
Continuo anche la mia visione di "Full House", e ormai sono a metà della sesta stagione: è davvero una serie superdistensiva e molto, molto tenera, ed è ancora una delle cose che preferisco guardare mentre faccio colazione. Una puntata dura 20' circa, giusto il tempo in cui bevo la mia tazza di tè e mangio i miei biscotti. Sono davvero contenta di averla potuta recuperare grazie a Netflix!
Questo fine settimana invece andrò al cinema a vedere "Borg McEnroe", e non vedo l'ora perchè ricordo che quando ho letto "Essere John McEnroe" (Mondadori 2005, purtroppo fuori catalogo) mi aveva presa al punto da divorare quelle 127 pagine in una sola lettura.
Se lo avvistate in qualche libreria dell'usato prendetelo, non ve ne pentirete.
Il libro ufficiale del film è invece in libreria, scritto da Matthew Cronin ed edito Piemme.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Mai più capelli spenti e senza vita, con "Oil Secrets - Shine" di Creattiva Professional

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi voglio parlarvi di una questione spinosa e di rilevanza cosmica: i miei capelli.
Citazioni Elle Woodsiane a parte, quello dei capelli è un tasto delicatissimo per tutti: sono sempre troppo lunghi o troppo corti, troppo secchi o troppo grassi, troppo spenti o troppo sfibrati.
Per non parlare di quando ci svegliamo e li troviamo che volano in ogni direzione, rifiutando di essere domati in alcun modo.

Ultimamente però, la situazione è quasi sotto controllo ed è merito dei due prodotti che ho potuto inserire nella mia routine a fine Ottobre: lo shampoo e la crema illuminanti di Creattiva Professional, dalla linea "Oil Secrets - Shine".
Uno shampoo illuminante (15,50€ per 250ml), con olio di Camelia ed acqua di Goji biologici, è riuscito a riaccendere il mio colore e a ravvivare i riflessi rossi e castani che animano la mia chioma.
A differenza di altri shampoo che ho utilizzato, questouna volta applicato e massaggiato sui capelli va tenuto in posa due minuti, perchè l'olio di Camelia e l'acqua di Goji possano fare le loor magie, ma il risultato finale vale l'attesa.
Mentre l'olio di Camelia è un efficace idratante, con proprietà setificanti e lucidanti che rendono la chioma visibilmente sana e brillante, l'acqua di Goji dona vitalità ai capelli: il Goji, inoltre, è tra i frutti più ricchi di antiossidanti al mondo!
Allo shampoo segue la crema illuminante (20€ per 250ml), con olio di Camelia e acqua di Goji biologici, capace di nutrire e idratare la chioma in soli 5 minuti di posa, illuminarne i riflessi e lasciare i capelli morbidi e facilmente pettinabili.

Ora, il prezzo: so che 35,50€ per uno shampoo e una crema sembrano davvero tanti.
Ma fino al 30 Novembre, sullo store di Creattva Professional, potete acquistarli con uno sconto del 20% inserendo il codice EVOSFW1718. Trovate lo store qui.
Vi consiglio soprattutto la crema perchè è davvero un ottimo prodotto 2-in-1, che districa quanto un balsamo e nutre quanto una maschera: accorcia i tempi sotto la doccia, e chi non ne ha bisogno? Io di sicuro ;)

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

mercoledì 15 novembre 2017

"Crossover" di Kwame Alexander

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Crossover" di Kwame Alexander, edito Giunti (rilegato a 14€):
Josh Bell ha la testa piena di dreadlock e un talento naturale per il basket. Lui e suo fratello gemello Jordan sono i principi del campo. Ma oltre al basketball, nelle vene di Josh scorre anche il beat, con cui racconta - in versi veloci e furiosi - la sua difficoltà ad attenersi alle regole, in campo come nella vita. Ma chi sfida le regole spesso non si rende conto che il prezzo da pagare può essere altissimo, non solo per lui ma anche per chi gli sta accanto.
Un libro raro: veloce, trascinante e poetico, che fa vibrare corde profonde.

Dopo "One" di Sarah Crossan, che mi ha preso il cuore come pochi altri libri quest'anno (lo ritroverete tra i dieci preferiti del 2017? Probabile!), sono tornata a immergermi in un romanzo in versi: stavolta si tratta di quello che solo apparentemente è un romanzo sul basket, e che in realtà è un piccolo gioiello che parla di famiglia, amicizia, coraggio, sportività e molto, molto altro.

Ma partiamo dall'inizio!
Josh e Jordan Bell sono una coppia di fratelli gemelli che dà il maglio di sè sul campo di basket.
Il loro è talento vero, e mentre uno aspira ad andare alla Duke e l'altro brama di poter un giorno emulare il suo idolo, noi lettori possiamo godere di un racconto in forma di poesia onomatopeica (ma non solo) delle loro prodezze sul campo.
Kwame Alexander vi farà sentire i rumori, gli odori e persino i cambi di temperatura che caratterizzano un apartita di basket: sentirete il rimbalzare del pallone, il fruscio della rete del canestro, persino lo stridere delle suole in gomma delle scarpe dei fratelli Bell.
Questo perchè Josh non è solo un piccolo, grande giocatore: è anche un curioso mix di rapper e slam poet, capace di mettere la sua intera vita in versi e di recitarla al ritmo del battito del suo cuore.
La sua voce è così reale, vulnerabile, confusa, arrabbiata: è la voce di un adolescente, e mentre apparentemente le sue parole ci accompagnano attraverso quella che è una stagione di basket, in realtà il ragazzo condivide con noi lettori ogni sua emozione e sensazione, e ogni dettaglio della sua vita - da quelli più futili ai più rilevanti.

È un romanzo sul cambiamento, sulla crescita, sulla rottura degli equilibri e su quello che accade quando chi è accanto a te non si comporta più come vorresti (da Jordan, il gemello di Josh, che improvvisamente ha una ragazza ed è quindi meno interessato al basket, al padre dei gemelli Chuck che nonostante abbia problemi di salute si rifiuta di prenderli sul serio, lasciando Josh confuso e preoccupato).

"Crossover" è un piccolo gioiello perchè la voce di Josh arriva dritto al cuore, attraverso un diverso stile di composizione poetica in ogni capitolo e un vocabolario ricco, che vi farà venire voglia di rileggerlo anche in lingua originale per poterne apprezzare ogni sfumatura - cosa che ho prontamente fatto, rimanendone incantata.
E sì, vi troverete a leggere ad alta voce alcuni pezzi e a improvvisare un piccolo concerto rap nella vostra camera da letto, perchè le parole di Josh vanno anche ascoltate oltre che lette.
È un romanzo sul basket? Sì, senza dubbio: di basket ce n'è tantissimo, e ammetto che a tratti sono tornati utili gli anni passati a guardare "One Tree Hill" perchè abitualmente non seguo questo sport, ma in "Crossover" c'è tanto, tantissimo di più.
È un romanzo americano? Indubbiamente: il rap e l'hip-hop sono parte integrante della black culture, e non sempre l'appropriazione culturale ha dato esiti brillanti (con eccezioni luminose, quali Eminem e i Beastie Boys), ma credo che ci siano cose che trascendano l'identità culturale.
Quello che prova Josh sul e fuori dal campo è quello che agita il cuore di ogni adolescente là fuori, quel mix di voglia di sfondare e paura di un futuro che sembra complicato che abbiamo provato tutti - e che forse continuiamo a provare.

Mi ha conquistata da subito, mi ha costretta a una rilettura armata di matita e a un confronto con l'originale, mandando all'aria qualsiasi scaletta di letture io avessi fatto, e si è guadagnato le cinque stelle che non assegno quasi mai.
Rivedrete anche questo, tra i preferiti del 2017? Probabilmente ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3